Autunno 2021, ritroviamo un mondo cambiato

21/09/2021

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Lo shock del ritorno al potere dei Talebani in Afghanistan ci ha riportati alla realtà delle trasformazioni in atto nel globo, dopo oltre un anno e mezzo di apparente immobilismo, in cui tutta la nostra attenzione era focalizzata sulla pandemia. Ci accorgiamo ora con stupore di quanto celermente sia cambiato lo scenario globale. Non dovremmo stupirci, perché si tratta delle prevedibili evoluzioni del profondo cambiamento di orientamento strategico degli USA a partire dalla crisi finanziaria ed economica del 2008, che fece capire all’Occidente tre cose importantissime:

-          che la ricchezza puramente finanziaria non dà un concreto potere economico e politico (cosa ovvia, ma dimenticata negli anni 1980-2008);

-          che per avere la capacità militare necessaria per mantenere l’ordine nel mondo non bastano le risorse del paese più ricco e più tecnologicamente avanzato al mondo;

-          che aver accettato la Cina nell’OMC come economia di mercato e aver delocalizzato tutte le produzioni in Cina ha messo gli USA e l’intero Occidente a rischio di perdere sia il primato economico che il primato tecnologico, a favore della Cina stessa.

Fu Obama a indicare la necessità di invertire le scelte strategiche degli USA e dell’Occidente, anche se allora pochi lo capirono chiaramente. L’applicazione della nuova dottrina fu lenta e impedita dalle resistenze delle burocrazie militari, diplomatiche, finanziarie e politiche. La dottrina Kennedy che vedeva gli USA impegnati allo strenuo nella difesa della democrazia e della libertà in ogni parte del mondo (vedasi John F. Kennedy e l’origine della guerra senza fine) fu dura a morire. L’inversione di modello strategico avvenne sotto Obama, come conseguenza dell’analisi della realtà degli anni 2008-2009. Fu Obama a dichiarare che gli USA avrebbero ritirato tutte le truppe dall’Afghanistan e dal Medio Oriente. Fu Obama a decidere di non intervenire in Siria nel 2011 né negli anni successivi, anche a rischio di perdere la faccia, e lasciar fare agli attori regionali, cioè a Russia, Turchia e Iran. Fu Obama a decidere di non intervenire né prendere posizione in Libia nel 2011, ma lasciar fare agli attori regionali, fra cui la Francia. Fu Obama a esercitare una forte pressione diplomatica sulla Cina per il rispetto dei brevetti, accusandola di perseguire consapevolmente una politica di furto della proprietà intellettuale. Fu Obama a riaprire il dialogo degli USA con il Dalai Lama e con Taiwan, che i precedenti Presidenti avevano sacrificato alla politica di pieno sostegno alla Cina. Fu Obama il primo presidente americano a pressare gli stati europei perché incrementassero il loro contributo economico al mantenimento delle truppe NATO in Europa e nelle missioni operative nel resto del mondo.

La pandemia e la personalità di Donald Trump hanno accelerato i tempi di attuazione della svolta strategica. Biden ha cambiato il tono della retorica presidenziale, ma non ha affatto cambiato passo alla politica di Trump, come dimostrano sia il pieno ritiro dall’Afghanistan e dal Medio Oriente, sia la firma del patto AUKUS con l’Australia e con il Regno Unito, che dota l’Australia di sottomarini nucleari. Prima di questo patto, l’Australia aveva un contratto per rafforzare la propria marina militare con sottomarini non nucleari, che hanno minore autonomia, debbono tornare spesso a qualche base in cui rifornirsi di carburante, perciò in caso di ostilità servono quasi soltanto per la difesa delle acque territoriali. I sottomarini nucleari invece possono operare per mesi senza rifornimenti, possono perciò raggiungere acque più lontane, anche quelle di una potenza ostile, dove è impossibile far rifornimento. Che l’Australia abbia deciso di firmare il patto AUKUS e di dotarsi di sottomarini nucleari equivale a dire al governo cinese: ‘Noi Australiani abbiamo deciso che stiamo definitivamente con gli USA contro la Cina d’ora in poi, perciò useremo sottomarini nucleari per sorvegliare le acque del Mar Cinese Meridionale e del Pacifico e passare le informazioni a USA e UK’.

Le reazioni al nuovo schema strategico degli USA richiedono adeguamenti anche agli altri paesi del mondo, in termini di politica sia economica sia militare, in particolar modo ai paesi dell’Unione Europea, che non hanno più la certezza dell’ombrello militare americano, non hanno più la certezza che gli USA si impegneranno a mantenere in pace e aperto a tutti il Mar Mediterraneo e il canale di Suez, dunque l’accesso a gas, petrolio e risorse minerarie indispensabili.

Il mondo è cambiato, noi Europei dobbiamo renderci autonomi per la difesa del nostro territorio e autonomi per i rifornimenti di energia. Si sta infatti parlando di difesa comune europea e di future centrali nucleari ‘pulite’. È finito il periodo in cui ‘mamma America’ badava a sue spese alla nostra difesa e al nostro accesso alle risorse primarie. Sarà difficile organizzarci e metterci d’accordo, ma dobbiamo arrivarci. 

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