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Il triplice problema
del mondo arabo
Nel 1947 i Mussulmani indiani che avevano optato per l’India continuarono a essere indiani. I Mussulmani che non scelsero l’India si svegliarono una mattina chiamandosi non più indiani ma pakistani.
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Dall'Iran a Gaza
il caos, o situazioni comprensibili?
L’attenzione internazionale è concentrata da oltre un decennio sui conflitti del Vicino e del Medio Oriente. Nulla pare mai migliorare nella regione, i conflitti si moltiplicano e si trascinano senza fine.
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Avvicinamento Russia-Germania
e storici fantasmi di guerra
Il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle ha dichiarato che mercoledì 24 giugno 2010 incontrerà i vertici di Francia e Polonia per presentare un piano di cooperazione e sicurezza russo-europeo. All’incontro parteciperà anche il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. La proposta è nata dopo l’incontro fra il presidente russo Dmitri Medvedev e il cancelliere Angela Merkel, e trae spunto da una bozza redatta dai Russi già nel 2008.
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Europa, mercato dei capitali
e agenzie di rating
Il 2 giugno 2010 la Commissione Europea ha annunciato di voler affidare ad un nuovo organismo europeo – lo European Securities and Market Authority (ESMA), che dovrebbe entrare in funzione nel 2011 – la supervisione sulle agenzie di rating internazionale. L’annuncio è giunto un giorno dopo che Standard & Poor aveva declassato il debito del Comune di Bruxelles.
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Giureconsulto saudita
critica la mentalità araba!
Intervista a Ibrahim Al-Buleihi (già membro del Consiglio della Shura saudita) del 26 febbraio 2010 ad Al-Arabiya TV.
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Che cosa succede
con la fine del processo di pace in Medio Oriente?
Che cosa è successo? Che cosa è andato storto nel processo di pace? Non possiamo lasciar cadere nel vuoto quanto scrive Aaron David Miller nel saggio 'False Religion of the Mideast Peace', pubblicato su Foreign Policy.
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Identità e pace
riconfigurare la soluzione dei conflitti in Africa
Le analisi storiche descrivono in modo idilliaco il periodo pre-coloniale come l'età dell'oro delle relazioni inter-identitarie. L'età pre-coloniale però, secondo Hagg e Kagwanja non è stata caratterizzata dall'assenza di differenti identità, ma dal fatto che le identità (etniche, claniche,di genere, generazionali) non erano assolutizzate nè politicizzate.
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Un punto di vista insolito
È quello di David Frum, analista dell’American Enterprise Institute e della CNN, che sul suo sito FrumForum pubblica il 15marzo 2010 un articolo dal titolo: “Peace process prolongs Mideast war” che traduciamo qui di seguito.
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Le prigioni
della mente araba
È il titolo della raccolta di saggi di Tarek Heggy recentemente tradotti e pubblicati da Valentina Colombo per l'editore Marietti.
Tarek Heggy è uno dei maggiori pensatori e scrittori egiziani. È anche imprenditore e docente di diritto, nonché instancabile analista delle società arabo-islamiche.
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La politica dell'AKP verso Hamas
La trasformazione della politica estera turca e della visione turca dell’Occidente
La Turchia non ha una tradizione di forte sostegno popolare per Hamas , o per altri gruppi con programmi politici riconducibili all’islamismo violento. I Turchi hanno piuttosto avuto un atteggiamento di benevola indifferenza ai rapporti del loro paese con Israele.
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Non c'è apartheid
verso gli Arabi di Israele
Un membro arabo della Knesset che non perde occasione di andare negli Stati Uniti e in Canada per raccontare a studenti e docenti universitari che Israele è uno Stato di apartheid non è solo un ipocrita e un bugiardo, ma sta anche causando un grave danno ai suoi stessi elettori arabi.
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Il terrorismo
come insurrezione globale
Sin dall’11 settembre 2001 buona parte dei politici, degli analisti e dei vertici militari parlano della guerra contro al Qaeda come della guerra contro il ‘terrorismo internazionale’. Ma questa definizione è piuttosto imprecisa. Daniel G. Cox, professore associato della scuola militare di Fort Leavenworth (Kansas), in uno stimolante saggio sostiene che gli Stati Uniti in verità stanno fronteggiando un’‘insurrezione globale’ fomentata (anche) da al Qaeda, che mira a rovesciare l’attuale sistema e a instaurare un califfato islamico a livello mondiale.
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I bei tempi prima della pace
È il titolo di un curioso articolo del giornalista arabo israeliano Khaled Abu Toameh, apparso sul Jerusalm Post a gennaio del 2010.
Ne diamo una traduzione riassuntiva, perché è sicuramente un punto di vista ‘diverso’ del processo di pace. Buona lettura!
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Abbas
non vuole riprendere il processo di pace
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Terrore internazionale e antisemitismo
di Ely Karmon
di Ely Karmon. Questo saggio analizza la relazione tra l’antisemitismo e gli atti terroristici contro le Comunità ebraiche e gli Ebrei nel mondo. Identifica nell'ideologia e strategia anti-sionista ed anti-israeliana degli Islamisti radicali – nonché dei gruppi no-global dell'estrema sinistra e dell’estrema destra, il pretesto per le loro azioni criminose contro gli Ebrei e gli Israeliani.
