La nuova strategia marittima russa

11/08/2022

Liberamente tratto da un saggio di Ekaterina Zolotova per GPF dell’8 agosto 2022

 

Il 31 luglio Vladimir Putin ha approvato la nuova dottrina marittima russa, che sostituisce quella in vigore dal 2001 e modificata nel 2015. Il documento afferma che il dominio dell’America sugli oceani è una minaccia grave per la Russia e definisce gli interessi economici e strategici russi sui mari.

La tempistica non è certo casuale. Le sanzioni imposte dopo l’invasione russa dell’Ucraina influiscono negativamente sulle catene del valore e ostacolano il commercio russo con i tradizionali partner occidentali. Si prevede che il fatturato delle merci nei porti marittimi russi diminuirà del 50%, frenando l’esportazione di carbone, grano, prodotti petroliferi, fertilizzanti e gas naturale.

Nonostante il lungo confine marittimo, la Russia in realtà non ha accesso diretto agli oceani aperti, perciò è tanto attiva nel Mar Nero. Ha perso molte delle sue infrastrutture portuali quando ha perso gli stati satellite sovietici. La Russia ha bisogno di un accesso sicuro agli oceani per prevenire lo strangolamento della sua economia e l’isolamento della sua gente.

La nuova strategia mira a due obiettivi.

 

Il primo è definire chiaramente le zone di interesse della Russia. I mari di interesse vitale sono le acque territoriali della Russia, la sua piattaforma continentale e le sue acque di interesse economico esclusivo, il Bacino Artico e la rotta del mare del Nord. Queste sono aree di possibile collisione con altre potenze: il Bacino Artico è di interesse primario anche per Norvegia e Stati Uniti, il mare di Okhotsk per il Giappone, il Mar Caspio per Turchia, Iran, parte dell’Asia centrale e parte d’Europa, che attraverso il Caspio riceve energia. I mari da controllare perché “influiscono in modo significativo sullo sviluppo economico” includono il Mar d’Azov e il Mar Nero, la parte orientale del Mar Mediterraneo, il Mar Baltico e gli Stretti di Kuril. I porti più grandi della Russia si trovano nel Mar Nero e nel Mar Baltico, che ospitano anche i gasdotti TurkStream e Nord Stream.

Il secondo scopo è definire le priorità operative per il raggiungimento degli obiettivi. La priorità non è più l’Atlantico, ma sono gli oceani Artico e Pacifico. Ciò indica che Mosca vuole trasformare la Russia in un collegamento tra i due oceani, evitando così l’isolamento e rafforzando il suo ruolo di potenza marittima.

Nel Mar Glaciale la dottrina intende intensificare le attività marittime negli arcipelaghi di Svalbard, Franz Josef Land, Novaya Zemlya e Wrangel Island, per svilupparvi il sistema di base per le flotta del Nord e del Pacifico. Si vuole anche lo sviluppo di un complesso cantieristico per la costruzione di portaerei in Estremo Oriente, nonché di un impianto di gas naturale liquefatto in loco.

Affinché tutto ciò sia possibile, la Russia dovrà costruire molte navi militari e commerciali. L’intenzione è rendere la Russia capace di competere con i complessi portuali di altri stati a scopi sia economici sia militari. Ma non sarà facile, perché la marina russa è in rovina. È meno della metà di quello che era in epoca sovietica ed è largamente obsoleta. L’età media delle navi mercantili è compresa tra 13 e 20 anni. La Russia ha una quota di appena lo 0.1% del trasporto mondiale di merci!

Inoltre la Russia ha bisogno di importare tecnologie per costruire la flotta. Le componenti estere rappresentano dal 40 all’85% dell’intero settore civile. Fondi limitati e cantieri navali obsoleti rendono difficile sia riparare grandi navi sovietiche sia costruirne di nuove. La Russia si è data l’obiettivo di costruire 250 navi da trasporto marittimo e più di 1.500 navi da trasporto fiume-mare entro il 2035, ma per ora non si vede come potrebbe raggiungere l’obiettivo, dati gli insufficienti progressi annui nella realizzazione del programma.

 

La Russia ha bisogno di un accesso sicuro agli oceani per prevenire lo strangolamento della sua economia. Vuole competere con i complessi portuali di altri stati a scopi sia economici sia militari. Ma non sarà facile, perché la marina russa è in rovina.

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