Tawfiq Hamid alla TV israeliana Inn.co.il
16 novembre 2009

30/06/2009

Intervistatore: la dicitura che sta passando sotto il suo nome è ex-terrorista, è corretto?   Tawfik:  attualmente riformatore dell’Islam. Preferisco questa seconda definizione. È vero che ho fatto parte di un gruppo estremista, ma non ho mai commesso un atto di violenza, mi sono fermato prima. Mi hanno fatto il lavaggio del cervello, ma mi sono rifiutato di andare avanti e di commettere atti di violenza.   Intervistatore: ci racconti del suo passato e del suo coinvolgimento terroristico   Tawfik: ero un ragazzo qualunque. Sono nato in Egitto, nella città del Cairo nel 1961 in un famiglia laica e ho subito manifestato interesse verso la religione e Dio. Le mie motivazioni erano profonde e sono diventato membro di un gruppo islamico, facevo parte di Jammat-e Islami. Alla facoltà di medicina ho incontrato più volte il Dott. Zawahri, la seconda figura di Al-Qaeda. Era considerato un leader da parecchi gruppi islamici, si era laureato nella mia stessa università, ci faceva spesso visita per pregare con noi o per fare conferenze.  Posso dire che il vice-capo di Al-Qaeda è stato il mio mentore! Il mio sogno era quello di servire Dio, niente di più. E questo sogno e questa passione sono stati utilizzati per creare una mente jihadista, una mente violenta che accettava un certo tipo di violenza. Volevo andare in Afghanistan, ho pensato di commettere crimini in nome di Dio, ma grazie a Dio, nel momento decisivo la mia coscienza si è ridestata e mi sono rifiutato di andare avanti. (….) Tawfik: è stata principalmente questa forma specifica di insegnamento religioso che ha cambiato il mio modo di pensare. Non è stata la povertà. Provengo da una famiglia benestante. Non è stata mancanza di educazione. Ero iscritto alla facoltà di medicina, mio padre è un chirurgo ortopedico e mia madre un’insegnante di francese, quindi non era mancanza di cultura o nulla del genere, è una particolare forma di insegnamento della dottrina religiosa che ci istruiva ad usare la violenza contro i non mussulmani, o contro quei mussulmani che non condividevano il nostro sistema di valori.   Tawfik: (il nemico era….) l’occidente, ma in particolare i valori relativi ai diritti umani e i diritti delle donne, questi erano i nostri principali nemici. È strano, ma il nostro principale nemico erano proprio i diritti delle donne, questo è il motivo per cui quando un gruppo estremista controlla un paese, la prima cosa che fa è opprimere le donne, la prima cosa, prima di qualsiasi altra è impartire alle donne l’obbligo di non uscire e imporre un abbigliamento condizionante. Il primo nemico non era un nemico politico erano i diritti delle donne. Ecco quello che odiavamo, e l’occidente rappresenta per noi il guardiano dei diritti delle donne ed ecco la ragione per cui lo odiavamo.   Intervistatore: ci racconti dell’evento che l’ha portata a chiedersi se stava facendo la cosa giusta.   Tawfik: dopo aver assunto  posizioni estremiste sono stato invitato a contribuire alla causa commettendo  crimini,  tra cui rapire e seppellire vivo un poliziotto. L’idea di scavare una tomba per un essere umano che era ancora in vita e seppellirlo vicino alla moschea andava oltre la mia comprensione, era troppo per la mia coscienza, quindi ho incominciato a pensare che ci fosse qualcosa che non andava.  Così ho iniziato a rivedere le mie posizioni. (….)    Infine ho iniziato a sviluppare nuove forme di insegnamento, di ideologia  e di educazione per contrastare  l’insegnamento dell’Islam radicale.  Parlavo nelle moschee,  discutevo con amici, ero conosciuto nell’ambito della facoltà di medicina per essere una persona con idee ed opinioni diverse sull’Islam.   Intervistatore: come hanno reagito?   Tawfik: Il gruppo Jamaat-e-Islamia inizialmente ha discusso la questione delle mie idee allo scopo di riavvicinarmi al gruppo, ma io ho rifiutato. Le mie analisi e il mio ragionamento sulla religione era più forte più preciso del loro. Le mie interpretazioni erano più logiche delle loro e non avrebbero potuto più convincermi dal punto di vista ideologico. Così hanno incominciato a minacciarmi di morte, sono stato minacciato molte volte, ma ho continuato a vivere con queste minacce e sono ancora vivo oggi. (……..)   Tawfik:  Mai, mai fare concessioni nei confronti di chi assume una posizione estremista, più concedete più vi attaccheranno.  Per fare un esempio: quando gruppi radicali hanno attaccato le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998, la risposta fu debole, e fu interpretata come una concessione , come un segno di debolezza,  che incoraggiò, nell’arco di tre anni, i gruppi estremisti di Al-Qaeda ad attaccare nuovamente gli Usa l’11 settembre. Anche per la questione delle vignette satiriche sul profeta Maometto: gli estremisti non hanno manifestato per mesi, fino a quando la testata giornalistica non si è scusata, e  a quel punto hanno iniziato a manifestare. Le concessioni non significano nulla per loro, se non un invito ad attaccare. Quindi il mio consiglio è di non fare mai concessioni   Tawfik: (spiega perché non ha paura)  perché confido in Lui, nel Signore. Non in me stesso o nelle mie forze. Sono convinto di fare qualcosa di giusto e che un giorno o l’altro morirò. E se i gruppi estremisti riusciranno ad uccidermi, non uccideranno la mia voce. E se riescono ad eliminarmi, ci saranno migliaia di altri Tawfik Hamid che continueranno a combattere il vero male, quindi, no, non sono preoccupato.      

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