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Nell'ottica
dei jihadisti
Dopo l’annuncio di Barack Obama della nuova strategia per l’Afghanistan, la guerra fra Stati Uniti e jihadisti è entrata in una nuova fase. Gli ultimi sviluppi confermano che l’interesse degli Stati Uniti nella regione è duplice:
1) evitare che i terroristi organizzino nuovi attentati terroristici contro l’Occidente;
2) impedire che al Qaeda o altri gruppi estremisti prendano il controllo di un qualsiasi stato del mondo.
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Troppo ovvio
per accorgercene?
Il 23 novembre la giornalista Joan Z. Shore ha pubblicato sull’Huffington Post un articolo sulla eccessiva 'prudenza' mostrata dai mezzi di comunicazione nel dar notizia della strage di commilitoni commessa da Nidal Hasan - e su come invece nessun mezzo di informazione in Europa osi far sapere l’esistenza di una ‘fabbrica’ di false accuse contro Israele, come quella dell'uccisione del dodicenne Mohammed al Dura. Eccone una traduzione riassuntiva.
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Chi può giudicare
i terroristi internazionali?
Il 16 novembre 2009 il direttore di Strategic Forecast George Friedman pubblica un’interessante analisi sulla legge internazionale e sulla sua applicazione, in riferimento al caso dei terroristi di al Qaeda catturati dagli Stati Uniti e rinchiusi a Guantanamo in attesa di essere giudicati. Ma da chi? In base a quali procedure e a quali leggi?
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Il fallimento morale
di Human Rights Watch
Il 20 ottobre 2009 Robert L. Bernstein, cofondatore ed ex direttore dell’organizzazione non governativa Human Rights Watch dal 1978 al 1998, ha pubblicato sul New York Times un articolo molto critico dell’organizzazione. L’editoriale di Bernstein segue la pubblicazione di un rapporto di NGO Monitor che mostra la parzialità e scarsa attendibilità di Human Rights Watch sul Medio Oriente.
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Obama
il temporeggiatore
Il 2 novembre 2009 George Friedman pubblica su Strategic Forecast Obama and the U.S. Strategy of Buying Time in cui riassume gli aspetti fondamentali della strategia statunitense in politica estera. Friedman parte da considerazioni oggettive sui tratti della potenza americana, per poi scendere nel dettaglio della rovente questione iraniana.
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Le opzioni strategiche dell’Occidente in Afghanistan
secondo Max Hastings
L’esplosione di mercoledì 28 ottobre a Peshawar , che ha ucciso più di 90 persone, è stata l’ultima di una serie che evidenzia la destabilizzazione del Pakistan. L’opinione pubblica occidentale è orami contraria alla guerra afgana, probabilmente in modo irreversibile. Il presidente Barack Obama è criticato per quelle che paiono incertezze, ma la Casa Bianca sta ancora cercando di rispondere a due domande di grande peso, correlate tra loro. Gli interessi strategici occidentali nella regione sono vitali ? E il successo con mezzi militari è possibile?
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Il proliferare del jihadismo radicale
di Tarek Heggy
Tarek Heggy è uno dei più illustri pensatori egiziani, oltre che un abile ed esperto uomo d'affari.
Fondatore e presidente di una società petrolifera nel Regno Unito, consulente strategico delle maggiori aziende petrolifere mondiali, docente di diritto, conferenziere e scrittore, le sue analisi storiche, politiche, sociologiche del mondo egiziano e del mondo islamico sono considerate acute e concrete. Tarek Heggy è un pensatore liberale che conosce e capisce la società egiziana a fondo e dall'interno.
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Hamas e Fatah
per che cosa combattono?
Hamas e Fatah hanno nuovamente dimostrato che la lotta di potere che prosegue ormai da tre anni non è affatto finita, e che quindi i Palestinesi dovranno aspettare ancora a lungo prima di avere pace e prosperità.
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SOS Pakistan
quello che sanno i Mussulmani
è il titolo di un articolo apparso il 27 ottobre, che traduciamo quasi integralmente perché ci pare molto importante, data la posizione e la conoscenza del suo Autore, direttore del Centro per il Pluralismo Islamico nel Regno Unito.
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Il dialogo con l'Iran
è un'illusione?
Martedì 27 ottobre 2009 riceviamo da Davood Karimi, presidente l’Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia, un comunicato stampa di cui volentieri pubblichiamo uno stralcio, perché rappresenta l’opinione dell’Associazione degli Iraniani in esilio.
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Una nuova destra
anche in Italia?
Vi si spiega come in Francia la destra si sia divisa dopo l'11 settembre, e si vada ricomponendo in due raggruppamenti, il cui discrimine è l'antisemitismo e antiamericanismo (con conseguente alleanza con gli immigrati arabi e con l’estrema sinistra).
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La cultura sessista
dei politici italiani
Riproduciamo un articolo di Chiara Saraceno, apparso su Repubblica il 9 ottobre 2009, col titolo Nelle offese a Rosy Bindi la 'filosofia dell'utilizzatore' perché, al di là delle questioni contingenti legate al potere politico, di cui non ci interessiamo, sottolinea il fatto che nella cultura oggi prevalente in Italia il rispetto delle donne come persone non è affatto assicurato.
