Un Ramadan di terrore?

21/05/2018

Il Ramadan 2018, iniziato a metà maggio, si teme sia più denso di atti di terrorismo degli anni precedenti.

Per un mese i musulmani osservanti digiunano dall’alba al tramonto. La maggior parte dei musulmani praticanti usa il tempo per andare alla moschea e stare con la famiglia, ma il fervore religioso del mese incita alcuni a esercitare atti di violenza nel nome dell’islam. I jihadisti vedono nel Ramadan un momento particolarmente adatto ad attentati, perché pensano che chi muore in questo periodo ‘per la fede’ (compiendo atti terroristici) ha maggiori ricompense nell’aldilà.

La confluenza di eventi che inaspriscono il Ramadan quest’anno include l’accresciuta tensione in Palestina e a Gaza per l’apertura dell’ambasciata USA a Gerusalemme il 14 maggio, anniversario della proclamazione dello Stato d’Israele che per gli Arabi è la Nabka, la catastrofe. Le dimostrazioni lungo il recinto del confine con Gaza hanno lasciato sul terreno decine di morti. Ismail Haniyeh, leader di Hamas, tenta di lanciare una nuova intifada, facendo marciare la popolazione di Gaza contro il confine.

L’inizio del Ramadan cade a un anno dall’inizio dell’assalto jihadista a Marawi City nelle Filippine. La Bangsamoro Islamic Freedom Fighters – gruppo jihadista forte nel sud delle Filippine – potrebbe cercare di dare una nuova prova di forza. Nelle strade dell’Occidente si aspettano tentativi di attacchi con droni, oltre che con i “soliti” autoveicoli e coltelli. In Sud Africa gli attacchi sono in aumento da più mesi. In Indonesia una intera famiglia di terroristi suicidi di estrazione sociale medio-alta, composta di madre, padre e quattro figli, si è fatta esplodere nel proprio quartiere residenziale elitario, dove ci sono anche chiese cristiane di varia denominazione. E il portavoce dello Stato Islamico Abu al Hasan al- Muhajir ha sollecitato in aprile attacchi contro gli “apostati” sunniti in Libia, Nigeria, Afghanistan, Pakistan, Iraq e Siria. 

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