What a wonderful world

14/02/2017

Il mondo nel 2017 ci offre uno spettacolo tumultuoso e affascinante, un dramma di proporzioni epocali. Ci vorrà la potenza creativa di un nuovo Shakespeare o di un nuovo Dante per descriverlo ai posteri. Stiamo assistendo al passaggio dal mondo di ieri, che sta disfacendosi, a quello di domani, che ancora non percepiamo, e ci sentiamo in bilico su una stretta passerella che non sappiamo dove porti.

Chi come me è cresciuto nel dopoguerra si rende ben conto che l’assetto globale sorto allora, portatore di grande sviluppo all’Occidente e ad altre parti del globo per più di mezzo secolo, non regge più da tempo. Ma ora le opinioni pubbliche ne prendono atto davvero e iniziano a mettere in moto il pensiero, tentando di immaginare scenari futuri, tentando di forgiare nuovi strumenti politici, economici e culturali con cui costruire un nuovo assetto.

L’Occidente capisce che sta perdendo il ruolo egemonico cui è abituato da secoli:

-          l’economia di USA, Europa e Giappone non crescono più in termini reali da decenni e non riescono più a trascinare lo sviluppo del resto del globo;

-          la forza militare della NATO non basta assolutamente più per svolgere il ruolo di ‘poliziotto globale’ svolto nel XX secolo;

-          le istituzioni sovranazionali create dall’Occidente – dall’ONU al WTO all’Unione Europea al FMI – non sono in grado di affrontare e risolvere i problemi non soltanto di parti remote del mondo, ma neppure quelli dello stesso Occidente.

Per circa vent’anni abbiamo continuato a credere che tutto potesse continuare come prima, che le crisi fossero passeggere e che per risolverle dovessimo proseguire sullo stesso cammino, ampliando la portata delle nostre istituzioni sovranazionali ad altre parti del mondo, senza cambiarne la filosofia e senza dotarle di poteri diversi. Ora ci siamo accorti che così facendo non soltanto non riusciamo più a esercitare un ruolo egemonico nel mondo, ma corriamo il rischio di soccombere davanti ai pericoli, di essere sottomessi da altre culture.

Le reazioni sono per ora scomposte, volte a demolire il politically correct del recente passato più che a costruire una nuova visione per il futuro. Forse non poteva essere che così. Ora vediamo scontri di opinioni e di valori fra diverse parti della società americana svolgersi in piena luce, con mezzi democratici.

Ora sappiamo che è in atto un certo disfacimento dell’Unione Europea iniziato con la Brexit, che chissà attraverso quali e quanti cambiamenti trasformerà la politica e la vita dei nostri paesi.

Ora sappiamo che si stanno lentamente formando nuovi schieramenti d’interessi geopolitici per dare un nuovo assetto all’intero Medio Oriente, ma non sappiamo prevedere che assetto ne scaturirà.

Ora sappiamo che l’islamismo, dopo aver vinto in Iran e in Afghanistan, da vent’anni è contenuto altrove ed è riuscito a portare soltanto guerra civile e rovina ai popoli, perciò non può più vincere, ma non sappiamo quante altre guerre dovremo ancora vedere, quanti attentati, prima che ‘islamista’ diventi un termine desueto e un po’ ridicolo, come ‘comunista’ oggi.

Ora vediamo i governi di molti paesi del mondo prepararsi a nuovi tipi di accordi o di disaccordi, ma non vediamo profilarsi nuovi equilibri.

Ora sappiamo che l’economia industriale di massa ha finito la sua corsa, ma non sappiamo ancora su che cosa poggerà lo sviluppo futuro, che immaginiamo in termini troppo vaghi per renderli comprensibili.

Ora sappiamo che la guerra alla droga e ai suoi mercanti non può essere vinta con la repressione perché più repressione comporta più valore della droga sul mercato, perciò più ricchezza e più potere ai trafficanti, ma non sappiamo se il nuovo coraggioso esperimento tentato dal governo della Colombia avrà buoni risultati sul medio periodo.

Ora sappiamo che il focus della politica mondiale entro il 2040 sarà l’Africa, l’ultimo continente che ancora offre enormi possibilità di sviluppo, avendone anche grande necessità. Per ora poco si muove, ma il cambiamento è vicino e sarà come un fiume in piena che stravolgerà la vita e il paesaggio di larghe parti dell’Africa.

Ora sappiamo che nell’arco dei prossimi quindici anni alcune temibili malattie saranno debellate, incluso il cancro (già negli animali è stato provato che batteri di salmonella col DNA modificato riescono ad attivare il sistema immunitario fino alla distruzione di tumori in stadi già avanzati). Ma non sappiamo come vivremo gli anni che si aggiungeranno alle nostre vite, né fino a quale età il nostro cervello ci manterrà vigili e autonomi.

Quante cose sappiamo essere terminate! Ma in che direzione cambieranno, da che cosa saranno sostituite?

 

Laura Camis de Fonseca

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