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Ridurre il supporto ideologico al terrorismo
Paul Shemella da Strategic Insights
Ovunque i cittadini esigono di essere protetti dai loro leaders. Pertanto, questa è la prima responsabilità dei governi e delle loro infrastrutture di sicurezza. Ma il problema del terrorismo ha determinato un nuovo contesto per il processo decisionale sulla sicurezza nazionale, che oggi coinvolge l’intero spettro delle istituzioni governative. Le azioni terroristiche sono eventi politici che si fanno passare per attacchi militari, e pertanto richiedono ai governi di unire strumenti di “soft power” con le reazioni di “hard power” che non possono essere evitate.
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Da indignarsi
tanto sono puerili
Guardate La Stampa di oggi, lancio in prima pagina (IL MISTERO DELLE NUVOLE SENZA NOME) e poi doppia squadernata alle pagine 24-25: UN MISTERO IN CIELO LE NUVOLE SENZA NOME – “E’ IMPOSSIBILE CHE NON SCATENINO PIOGGE TORRENZIALI”.
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L'Islam oggi
un'interpretazione
Di Tarek Heggy, preparato per “Tolleranza e intolleranza nel mondo islamico”, convegno tenuto al Palazzo delle Nazioni durante la Conferenza di revisione di Durban. Tutti i partecipanti al convegno erano musulmani praticanti.
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Due pesi due misure
di Emanuele Ottolenghi
Il primo maggio Delara Darabi e' stata impiccata dalle autorità iraniane nella prigione dove era detenuta dal 2003, condannata a morte per un omicidio che probabilmente non aveva commesso all'età di 17 anni. Secondo i flash di agenzia e le organizzazioni per i diritti umani coinvolte nel tentativo di salvarle la vita, Delara aveva confessato l'assassinio di una cugina di suo padre che in realtà era stato commesso da un giovane che all'epoca era il suo fidanzato. Lui aveva 19 anni e sapeva che gli toccava la pena di morte.
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Che cosa ci insegna
l'influenza
L'allarme lanciato dalle organizzazioni internazionali (World Health Organisation) e locali (Centers for Desease Control and Prevention) non hanno fermato l'epidemia di influenza 'suina'. Questa però per fortuna non è affatto letale come pareva nell'ultima settimana di aprile.
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Stringere la mano ai tiranni
di Emanuele Ottolenghi
Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha avuto il dubbio onore di aprire i lavori della Conferenza di Ginevra sul razzismo e la xenofobia. A poche centinaia di metri dal palazzo dell’Onu dove parlava Ahmadinejad nel frattempo, aveva luogo una conferenza parallela dove un altro iraniano ha avuto l’onore del podio – il dissidente Ahmed Batebi – contro la cui apparizione la diplomazia iraniana ha alacremente lavorato nei giorni precedenti all’evento per timore che la sua presenza a Ginevra in qualche modo adombrasse quella del presidente.
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Il faccia a faccia con l'Iran
di Natan Sharansky
L’articolo di Roger Cohen ‘The Real Engagement with Iran’ apparso sul New York Times il 22 marzo analizza gli auguri del presidente Obama alla popolazione e ai leader iraniani in occasione di Nowruz, il capodanno persiano.
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Gaza e Darfur
alcune persone sembrano più importanti di altre
Il conflitto tra Hamas e Israele ha suscitato polemiche in tutto il mondo specialmente in quello mussulmano. Numerosi paesi del medio oriente e in nord Africa sono stati palcoscenico delle più grandi manifestazioni di condanna nei confronti dell’operazione militare israeliana che ha causato la morte di bambini e civili.
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Sionismo e razzismo: la disputa irrisolta
di Giovanni Matteo Quer
Il 10 novembre 1975, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta la Risoluzione n. 3379, nella quale si afferma che il Sionismo è una forma di razzismo. Come si è giunti all’adozione di un simile documento? Successivamente, il documento è stato revocato nel 1991, dalla Risoluzione dell’Assemblea Generale n. 86, ma il Sionismo e’ ancora considerato una forma di razzismo da molte persone. L’articolo analizza come si sia sviluppata la corrente anti-isrealiana nelle Nazioni Unite e come essa si sia trasformata nelle sfera internazionale.
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L'antisionismo come arma politica
di Giovanni Matteo Quer.
L’antisionismo come arma politica fa parte di una precisa strategia diplomatica ed ha inizio più di trent’anni fa. Nel novembre del 1975 l’Assemblea Generale delle Naizoni unite approva la risoluzione 3379 che equipara il sionismo al razzismo. L’analisi dei voti rende chiaro come il blocco arabo e musulmano appoggiato dal blocco sovietico e dalla quasi totalità del movimento dei non-allineati si siano schierati contro Israele.
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Bernard Lewis
che cosa cambia in Medio Oriente
Nel discorso tenuto all'Università di Tel Aviv il 21 gennaio 2009 sul tema ‘Choices for the Middle East’, Bernard Lewis non ha fatto previsioni ma ha invitato ad osservare che molti aspetti della realtà mediorientale stanno subendo mutazioni, che possono interagire fra di loro in modo da portare a una possibile pluralità di sbocchi.
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Il nazionalismo etnico e la modernità
Invito all'approfondimento
Il magnifico saggio del prof. Jerry Z. Muller (per leggerlo tradotto in italiano andare all'articolo) è un invito a riflettere sulla società e sulla storia politica europea, per meglio prevedere e comprendere ciò che sta avvenendo o potrebbe avvenire in vaste regioni del globo.
