L’America Latina in transizione e la nuova sinistra

16/05/2022

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Il mondo si trova in un periodo di transizione fra l’era del dopo Guerra fredda, iniziata nel 1991, e una nuova era di cui ancora non si vedono i punti saldi. Siamo in un periodo caratterizzato da volatilità e incertezza su ciò che accadrà. I quattro principali attori che governano il sistema geopolitico – Stati Uniti, Cina, Russia ed Europa – stanno vivendo cambiamenti drammatici che avranno riverberi in tutto il mondo. Nessun angolo del mondo ne è risparmiato, incluse regioni spesso trascurate come l’America Latina, dove è forte la lotta politica tra sinistra e destra per l’allineamento della regione con le potenze mondiali.

La visione del mondo dell’America Latina è modellata dalla vicinanza agli Stati Uniti e dalla storia di colonizzazione e guerre per l’indipendenza. Nel periodo coloniale l’America Latina era collegata al resto del sistema globale, in particolare all’Europa. La struttura gerarchica del sistema coloniale spagnolo volto allo sfruttamento delle risorse creò società nettamente stratificate, dove ricchezza e potere erano concentrati nelle mani di poche élite. Durante la lotta per l’indipendenza, quando le élite cercavano di mantenere lo status quo e la popolazione povera sosteneva l’indipendenza, le divisioni socio-economiche si cementarono nella politica latinoamericana. La competizione tra i ricchi e la classe operaia creò movimenti politici fortemente contrapposti, e da allora ogni transizione ha sempre dato origine a capovolgimenti drammatici tra destra e sinistra. Anche nel periodo successivo alla Guerra fredda, caratterizzato da integrazione e globalizzazione, i due maggiori blocchi commerciali della regione, il Mercosur e l’Alleanza del Pacifico, sono stati modellati e divisi da atteggiamenti opposti nei confronti del commercio globale.

Situata chiaramente nella sfera di influenza degli Stati Uniti, ma periferica rispetto alle dinamiche dell’emisfero settentrionale, l’America Latina raramente origina eventi di importanza globale, ma le sue azioni influenzano quelle degli Stati Uniti. Washington deve prestare attenzione costante all’instabilità e ai pericoli emergenti in qualsiasi parte dell’emisfero occidentale, per prevenire l’emergere di crisi tanto gravi da coinvolgere anche gli Stati Uniti; questo perciò dà alle potenze ostili particolare interesse a usare l’America Latina per far pressione sugli Stati Uniti.

All’inizio del XX secolo gli Stati Uniti emersero come potenza incontrastata dell’emisfero. Adottarono un approccio estremamente pratico al controllo degli eventi emisferici e alla regolamentazione della presenza di estranei. Quando iniziò la Guerra fredda l’America Latina conobbe una rinascita di sindacati, partiti socialisti e coalizioni di azione popolare, che divise l’emisfero lungo le stesse linee ideologiche della rivalità USA-Unione sovietica. Gli interventi americani furono allora frequenti, mirati e segreti. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica però gli Stati Uniti si sono quasi disinteressati dell’America Latina. Questo disinteresse ha aperto la regione all’influenza di potenze esterne, vale a dire Cina e Russia.

Molte delle attuali istituzioni politiche, strutture finanziarie e partiti politici dell’America Latina sono emersi soltanto alla fine del XX secolo, dopo la caduta dei regimi militari, e sono ancora poco stabili. Il dibattito politico sulla necessità di modernizzare le istituzioni è molto vivace; il Cile, ad esempio, vuole aggiornare la costituzione dell’era Pinochet. Le prime generazioni nate nella democrazia si affacciano alla politica e cercano un rinnovamento o una reinvenzione. Sembra diffondersi un nuovo sapore di sinistra progressista. Questa oscillazione del pendolo genera il timore che la regione stia tornando ad atteggiamenti antiamericani e anti-mercato, ma si tratta di timori poco fondati. La realtà è fondamentalmente diversa oggi rispetto a qualche decina di anni fa. Allora la sinistra era caratterizzata dal radicalismo, dal nazionalismo, dal rifiuto dell’ordine economico neoliberista e dall’enfasi sulla lotta di massa. Assumendo il potere finanziava ambiziosi programmi sociali sfruttando la vendita di materie prime, senza vera progettualità economica. La nuova sinistra è il prodotto di un’ulteriore evoluzione, delle ricadute della pandemia e dei più ampi cambiamenti geopolitici in atto a livello globale. Il suo obiettivo è più ristretto e più empirico: sostenere la popolazione giovanile, l’ambientalismo, la parità di genere e ridurre le disuguaglianze attraverso riforme strutturali.

C’è un generale disincanto nei confronti della politica. La vecchia sinistra non è riuscita a mantenere le promesse. I paesi che si sono dati governi di destra cercano di ristabilire l’equilibrio economico, ma i cambiamenti strutturali richiedono tempo e stabilità, ed entrambi scarseggiano durante le crisi. La pandemia ha distrutto economie e governi che non avevano risorse stabili. La regione deve affrontare un altro decennio perduto e trovare nuove soluzioni. La nuova sinistra deve affrontare un elettorato con grandi aspettative, ma ha abbastanza risorse su cui poter far affidamento. Chi è al potere dovrà escogitare soluzioni basate su una nuova realtà di mercato ancora non chiara.

Gli Stati Uniti stanno spostando il loro approccio ai rapporti internazionali sull’economia. Evitano con cura gli interventi militari che hanno caratterizzato il periodo post-Guerra fredda e adottano una strategia basata sulla coercizione economica e sulla cooperazione. Washington è sempre più impegnata nella guerra economica, anche nel suo approccio verso l’America Latina. Ha preso atto della maggiore presenza di Russia e Cina nell’emisfero e si sta impegnando economicamente per avere il sopravvento sui rivali, usando ora il bastone ora la carota, a seconda del paese. L’obiettivo è lo sviluppo di una prosperità condivisa. In questo contesto i paesi latino-americani affrontano in modo indipendente, non regionalmente coordinato, la possibilità di ridefinire le relazioni bilaterali con gli Stati Uniti e con le altre potenze. In qualunque direzione vada un determinato paese, il suo margine di manovra politico ed economico è limitato e si va ulteriormente restringendo, costringendo anche la nuova sinistra a comportamenti più pragmatici che ideologici. In Cile l’Assemblea costituzionale ha respinto le proposte governative più estreme per la protezione ambientale, che avrebbero stroncato l’economia mineraria. L’opposizione politica ha impedito al presidente del Perù di apportare grandi cambiamenti.

Anche gli allineamenti politici sono meno netti che in passato. In Honduras, il presidente Castro sta migliorando le relazioni con gli Stati Uniti e ha optato per legami continui con Taiwan piuttosto che a relazioni più strette con la Cina. Anche il presidente argentino Alberto Fernandez sta mostrando disponibilità a sviluppare scambi più intensi con gli Stati Uniti, nonostante i forti legami con la Cina.

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