La natura della guerra moderna

07/01/2020

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Dopo la Seconda guerra mondiale e dopo la bomba atomica non ci sono più state guerre aperte fra stati potenti. La certezza che una guerra diretta fra grandi potenze dotate di armi capaci di causare l’annichilamento reciproco ha agito e agisce da deterrente. Ma la rivalità fra grandi potenze e fra visioni contrastanti del diritto al potere non è sparita dal mondo, ha piuttosto dato origine a un tipo di guerra diversa, la guerra fredda, che si gioca in quattro campi:

1)      in campo economico, cercando di impedire al nemico l’accesso alle risorse lontane e al commercio internazionale. Questo si è sempre fatto anche in passato (ricordiamo le sanzioni imposte all’Italia a novembre 1935 per l’aggressione dell’Etiopia), è continuato durante la Guerra fredda con l’Unione sovietica e continua anche oggi, ad esempio con le sanzioni all’Iran o a specifici progetti strutturali, come il raddoppio del Gazprom;

2)      in campo tecnologico, con grandi investimenti nella ricerca e nello sviluppo di migliori armi di intelligence o di difesa o di attacco. Da questa corsa tecnologica sgorgano spesso grandi ricadute economiche, se le tecnologie originariamente sviluppate per la difesa vengono utilizzate in campo civile, come è successo ad esempio con le tecnologie digitali, dai computer ai cellulari a internet all’intelligenza artificiale;

3)      in paesi vicini al nemico, alimentandovi insurrezioni, guerriglie e guerre aperte fra parti terze (proxy war, guerra per procura). Lo scopo di queste guerre è indebolire il nemico obbligandolo a combattere e sprecare risorse per difendere la propria egemonia, dunque la propria sicurezza, all’interno della propria regione. 

Durante la Guerra fredda questo avvenne dapprima in Corea (1950-53), dove gli USA combatterono con l’esercito del sud non per difendere propri interessi nazionali, ma per impedire il rafforzamento del blocco comunista russo-cinese, poi in Vietnam e Cambogia (1955-1975), infine in Afghanistan (1979-1989), dove gli Americani si limitarono a finanziare la guerriglia contro i Russi, ormai stremati economicamente e psicologicamente e abbandonati anche dai Cinesi. Da parte loro i Russi cercarono di portare la guerra sulle porte di casa degli USA, a Cuba (crisi del 1962), ma si fermarono di fronte alla reazione di Kennedy, pronto a scatenare una guerra diretta se i Russi avessero posizionato i loro missili nella regione. L’obiettivo di queste guerre regionali in terre lontane non fu mai una conquista di territorio da parte degli USA, ma l’indebolimento economico, militare e psicologico di Russi e Cinesi, costringendoli a lunghe guerre con popolazioni vicine, che senza il sostegno degli USA non avrebbero resistito così a lungo;

4)      in campo ideologico, dimostrando la superiorità del proprio modello socio-politico rispetto agli altri, soprattutto grazie allo sviluppo di soft power, cioè dell’egemonia nei vari campi della cultura, dalla musica al cinema alle scienze alla letteratura alla tecnologia. In questa guerra ideologica la parte più debole, non riuscendo a competere in creatività, invoca sempre una presunta superiore moralità del proprio potere, basato sulla ‘giustizia’, contro il potere del nemico, accusato di ingiustizia e immoralità in ogni suo comportamento. I comunisti sovietici e cinesi sostenevano la purezza morale e la superiore giustizia della ‘dittatura del proletariato’, accusando di corruzione, ingiustizia, avidità e prepotenza le società occidentali, basate sul libero perseguimento dell’interesse individuale e di gruppo nel rispetto delle regole democratiche, che impongono il rispetto dei diritti di espressione e di azione delle minoranze, ma concedono gli altri poteri alla maggioranza. 

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