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Nel gioco dei riconoscimenti di regioni secessioniste
la Russia e l'Europa hanno molto da perdere.
La Duma russa e il Consiglio Federale hanno approvato all'unanimità la proposta di riconoscere l'indipendenza dell'Ossezia del sud e dell'Abkhazia dalla Georgia.
Il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo, vissuta dai Russi come una umiliazione alla propria influenza e al proprio prestigio, è sicuramente un motivo forte che spinge ora la Russia voler procedere al riconoscimento delle regioni secessioniste della Georgia, sfidando la NATO. La Russia potrebbe anche aiutare la Transnistria a staccarsi dalla Moldavia e creare problemi ad altri stati dell’Europa orientale con forti minoranze al proprio interno. Ma sarebbe un gioco molto rischioso anche per la Russia, perché in regioni come la Cecenia, l'Inguscezia, il Daghestan, e la stessa Ossezia del Nord (che fa parte della Russia) un eventuale appoggio esterno ai forti movimenti secessionisti locali potrebbe creare ai Russi gravi problemi.
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Perchè la Georgia è d'importanza strategica?
sia per la Russia che per l'Occidente
Segnaliamo alcuni buoni articoli sull'importanza chiave della regione del Caspio per l'accesso alle risorse di energia.
Sono molto completi i saggi pubblicati su 'cartografare il presente' nel secondo semestre del 2007, fra i quali due in Italiano:
il 16 aprile 2007, Jean Radvanyi ' la riscoperta dell'oro nero nel Caspio'
e Il Caspio: lo sviluppo petrolifero degli anni Novanta 11 ottobre 2007, di Andrea Putaturo
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Che fare?
Usare la NATO in difesa degli ex paesi satelliti dalla Russia, è il suggerimento di F.W.Kagan.
In un saggio che apparirà sul Weekly Standard il 25 agosto il politologo Frederick W. Kagan dell'American Enterprise Institute sostiene che non possiamo assolutamente accettare nè in teoria nè in pratica la tesi di Putin che i paesi vicini, in cui vivono molti Russi, possano essere soltanto dei protettorati russi, e che la Russia abbia il diritto di intervenire negli affari interni di quei paesi per proteggere 'l'onore' dei Russi che vi risiedono.
Ecco i punti salienti del saggio, vai all'articolo.
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Che fare? Opinioni a confronto
secondo Strategic Forecast la NATO non può fare molto.
Contrariamente a F.W.Kagan, l'analista di Strategic Forecast non crede che il vertice NATO del 19 agosto possa decidere di accogliere subito la domanda di adesione dell'Ucraina e della Georgia. Gli USA e la Germania appaiono favorevoli, ma Italia e Francia esitano. Temono le reazioni dei Russi, e temono che la Nato non sia pronta a fronteggiarle efficacemente.
L'appartenenza alla Nato prevede che l'attacco ad uno dei paesi membri equivalga ad un attacco a tutti, e che tutti reagiscano uniti. Ma se la Russia decidesse di attaccare ugualmente l'Ucraina o la Georgia, una volta che questi paesi fossero entrati a far parte della NATO, la NATO non sarebbe pronta a reagire: armi e strategie degli eserciti europei non sono più rivolti a fronteggiare una minaccia russa, e l'esercito americano è impegnato troppo a fondo in altre zone del mondo per poter aprire anche un altro fronte.
Se la NATO non sapesse difendere uno dei suoi nuovi membri, perderebbe di credibilità - meglio piuttosto non accettare nuovi membri. Questa è la posizione di Italia e Francia al vertice NATO. Poiché la decisione di accettare o non accettare nuovi paesi nella NATO deve essere presa all'unanimità, gli altri paesi possono rilasciare dichiarazioni estremamente bellicose di supporto all'ingresso della Georgia nella NATO per proteggerla dalla Russia, tanto sanno che l'opposizione di un unico paese è sufficiente a bloccare la decisione. E almeno una opposizione ci sarà. Cosi i paesi occidentali potrebbero rilasciare dichiarazioni bellicose di supporto alla Georgia, ma finire col non far nulla.
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A che gioco gioca il mondo?
Recentemente Robert Gates (Segretario alla Difesa statunitense) ha avuto una lunga disputa con lo stato maggiore dell'esercito sulla visione dei futuri conflitti, e su come l'esercito deve prepararsi per affrontarli. Per saperne di più vai all'articolo
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Un punto di vista non convenzionale sulla Russia
analisi di Henry A. Kissinger
Kissinger sostiene che in Russia c’è in effetti una redistribuzione di poteri fra Presidente e Primo Ministro, e che con l’elezione di Medvedev ha avuto un periodo di modernizzazione. La sempre maggiore complessità dell’economia spinge la Russia verso l’elaborazione di procedure legali prevedibili.
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Cara Europa, se hai paura dei tuoi popoli non hai futuro
Le elite europee ricorrono alla denigrazione degli elettori anzichè alla leadership
John R. Bolton pubblica su AEI un commento al rifiuto irlandese del trattato di Lisbona.
Bolton nota con stupore come le elite europee cerchino di creare un'Europa unita NONOSTANTE la diffidenza dei loro popoli, cercando di evitare i referendum, e come di fronte ai voti negativi ricorrano alla denigrazione degli elettori, anziché costruire un progetto politico che coinvolga davvero i popoli (non soltanto le burocrazie) nella costruzione di un'Europa federale.
