Tour internazionale per Chavez
Le implicazioni geopolitiche

14/09/2009

11 settembre 2001   Nei giorni scorsi Chavez ha effettuato un tour internazionale toccando quasi tutti i paesi del cosiddetto ”asse del male” – come ha proclamato egli stesso in tono provocatorio. Durante il suo viaggio il presidente venezuelano ha infatti visitato l’Algeria, la Libia, la Siria, l’Iran, il Turkmenistan, la Bielorussia e la Russia.   Al di là della solita retorica, Chavez ha siglato comunque accordi importanti in Iran e in Russia. Il 6 settembre il presidente venezuelano e il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad hanno firmato un accordo da 800 milioni di dollari, secondo cui il Venezuela esporterà 20.000 barili di benzina (già raffinata) al giorno alla Repubblica Islamica a partire dal prossimo ottobre – circa il 15% della benzina consumata nel paese. È chiaro che si tratta di una scelta altamente significativa, dato che proprio in questi giorni i paesi Occidentali stanno pensando di tagliare i rifornimenti di benzina all’Iran per costringerlo alla resa sul nucleare.   L’Iran è un importante produttore di energia ma per l’arretratezza delle sue raffinerie è costretto ad importare circa il 40% della benzina consumata ogni giorno. Teheran non ha nessuna intenzione di trattare con l’Occidente sulla questione del nucleare e per questo ha cercato di a più riprese una scappatoia per sfuggire alle sanzioni – rivolgendosi principalmente alla Russia, ma anche al Venezuela. Già a settembre quindi la Repubblica Islamica importerà – pare - 128.000 barili di petrolio.   Chavez dovrà fare comunque i conti con la situazione  interna, dato che anche il Venezuela ha seri problemi di raffinazione e per questo è stato costretto ad importare benzina dall’estero. Inoltre il costo del trasporto della benzina verso il Golfo Persico è molto alto, quindi è poco conveniente fornire all’Iran benzina raffinata in Venezuela.   Gli Stati Uniti hanno alcune carte a disposizione contro il Venezuela. L’unità di raffinazione venezuelana Citgo (che fa parte dell’azienda statale Petroleos de Venezuela) ha diverse strutture in territorio americano. Malgrado Chavez dal 2006 abbia cercato di venderne il più possibile, ha dovuto comunque mantenere in vita una parte delle attività. Inoltre non va dimenticato che il Venezuela è uno dei principali fornitori di petrolio degli Stati Uniti – a giugno le esportazioni hanno raggiunto il  picco di 1.119 barili di petrolio al giorno. Se gli Stati Uniti cercassero un nuovo fornitore e ridimensionassero le importazioni, il Venezuela sarebbe costretto a rinunciare a milioni di dollari l’anno o a trovare un nuovo acquirente  –  ma al momento non esiste un altro mercato sufficientemente vasto da assorbire una tal quantità di petrolio.   Il 10 settembre, al termine del suo viaggio, Chavez si è recato a Mosca per discutere di importanti questioni energetiche e militari con la controparte russa. Sul piano energetico, l’azienda statale venezuelana Petroleos de Venezuela ha firmato due accordi con un consorzio di aziende russe – fra cui LUKoil, Rosneft, Tnk-BP, Gazprom Neft e Surgutneftegaz – per la costruzione di una rete di distribuzione del petrolio nell’area dell’Orinoco.   Sul piano militare Chavez pare abbia  ottenuto un prestito di 2 miliardi di dollari dalla Russia per l’acquisto di 20 sistemi di difesa antimissile Tor-M2, di 100 carri armati T-72 e T-90 e di aerei  da trasporto. Il prestito dovrebbe essere ratificato a fine anno dal Cremlino, ma Medvedev lo ha garantito personalmente.   Mosca e Caracas hanno poi firmato un accordo per intensificare la cooperazione bellica - specialmente dopo la visita dei bombardieri russi e le esercitazioni navali del 2008. L’attuale accordo riguarda soprattutto l’addestramento dei soldati e la condivisione dei diritti di proprietà della tecnologia militare.   In ogni caso il Venezuela non rappresenta una minaccia militare né per gli Stati Uniti, né tantomeno per la vicina Colombia - che può contare su soldati decisamente più preparati ed equipaggiati dagli Americani.   Chavez si è imbarcato nel recente viaggio per motivazioni prettamente geopolitiche. Il Venezuela è alla ricerca di una superpotenza estera per difendersi dagli Stati Uniti, mentre la Russia dal canto suo si serve del Venezuela per punzecchiare il rivale storico. Durante la Guerra Fredda Mosca disponeva di una fitta rete di agenti segreti in America Latina, che potevano essere utilizzati in chiave antistatunitense nel caso di bisogno. Intensificare i contatti e gli scambi economici con il Venezuela offre a Mosca la possibilità di tornare ad avere agenti segreti nella regione.    A cura di Davide Meinero

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