Che cosa impariamo dalla guerra in Ucraina

16/03/2022

Traduciamo liberamente per i nostri lettori i punti essenziali di un’analisi di George Friedman per Geopolitical Futures (Learning Lessons From the War in Ukraine, 15 marzo 2022).

 

Una guerra è un’orribile ma importante opportunità di apprendimento per chi ha responsabilità di pianificazione e addestramento alla prossima guerra. È anche un’occasione per puntare il dito: prendersi il merito delle vittorie altrui o scaricare la colpa per le sconfitte. Anche i generali sono umani come il resto di noi. Un aspetto preoccupante di questo apprendimento è che la lezione della guerra viene elevata a verità rivelata e, talvolta, guida le nazioni verso future sconfitte, avendo più forza dei cambiamenti che rendono le lezioni passate non solo inutili ma catastrofiche. La carica di fanteria in stile napoleonico era ancora molto apprezzata nel 1914, perché i leader ancora non capivano il significato della mitragliatrice.

Il mondo inizia a trarre lezioni dall’invasione russa dell’Ucraina, ma il bel mezzo di una guerra non è il momento giusto per trarre conclusioni. Le guerre sono cose complicate, come hanno appreso gli Stati Uniti in Vietnam, Iraq e Afghanistan. Ma è in battaglia che le lezioni più importanti vengono apprese e immediatamente implementate. La necessità di sopravvivenza motiva grandemente l’innovazione.

Si dice che i Russi stiano lanciando grandi riserve nella lotta. Stanno anche reclutando forze armate siriane e, si dice, mercenari da tutto il mondo. Ovviamente si aspettano una lunga guerra e sono a corto di fanteria, o sta succedendo qualcos’altro. Forse intendono proseguire la guerra irrompendo nell’Europa orientale e reclutano forze straniere per compiti di occupazione? Teoria interessante di cui non abbiamo prove. Gli Ucraini stanno mobilitando tutti i cittadini. Per quanto tempo combatteranno i cittadini se la battaglia diventa senza speranza?

È a livello strategico, non operativo o tattico, che si possono trarre lezioni. La Russia è un paese povero con un esercito mediocre e non è una grande potenza, ma è circondata da paesi ancora più poveri con eserciti anche peggiori. Il coraggio può portare lontano, ma un esercito spietato e disciplinato può portare proprio dove si vuole andare. Alla fine si sa chi ha vinto dalla bandiera che sventola sulla capitale.

La lezione strategica più importante finora non ha nulla a che fare con la Russia o l’Ucraina. Gli Stati Uniti hanno dimostrato che forse l’arma più potente è il dollaro. Il commercio mondiale richiede dollari, o direttamente o come valore di riferimento. L’euro è un lontano secondo e nessuno oggi firmerebbe un contratto quinquennale denominato in altre valute. Per accedere ai dollari è necessario avere accesso alla Federal Reserve o a qualche istituto finanziario che nuota nei dollari − e tali istituzioni non si possono permettere di infrangere le norme e le sanzioni americane. Niente dollari significa che nessuno accetterà la valuta locale in cambio di qualchecosa. Come ha scoperto l’Iran, la mancanza di accesso ai dollari unita al blocco delle esportazioni può paralizzare l’economia di una nazione.

La chiave per usare il dollaro come arma è la cooperazione di altre nazioni. Gli Stati Uniti hanno mobilitato non solo la maggior parte della NATO, ma anche paesi come il Giappone, lontano dai combattimenti ma vicino al dollaro. È sorta una coalizione di banche centrali che cooperano tutte per isolare l’economia russa, la quale dipende dall’esportazione di materie prime (energia) piuttosto che di prodotti industriali o tecnici. Il baricentro del nemico oggi non è militare ma finanziario. A differenza di un attacco aereo, gli attacchi finanziari non esplodono all’improvviso. Lentamente logorano la fibra della nazione fino a quando la bandiera stessa non giace nella polvere. Questa, per lo meno, è la teoria.

In ogni guerra soffre il fronte interno. Può scarseggiare la benzina, può crescere l’inflazione, ma finché sono disponibili tre pasti al giorno e si proiettano film, il fronte interno regge. La Russia può vincere, e una brutta vittoria è pur sempre una vittoria. La Russia potrebbe perdere, e la sconfitta in Ucraina potrebbe significare molto o poco per i Russi. Oggi non possiamo prevederlo. Ma possiamo già dire che l’uso del dollaro come arma è sorprendente. Gli Stati Uniti hanno isolato la Russia senza bisogno di un blocco fisico.

In questi giorni i funzionari statunitensi stanno parlando con i funzionari cinesi. I Cinesi hanno problemi economici e hanno bisogno di dollari. Ciò non significa che obbediranno in silenzio, significa che i Cinesi hanno imparato che la potenza militare russa non è all’altezza della potenza economica degli Stati Uniti. Riguardo alla loro potenziale invasione di Taiwan, uno sguardo alla performance della Russia in Ucraina e alla reazione degli Stati Uniti gli insegna che è bene non dare mai per scontato che cosa può succedere in una guerra. 

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quanto alla Cina, correttamente, "non si fanno affari con l'amico del mio nemico". A maggior ragione, se implicano la condivisione o - ancor peggio - la sudditanza nei settori tecnologici strategici. Ad esempio, ciò vale per il 5G (caso huawei, Cina) ed i programmi informatici (caso kaspersky, antivirus russo) .... Non solo: nel valutare gli investimenti finanziari, i criteri ESG devono rappresentare un faro guida, applicandoli con rigore, e cioè ritenendo totalmente inadeguati gli investimenti in paesi che non rispettano i diritti umani. Ancora: non è accettabile che le cripotovalute siano un mezzo per sfugggire alle sanzioni economiche (magari rifugiandosi a Dubai) ... oltre che per riciclare denaro sporco e quant'altro di illegale. quanto alla potenza del dollaro, sembra già appalesarsi un defaut della Russia per effetto delle sanzioni: Moscow must pay $117m in interest by Wednesday or risk defaulting on its debt. https://www.aljazeera.com/economy/2022/3/16/what-happens-if-russia-defaults-on-its-150bn-debt Però in detto articolo (pubblicato sul sito di Al Jazeera) si legge anche: Part of “fortress Russia” strategy was to build up Moscow’s balance sheet, primarily with foreign exchange reserves and some gold, and then maintain low debt levels. Russia’s domestic debt was about 13 percent of its gross domestic product last year. The external debt is something like $150bn and only $45bn of that is actually owned by the Russian government. Most of it is owned by Russian companies and Russian banks, ... quindi "facciamoci furbi", nel momento in cui si investe verso certi paesi! Non si tratta solo più di sbagliare investimento perdendo denaro, ma "scavarci la fossa con le nostre stesse mani" ....