Per visualizzare l'articolo, comparso su Liberal del 25 giugno, cliccare qui:
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La concezione coranica della guerra
di Joseph C. Myers
Per comprendere la guerra dobbiamo studiare la filosofia, la grammatica e la logica del nostro avversario. Solo allora ci stiamo avvicinando a una comprensione strategica. Per comprendere la guerra contro il terrorismo islamico bisogna iniziare a comprendere l'usanza islamica della guerra, la sua filosofia e la sua dottrina, il significato del jihad nell'Islam – e bisogna capire che questi significati sono assai differenti e funzionali a seconda della fonte di partenza.
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L'Europa e il suo futuro
Un'analisi di George Friedman
La creazione di uno stato europeo unitario è stata messa a dura prova, se non definitivamente archiviata, la scorsa settimana. Gli irlandesi si sono opposti al trattato proposto dall’UE, che includeva l’istituzione di un presidente a tempo pieno, l’aumento dei poteri del parlamento europeo e la possibilità di esercitare una politica estera unitaria. Dal momento che il processo costituzionale europeo dipende dal consenso unanime dei 27 membri, il voto irlandese di fatto blocca questo trattato. Gli olandesi e i francesi avevano già bloccato quello precedente nel 2005.
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Le reazioni di alcuni opinionisti arabi di fronte alle recenti violenze islamiche
Come i musulmani stessi rovinano l'immagine dell'Islam
La ripubblicazione delle vignette di Maometto da parte della stampa danese e l’uscita del film del parlamentare olandese Geert Wilder, “Fitna”, hanno sollevato un’onda di protesta, in parte violenta, nel mondo islamico.
Alcuni opinionisti arabi hanno condannato le recenti violenze, sottolineando che gli stessi musulmani si sono sovente macchiati di atti di iniquità nei confronti dei propri correligionari e non solo. Per un approfondimento cliccare qui:
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La geopolitica dei 130 $ al barile
una analisi di George Friedman, da Strategic Forecast del 28 maggio 2008
I prezzi del petrolio sono cresciuti drammaticamente nel corso dell’ultimo anno. Quando toccarono i 100 $ al barile, raggiunsero un nuovo apice in dollari sulla base dell’inflazione attuale. Non appena toccarono i 120 $ al barile, iniziarono chiaramente ad avere un impatto globale. Di recente, ci sono stati aumenti sorprendenti nel prezzo dei viveri, soprattutto delle granaglie. Al di là della crescita dei prezzi, abbiamo assistito a interruzioni della disponibilità alimentare a causa delle limitate esportazioni governative e degli accaparramenti crescenti in attesa di prezzi ancora più alti.
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La politica estera americana verso il Medio Oriente
di Steven R. David
Prima della seconda amministrazione Bush, la politica estera americana verso il Medio Oriente ha seguito i precetti basilari del realismo. Il realismo è una visione del modo in cui il mondo funziona. Per i realisti, il mondo è un luogo pericoloso caratterizzato da anarchia internazionale , interessi conflittuali degli stati e dalla corruzione della natura umana. Sia nella retorica che nelle azioni, l'attuale amministrazione Bush ha ampiamente abbandonato l'approccio realistico (almeno nella sua variante neorealista) verso il Medio Oriente. Le preoccupazioni per il balance of power e la stabilità che erano predominanti - mentre scarsa attenzione era riservata alla natura dei regimi mediorientali - sono state accantonate. Per un approfondimento clicca qui:
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Kissinger continua ad indicarci l'inconsistenza dell'Europa.
Ritiene infatti che sia un problema non adeguatamente avvertito
Nell' articolo 'The Three Revolutions' apparso sul Washington Post del 7 aprile 2008 Henry A. Kissinger ripete quanto va ribadendo da tempo, senza che il suo avvertimento venga discusso adeguatamente nel mondo politico e intellettuale nostrano: l'Europa è incapace di azione, mentre il mondo è in fase di grande trasformazione.
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Iran e Iraq: prospettive future
Un'analisi di Michael Ledeen
Gli esperti che parlavano di “guerra civile” in Iraq si immaginavano uno scontro settario fra sunniti e sciiti, ma non si aspettavano i recenti scontri fra gli estremisti sciiti e le truppe governative. Le milizie sciite sono strettamente legate all’Iran: anche se molti sostengono che prendano ordini direttamente da al-Sadr, le milizie sono state finanziate, armate e addestrate dall’Iran e sono considerate pericolose quanto al-Qaeda, il cui leader scomparso, al-Zarkawi, ha lavorato a stretto contatto con Teheran e con il leader di Hezbollah recentemente assassinato, Imad Mughniya.
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UK paese leader del nuovo antisemitismo in Europa?
lo sostiene lo storico Robert S. Wistrich, professore alla Jewish University
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Onore al giornalismo anglosassone
di Laura Camis
In fondazione e nelle associazioni con cui collaboriamo si leggono migliaia di articoli e di brevi saggi, ricerche, opinioni, per estrarne il meglio per i lettori del nostro sito e per costruire in noi una visione ampia ma chiara della situazione geopolitica mondiale. E' una fatica non sempre soddisfacente, perchè la maggior parte di ciò che viene pubblicato è fumoso, oppure fortemente partigiano, o entrambe le cose.
