La Crimea senza luce
e il braccio di ferro fra Russia e Ucraina

27/11/2015

Dal 20 novembre la rete che porta l’elettricità dall’Ucraina alla Crimea non funziona. Due tralicci cessarono di funzionare quel giorno, poi un attentato dinamitardo ne mise fuori uso altri due. Nelle città sono entrate in funzione centrali che producono temporaneamente elettricità bruciando gas, ma nelle campagne circa 1,5 milioni di persone sono senza luce. Non ci sono state rivendicazioni, ma da settimane si susseguono manifestazioni sia dei Tatari di Crimea sia dei nazionalisti ucraini. Entrambi protestano contro la repressione dei loro movimenti da parte della Russia.

Il governo ucraino dovrebbe riparare i tralicci, ma sostiene che la situazione al confine è troppo pericolosa per poterlo fare. Anzi, ha bloccato anche i trasporti via terra con la Crimea, con la stessa motivazione. La Russia, che ha annesso la Crimea, minaccia di tagliare i rifornimento di gas all’Ucraina se la corrente non viene ripristinata.

Il primo gennaio entrerà in funzione l’accordo di libero scambio fra Ucraina e Unione Europea. La Russia ha preannunciato che alla stessa data metterà il blocco alle importazioni di prodotti agricoli dall’Ucraina, che valgono circa 500 milioni di euro l’anno.

Mentre  il braccio di ferro con l’Ucraina costituisce un indiretto braccio di ferro con l’Unione Europea, quello con i Tatari di Crimea, che sono islamici, rappresenta un braccio di ferro indiretto con la Turchia, che si considera protettrice storica dei Tatari, che un tempo erano fedeli sudditi dell’Impero Ottomano.

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