L’Egitto, potenza in grave e pericoloso declino

21/11/2016

L’Egitto, tradizionalmente il cuore pulsante della cultura araba, ha la popolazione più numerosa e l’esercito più grande del mondo arabo, ma da 35 anni è in declino a causa di problemi politici interni e di grandi disfunzioni economiche. Gli eventi del 2011 (‘primavera araba’ e cacciata di Mubarak) hanno messo in piena luce problemi che si trascinavano da lungo tempo.

Oggi l’Egitto dipende dalla sovvenzioni dei Sauditi e delle organizzazioni internazionali per pagare gli stipendi pubblici e tutte le altre spese dello stato. La moneta egiziana ha subito una svalutazione ufficiale del 45% in un mese. La svalutazione era la condizione posta dal Fondo Monetario Internazionale per erogare un prestito di 16 miliardi di dollari all’Egitto. Il prezzo domestico del gas, che in Egitto ha sempre avuto un prezzo politico inferiore ai costi, come tutte le altre forme di energia e altri prodotti essenziali di consumo, aumenterà da un minimo del 30 a un massimo del 47%, a seconda della tipologia. Aumenterà anche la benzina. Il prezzo dell’elettricità è stato aumentato del 40% già lo scorso agosto. All’Egitto però ora servono urgentemente altri 6 miliardi di dollari: 2 glieli ha garantiti l’Arabia Saudita, uno gli Emirati Arabi Uniti, 2,7 forse glieli impresterà la Cina.

I Sauditi hanno promesso anche di consegnare 700 000 tonnellate di benzina a credito nell’arco di cinque anni, ma lo scorso ottobre hanno sospeso gli imbarchi senza spiegazioni ufficiali, come forma di ritorsione perché il governo egiziano ha rifiutato di mandare altri soldati in Yemen in aiuto ai Sauditi e non è perfettamente allineato con le posizioni saudite sulla Siria. Ora l’Egitto dovrà comperare la benzina non fornita a credito dai Sauditi, spendendo altra valuta che non ha.

Il turismo, che costituiva la voce più importante dell’economia egiziana, ha perso un altro 15% di valore nel 2015. Come numero ha perso molto di più: i turisti in Egitto sono stati 1 milione nel 2015 contro 1,7 milioni nel 2014. Il deficit del bilancio statale per il 2016 è previsto a 15,5%, le riserve valutarie sono sempre allo stremo.

Il 40% della popolazione egiziana è nella fascia d’età tra i 10 e i 20 anni. La disoccupazione giovanile è al 30%, ma è superiore (34%) fra i laureati! Questa massa di giovani disoccupati è come magma all’interno di un vulcano pronto a scoppiare.

In queste condizioni il governo di al Sisi sta diventando impopolare e deve ricorrere a dosi di repressione sempre più massicce, che gli alienano ulteriormente le simpatie. Sul piano politico il governo si regge più che altro giocando sulle divisioni interne fra i vari gruppi politici, sia islamisti sia ‘laici’ (la laicità per il mondo islamico è cosa diversa dal nostro concetto di laicità). La popolazione egiziana ha timore che condizioni di instabilità politica possano permettere a organizzazioni come l’ISIS di scatenare guerre civili, perciò sopporta anche alti livelli di controllo e di repressione.

Dal 1952 in poi (cioè dalla ribellione dei Giovani Ufficiali guidati da Nasser) i governi egiziani si sono basati sull’esercito, hanno avuto come classe dirigente gli ufficiali dell’esercito, che non hanno mai avuto una politica economica funzionale allo sviluppo del paese. I governi militari sono sempre ricorsi al clientelismo, alle elargizioni, ai sussidi e ai prezzi politici.

Per queste difficilissime condizioni sia politiche sia economiche l’Egitto da anni non riesce ad avere un ruolo di qualche peso neppure ai suoi confini, in Libia e in Palestina.

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