Imbattersi ogni tanto in un bell'articolo fa bene anche all'umore, perciò voglio condividere con voi questo piacere ogni tanto.
Scelgo apposta un articolo su di un argomento politicamente neutro per noi Italiani, così l'attenzione si può concentrare tutta sulla struttura dell'articolo, non sulle prese di posizione.
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Il perdurare dell’Islam radicale
Un’analisi di Paul Berman per il New York Times
La sorpresa maggiore, dal mio punto di vista limitato, diquesti ultimi cinque anni è il mistero che circonda l’ideologia estremista. Prima dell’invasione dell’Iraq ho scritto molto sulle ideologie in Medio Oriente, soprattutto sull’Islam radicale. Sostenevo che l’Islamismo radicale è una ideologia moderna, non un cumulo di pregiudizi medievali. Che ricerca radici religiose locali, ma si ispira ai totalitarismi europei del ventesimo secolo. Volevo mostrare ai miei lettori come l’ intreccio perverso delle due radici, quella religiosa e quella moderna, rendesse l’Islam radicale intellettualmente molto più forte di quanto si pensava da noi. Mi dichiaravo ben contento in via di principio che Saddam Hussein venisse rovesciato, che i Talebani fossero allontanati dal potere, ma dicevo anche che l’azione militare di per sé non avrebbe mai potuto sconfiggere un’ideologia: avrebbe potuto contribuire per circa il 10% (percentuale indicativa arrischiata da me) al risultato. Ebbene, sbagliavo: l’islamismo radicale e ultra radicale è molto più radicato e più forte di quanto pensassi.
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Guerra con Hezbollah?
una previsione di Strategic Forecasting Inc.
l'analista di Stratfor argomenta che l'evidente debolezza e disunione della Lega Araba nell'affrontare e contenere la sfida iraniana costringerà Israele ad affrontare presto un nuovo scontro con gli Hezbollah in Libano, per contenere la politica egemonica e destabilizzante dell'Iran. Esistono segni premonitori di una nuova guerra.
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Linee di frattura in Europa?
Il Kosovo e l'Unione mediterranea rivelano linee di faglia in Europa, che non possiamo trascurare.
La secessione del Kossovo dalla Serbia e la successiva richiesta dei Serbi e dei Russi di permettere che la parte a maggioranza serba del Kossovo operi a sua volta una ulteriore secessione per ricongiungersi alla Serbia hanno messo radicalmente in discussione il principio (e la pratica) che le frontiere degli stati siano inviolabili, e che politica, tecnologia ed economia in un mondo globalizzato portino a confederazioni e raggruppamenti più alti e più vasti, non a frazionamenti politici nè a moltiplicazioni di barriere
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Il sorgere dell'Asia
intervista di Henry Kissinger per der Spiegel.
un giornalista di Der Spiegel ha intervistato Henry Kissinger su vari argomenti di politica internazionale, ottenendone risposte che è interessante poter leggere anche per noi Italiani. Sul possibile ritiro rapido dall'Iraq in caso di vittoria democratica alle presidenziali americane, Kissinger chiede: ' si tratterebbe di un ritiro a seguito di un accordo politico, o semplicemente perchè l'America è stanca di guerra? Nel secondo caso, le conseguenze del ritiro sarebbero catastrofiche'... ' inizierebbe probabilmente una vera mattanza . L'islam radicale non si ferma perchè noi ci ritiriamo. Un ritiro rapido sarebbe la dimostrazione dell'impotenza dell'occidente. Hamas, Hezbollah e Al Quaeda si rafforzerebbero, e la possibilità dell'occidente di influire sugli eventi sarebbe ridotta a ben poca cosa. Il virus avrebbe conseguenze in tutti i paesi con ampia popolazione islamica: India, Indonesia, e larga parte d'Europa.
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Intervista e Bernard Lewis
Testa a testa: quando la sconfitta significa liberazione.
In una recente intervista di Ruthie Blum rilasciata al "Jerusalem Post" il 6 marzo 2008, il celebre arabista Bernard Lewis, autore di decine di libri sui paesi islamici, paragona "la mostruosa perversione dell'Islam" ai mali del nazismo e del bolscevismo - e sostiene che l'esito del confronto dipende dalla risposta che saprà dare l'Occidente. Per visualizzare l'intervista cliccare qui:
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Lo sviluppo della mente di un jihadista
tratto dal Jerusalem Post
L’autore descrive i passi che l’hanno prima avvicinato alla mentalità jihadista, dal quale si è successivamente allontanato per una presa di coscienzaCosa sospinge la mente di un musulmano verso la jihad? Come è possibile che un tale fervore attecchisca in giovani e impressionabili credenti? Da dove proviene? Come sono diventato membro di un gruppo radicale islamico – io, un innocente bambino cresciuto in una famiglia liberale, moderata e colta? L’autore descrive qui i passi che l’hanno prima avvicinato alla mentalità jihadista, dal quale si è successivamente allontanato per una presa di coscienza: http//www.futureofmuslimworld.com/research/pubID.63/pub_detail.asp
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Scontro finale
di George Friedman pubblicato da Strategic Forecasting
L’ultimo round della guerra degli Stati Uniti contro il Jihad doveva svolgersi in Pakistan sin dall’inizio. Ci sono due ragioni per questo. La prima è semplice: Osama bin Laden e la cellula di comando di Al-Qaeda si trovano in Pakistan. La guerra non può terminare finché la cellula di comando funziona o ha la possibilità di rigenerarsi. La seconda ragione è più complicata. Gli Stati Uniti e la NATO sono impegnati in una guerra in Afghanistan e stanno combattendo con un contingente di meno di 50.000 unità, in un territorio dove i Sovietici avevano perso con 300.000 uomini. La speranza di sconfiggere i Talebani o di trovare una soluzione dipende dalla possibilità di isolarli dal Pakistan. Fino a quando i Talebani avranno una sede ed un appoggio logistico in Pakistan, anche con il trasferimento di tutte le truppe della coalizione dall’Iraq all’Afghanistan non si otterrebbe alcun risultato. Inoltre il ritiro dall’Afghanistan riporterebbe la situazione allo status antecedente all’11 Settembre. Se le operazioni contro i Talebani e la distruzione di Al-Qaeda fanno parte di questo ultimo round, allora la chiave per la vittoria si trova in Pakistan.
