Il futuro è iniziato

25/05/2019

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L’equilibrio geopolitico del globo nei prossimi decenni ha ormai un perno chiaro: la competizione fra USA e Cina. Il caso Huawei-Google forse verrà considerato dagli storici futuri come il segnale di inizio di un nuovo periodo. Tutti gli altri paesi dovranno finir col collocarsi in un’area o nell’altra; non schierarsi e cercar di giocare sui due tavoli non sarà possibile a lungo, perché la competizione è già nel campo dell’alta tecnologia legata alla sicurezza, non riguarda in primis la sfera dell’economia. In economia, come nel mondo della cultura, gli scambi possono avvenire con qualunque interlocutore, in qualunque direzione e mutare nel tempo; anzi, quanto più sono vari e vasti e diversificati tanto meglio è per tutti. Ma se c’è competizione nel campo della sicurezza dei cieli, dei mari e delle popolazioni, gli schieramenti sono di lunga durata, le coalizioni sono ampie ma poco flessibili, gli investimenti in ricerca, tecnologia e attrezzature sistemiche hanno portata spettacolare. 

La competizione di cui sono ormai chiare le linee durerà più decenni e riguarderà innanzi tutto la scienza e la tecnologia. A ruota seguiranno, come sempre, l’economia e l’ideologia politica e sociale. In questi decenni l’umanità tenterà la colonizzazione di altri pianeti. Il programma di conquista dello spazio è già calendarizzato sia in USA sia in Cina, inoltre si stanno sperimentando con successo nuovi motori per i vettori interplanetari. Lo scorso marzo la missione israeliana Bereshit ha portato un minuscolo satellite sulla luna (dove si è schiantato in fase di allunaggio il 4 aprile, ma lo scopo principale della missione non era l’allunaggio) utilizzando un nuovo tipo di motore al plasma per l’uscita dall’orbita terrestre. Questo motore non soltanto risolve alcuni importanti problemi tecnici dei lanci interplanetari, ma ne riduce enormemente il costo. Potrebbe in futuro rivoluzionare anche i trasporti sulla terra? Fra alcuni anni – o forse fra alcuni mesi – lo sapremo. Qualcuno inizia a pensare che il futuro dei trasporti potrebbe non essere nell’energia solare, ma nei motori al plasma, o nei motori all’idrogeno presto realizzabili − pare − grazie a un recente nuovo brevetto. È difficile per i non-specialisti capire che cosa bolle nel pentolone della ricerca avanzata, ma è certo che quello che bolle è molto ed è molto innovativo. Ed è proprio la prospettiva di una nuova ondata di innovazione scientifica e tecnologica a creare lo schema del futuro che (probabilmente) ci aspetta.

Come si inserirà l’Europa in questi schieramenti? E l’Italia? Nei prossimi mesi o anni la discussione sarà costante e affannosa, anche se non affronterà direttamente il nocciolo della questione, ma devierà preferibilmente su argomenti paralleli o tangenziali molto più emozionanti: stiamo con i fratelli poveri degli altri continenti o con gli altezzosi imperialisti anglosassoni? Siamo razzisti che hanno timore del ‘pericolo giallo’ o apriamo le porte all’unica grande nazione in cui il proletariato detiene il potere? Siamo amanti della pace e non vogliamo farci trascinare nelle avventure dei guerrafondai imperialisti di turno, o siamo solidali con chi difende i valori e gli interessi dell’Occidente? Stiamo con le popolazioni oppresse o con le uniche vere democrazie del mondo? Costruiamo infrastrutture potenzialmente inquinanti e costose, o alimentiamo la nostra vocazione alle tradizioni territoriali? Vogliamo più natura o più tecnologia?

La posizione dell’Italia non potrà divergere da quella dell’Europa, o almeno dei paesi europei con cui abbiamo rapporti più intensi e più importanti, perché l’Italia è troppo piccola, ininfluente e debole per rimanere isolata nel contesto europeo: saremmo alla mercé di qualunque popolazione vicina tentasse di forzare le nostre scelte e imporci la sua volontà, come fecero in passato austriaci e spagnoli, francesi e tedeschi, cartaginesi e ottomani.

La posizione dell’Europa non è prevedibile con assoluta certezza, perché oggi è in dubbio che l’Europa rimanga unita. Potrebbe suddividersi in due – forse tre − blocchi. L’Unione d’Europa dipenderà fondamentalmente dalle scelte dei tedeschi, perché è la Germania che oggi ha di gran lunga il maggior peso economico, finanziario e politico in Europa. I paesi circostanti possono influenzare le scelte tedesche con le loro pressioni, ma alla lunga l’Europa farà passi avanti verso l’integrazione, oppure si dividerà, a seconda delle scelte tedesche. È dall’unificazione tedesca del 1870 che le sorti dell’Europa sono determinate dalle scelte tedesche. Non ci rimane che sperare che questa volta le scelte tedesche siano più assennate di quelle che portarono alle due guerre mondiali – e le nostre anche.

L’Inghilterra ha già scommesso sulla divisione dell’Europa in gruppi e vuole uscire dall’Unione Europea per aver la possibilità di continuare a perseguire la sua tradizionale politica di allearsi ora con l’uno ora con l’altro gruppo, a seconda di quale sembri al momento più pericoloso, visto dalle coste britanniche. L’Inghilterra è già parte del gruppo dei ‘Five Eyes’, stati di lingua inglese (UK, USA, Canada, Nuova Zelanda e Australia) che condividono i servizi di intelligence ad alta tecnologia e dunque costituiscono già il nocciolo di una possibile alleanza anti-cinese, indipendente anche dalla NATO. 

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Analisi condivisibile. Fra i tanti vedo un problema serio con gli USA di Trump. Il personaggio è così indigeribile da rendere difficile capire in che misura - al di là delle sparate - interpreta le grandi linee strategiche USA e in che misura invece devia. Per esempio nel rapporto con l'Europa (e gli europei, se e in quanto divisi). Questo porta a un ulteriore dilemma: come si fa a capire se dietro la battaglia (per es.) contro Huwei ci sono davvero questioni di sicurezza o - al contrario - la sicurezza è una scusa per la battaglia strettamente economcia e commerciale. Col che si viene al punto centrale dell'articolo: perché si rischia la confusione fra i due aspetti. Io per es. son convinto che se è questione di sicurezza si deve stare con gli USA (pur avendo dubbi sugli USA di Trump), mentre se è questione commerciale, il discorso buon ben essere diverso. Entra in campo il fattore fiducia reciproca: e qui DT ha commesso errori micidiali e fatto danni terribili. Quanto all'Italia, abbiamo altre gatte da pelare: fra le quali il fatto che il doppio populismo al potere è diviso fra chi tira alla Cina e chi tira agli USA. Mentre nessuno dei due va dove dovrebbe andare: a Bruxelles, Parigi, Berlino.