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Bhutto uccisa da Al Quaeda?
Da una intervista del Council on Foreign Relations
Bruce O. Riedel è specialista di politica estera allo Saban Center for Middle East Policy, che è parte de Brookings Institute. E' ex ufficiale della difesa e dell'intelligence, e in tali vesti ha aiutato a definire la politica nell'Asia meridionale delle amministrazionidi George H.W. Bush e di Bill Clinton . Dichiara di credere che l'assassinio di Benazir Bhutto sia “quasi certamente lavoro di al-Qaeda o degli alleati pakistani di al- Qaeda”.
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I nostri amici a Baghdad
di Frederik W. Kagan, Wall Street Journal
Gli Stati uniti rimarranno impegnati a sostenere i loro alleati e a opporsi ai loro nemici nel mondo musulmano? Questa domanda è stata posta per decenni dalle popolazioni dall'Indonesia al Marocco e in tutto il Medio Oriente. E non c'è una chiara risposta . L'impegno americano in Medio Oriente è stato sporadico e incoerente, lasciando credere ai nostri amici e ai nostri oppositori che fossimo, nella migliore delle ipotesi, inaffidabili. In passato “sostenere i nostri amici” voleva dire sostenere Israele, Turchia, Egitto, Arabia Saudita e Pakistan Negli ultimi tre casi ha significato aiutare governi più o meno autoritari a mantenere il potere in cambio del loro aiuto nella stabilizzazione della regione Ma oggi le nuove democrazie in Afghanistan e Iraq, democrazie che gli Stati Uniti hanno reso possibili – combattono per sopravvivere agli attacchi dei nostri comuni nemici. Entrambe stanno tendendo la mano agli Stati Uniti e stanno chiedendo da parte nostra un impegno a sostenerle. Questo è un momento epocale gli Stati uniti hanno una chance di allontanarsi dalle politiche fallimentari del passato e porsi a sostegno di due nuove democrazie costituzionali che occupano posizione geostrategiche critiche nella più pericolosa regione del mondo. Coglieremo questo momento o la lasceremo passare ?
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Se foste Putin
il Sogno dell’Armata Rossa.
Se voi foste Vladimir Putin, che cosa pensereste dell’Iran? Sareste molto preoccupati. La vostra cara Russia sta perdendo Russi, data la bassa natalità che caratterizza quasi tutta l’Europa. E come gli altri paesi Europei avete un problema con i Musulmani, che invece aumentano di numero sia al vostro interno che nei paesi confinanti, dalla Cecenia a tutti quei paesi che finiscono in ‘stan’. E la maggior parte di questi Musulmani è sotto l’influenza dell’Iran, come voi ben sapete, venendo dal KGB. Quando Osama Bin Laden afferma che la sconfitta dell’impero sovietico in Afghanistan è stata una vittoria islamica, sapete che in parte è vero, e che l’Iran vuole usare questo vantaggio per allargare la propria influenza nella vostra regione.
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Turchia potenza regionale
Un'analisi di George Friedman
La disponibilità turca a giocare un ruolo secondario nella regione mediorientale sta venendo meno.
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Beyond Liberal Democracy
Political Thinking for an East Asian Context
a cura di Davide Meinero L’autore si chiede se la democrazia liberale sia davvero un modello da esportare al di fuori del mondo occidentale e quali problemi potrebbero nascere dalla sua applicazione nel contesto orientale, storicamente e culturalmente così diverso.
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Seminari Jhuapl 2006/2007 - Walter Russell Mead
Specialista di politica estera del Council of Foreign Relations
Il Dott. Mead inizia l'intervento discutendo del dei trattati più importanti delle attuali relazioni internazionali: il "Secret Plan to rule the world". Il "Piano" che implica non soltanto l'aspetto militare, ma anche quello economico e altri aspetti della società, fu inaugurato circa 400 anni fà dagli olandesi. Nel 1700 circa gli Inglesi adottarono il sistemo e lo migliorarono per i succesivi due secoli. Quindi fu la volta degli Stati Uniti, dopo che la Gran Bretagna era uscita devastata dalla Prima e dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli Stati Uniti stanno ancora cercando di far funzionare questo sistema.
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Seminari Jhuapl 2006/2007 - David Lampton
Direttore del Programma di Studi sulla Cina del Nixon Center
Il Rapporto Cina-Stati Uniti. Il Dott. Lampton inizia l'intervento dicendo che discuterà di come valutare il potere cinese. Sta scrivendo un libro intitolato Three Faces of Chinese Power: Might, Money and Minds. Il libro discute dell'ipotesi che la Cina abbia una strategia di potere, di come i vicini e le altre nazioni reagiscono, e di come l'Occidente e gli Stati Uniti possano rispondere in modo intelligente.
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Nessun amico, tranne le montagne
di Michael J. Totten, pubblicato su Azure, autunno 2007
Il Kurdistan è l’Altro Iraq, l’Iraq di cui non ha mai sentito parlare o non sa quasi nulla un numero sorprendentemente ampio di occidentali.
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Seminari Jhuapl anno 2006/2007 - Steven Carmel
Vice Presidente, Servizi Marittimi, Maersk Line
Nelle sue considerazioni iniziali Mr. Carmel sottolinea che la globalizzazione dipende in larga parte dal funzionamento della catena di rifornimento. Il miglioramento dei sistemi ha permesso alle aziende di spedire sempre più merci a sempre più destinazioni ad un prezzo sempre più competitivo. Ma tutti questi miglioramenti hanno un lato negativo: aumentano la vulnerabilità
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Seminari Jhuapl 2006/2007 - George Friedman
Fondatore e Presidente di Strategic Forecast
Il Dr. Friedman inizia la discussione dicendo che sta lavorando ad un nuovo libro, disponibile nel 2008, che appare già sul sito www.amazon.com in prevendita. Nel nuovo libro cercherà di descrivere la situazione nell'anno 2100.
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Seminari Jhuapl anno 2006/2007 - Richard Lindzen
Professore di Meteorologia, Istituto di Tecnologia del Massachusset
Il Dott. Lindzen osserva fin dall'inizio che non ha molta esperienza in questioni di sicurezza nazionale. Comunque, vista la retorica attuale in materia di surriscaldamento del pianeta vi è la necessità da parte degli esperti nel cambiamento climatico di informare i politici attivi. Un'ossessione sulla presenza del carbonio nell'atmosfera potrebbe infatti porre limitazioni alle operazioni militari e in altre attività. Nel suo discorso il Dott. Lindzen dice che discuterà della scienza implicata e degli aspetti correlati che potrebbero essere gonfiati addirittura erratti nell'attuale discussione sul surriscaldamento del pianeta.
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Seminari Jhuapl 2006/2007 - Tara O'Toole
Presidente del centro per la Biosicurezza Università di Pittsburgh
La Dott.ssa O'Toole inizia dicendo che la materia della biosicurezza oggi è un argomento multidisciplinare. La sua intenzione in questo seminario è quella di persuadere il pubblico del fatto che: il bioterrorismo può essere una minaccia nazionale, un attacco terroristico biologico potrebbe accadere domani, non possiamo fermare lo sviluppo delle tecniche biologiche che stanno crescendo velocemente, siccome abbiamo poche possibilità di fermare gli attacchi biologici, c'è una grande necessità di sviluppare metodologie per mitigare le epidemie.
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Seminari Jhuapl 2005/2006 - Peter Schwartz
Direttore del Global Business Network
Viviamo in un nuovo contesto globale, nota Schwartz, e potremmo non essere capaci di percepire tutti i cambiamenti.Internet rende quasi tutte le conoscenze disponibili per chiunque ovunque, maggiori progressi economici e politici sono resi possibili dalla migliore educazione.I governi sono migliori, meno corrotti, e questo stimola l'economia, ad esempio in Cina e in India. L'Africa é un controesempio che prova l'assunto: la maggior parte dei paesi del continente hanno cattivi governi, cattiva educazione, corruzione. Il risultato é la diffusione della guerra, della fame, e del caos socioeconomico.
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Seminari Jhuapl anno 2004/2005 - prof. Martin van Creveld
autore di 15 libri di storia militare, tecnologia e strategia
Tecnologia e guerra futura. Il professor Martin van Creveld ipotizza di essere il primo ministro di un governo composto da sole cinque persone, dove il primo ministro non è specialista di nulla.
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Quando l’Italia “vendette”
ebrei e israeliani ai terroristi
E' il titolo di un articolo di Carolyne Glick apparso sul Jerusalem Post del 7 ottobre 2008. Prendendo spunto da recenti articoli e interviste del nostro ex-presidente Cossiga, la Glick sottolinea la copertura data dalle autorità italiane ad atti di terrorismo palestinese in Europa, e anche in Italia. Ne raccomandiamo la lettura ai parenti delle vittime dell'attentato alla stazione di Bologna. Per leggere l'articolo tradotto in italiano, cliccare su:
http://www.israele.net/articolo,2279.htm
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Storia di Mohammed Moumou
o Abu Qaswarah, numero due di Al Qaeda in Iraq
E’ il titolo di un articolo di Giulio Meotti e di un editoriale pubblicati su Il Foglio del 22 ottobre 2008.
Si tratta di una storia esemplare per capire come opera il jihadismo estremista, e quali rischi comporta per la società civile in qualunque parte del mondo, se non contrastato.
Per leggere il testo, cliccare su:
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