Gli Arabi, alla ricerca di un eroe, guardano a Putin

13/04/2022

Articolo tratto da Explaining Arab Affinity for Vladimir Putin, di Hilal Khashan, Geopolitical Futures, 7 aprile 2022.

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Gli Arabi sono alla continua ricerca di nuovi eroi, nella speranza di trovare un altro salvatore come Saladino, il leader musulmano che sconfisse i crociati nella battaglia di Hattin e riconquistò Gerusalemme nel 1187. Negli anni ’50 credettero di averlo trovato nel presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, che prometteva di unire gli Arabi e distruggere Israele. Ma la massiccia sconfitta del suo esercito nella Guerra dei Sei Giorni del 1967 deluse la loro fiducia negli eserciti arabi convenzionali, spostandola invece sui movimenti di guerriglia, come quelli palestinesi, finché anche l’immagine di Arafat non venne offuscata da una serie di inequivocabili sconfitte politiche e morali.

Nel 1988 l’Iraq di Saddam Hussein sembrò capace di umiliare l’Iran a creare un esercito formidabile. Poi invase il Kuwait, dichiarandolo la diciannovesima provincia dell’Iraq e ottenendo l’appassionata approvazione delle masse arabe per l’avvio dell’unificazione araba. Ma la sconcertante sconfitta dell’esercito iracheno da parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti cambiò la percezione del leader iracheno da eroe a dittatore irrazionale.

Le masse arabe rivolsero allora l’attenzione a leader non arabi. La sfida all’Occidente e la retorica anti-israeliana del presidente turco Recep Tayyip Erdogan ne facevano un modello credibile, ma le esitazioni e i frequenti improvvisi cambiamenti di politica non piacquero a molti.

Putin, nel frattempo, creava l’impressione di poter essere un modello per gli Arabi, anche se non era un amico. Oltre a possedere un impressionante arsenale nucleare, Putin ha modernizzato l’esercito russo, ha lanciato una guerra vincente contro la Georgia nel 2008 e ha annesso la Crimea nel 2014. Ha sfidato l’Occidente e si è impegnato a impedire che l’Ucraina diventasse una base NATO. Ha contestato l’egemonia degli Stati Uniti in politica internazionale per sostituirla con un sistema multipolare.

Il presidente russo si presenta come una figura maschia, esperta di arti marziali. Cavalca cavalli, nuota in acque fredde e caccia animali selvatici. Sono qualità che gli Arabi ammirano e non trovano nei propri leader. Gli Arabi vedono in Putin un leader forte che non si piega alle pressioni e vuole ripristinare la gloria della Russia. In effetti Putin è stato nominato dalla rivista Forbes come la persona più influente del mondo per quattro anni consecutivi, tra il 2013 e il 2016. Gestisce il potere interno in modo simile alla maggior parte delle élite arabe, usando la forza bruta. Più Putin mostra forza e determinazione nella guerra in Ucraina, più viene ammirato.

In Siria Putin ha dimostrato la forza dell’esercito russo in modo stravagante e non necessario, ad esempio lanciando missili balistici da navi militari nel Mar Caspio e nel Mar Nero contro ribelli scarsamente armati. Gli sciiti arabi si riferiscono spesso a Putin – che appare sui manifesti ovunque nelle aree controllate dal governo, accanto ad Assad e al leader di Hezbollah Hassan Nasrallah – come Hajj Abu Ali, colui che libera gli oppressi dall’ingiustizia. Gli Arabi vedono in Putin il leader di una nazione vasta e potente che gli Stati Uniti non affrontano direttamente perché è una potenza nucleare. E vedono nella Russia l’erede dell’Unione Sovietica. Giudicano le azioni di Putin pensando alla politica estera del Cremlino in epoca comunista e al suo sostegno alle cause arabe, principalmente la questione palestinese. La maggior parte degli Arabi ha un complesso anti-occidentale che è diventato parte integrante della loro coscienza collettiva, perciò tendono a schierarsi con chiunque si opponga alla politica estera di Washington.

Le questioni del colonialismo e dell’imperialismo continuano a preoccupare il popolo arabo, che ricorda il sostegno dell’Unione Sovietica ai movimenti di liberazione nazionale del Terzo Mondo e tende a vedere anche Putin come ‘uno di noi’. Oggi gli Arabi troverebbero gratificante vedere il presidente ebreo dell’Ucraina, sostenuto dall’Occidente e fedele amico di Israele, perdere contro la Russia.

I paesi arabi condividono legami storici con la Russia. Putin non nasconde il ruolo fondamentale dell’islam nella storia russa e ha spesso sottolineato la necessità di rafforzare la qualità delle scuole islamiche in Russia. L’islam fu introdotto nella regione russa del Volga e nel Caucaso nel VII secolo, due secoli prima del cristianesimo. È la seconda religione in Russia, con 20 milioni di musulmani che rappresentano quasi il 14% della popolazione. Fin dal 1788 l’imperatrice russa Caterina la Grande incoraggiò l’insegnamento della lingua araba in scuole specifiche.

Per i governanti arabi la comunicazione con la Russia è molto più facile che con l’Occidente, perché Mosca non interferisce nei loro affari interni. Quando le rivolte arabe sono divampate ovunque, la Russia le ha condannate come una cospirazione degli Stati Uniti. Putin ha gettato un’ancora di salvezza ai despoti arabi reprimendo la rivolta siriana, che avrebbe potuto alterare i contorni politici del Medio Oriente. Poco dopo il brutale assassinio del dissidente saudita Jamal Khashoggi a Istanbul nel 2018, il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman partecipò al vertice del G-20, dove fu trattato come un paria da tutti i leader presenti eccetto Putin, che lo salutò calorosamente e gli strinse la mano con fermezza. Quando Putin accoglie a Mosca i governanti arabi si siede accanto a loro, piuttosto che all’estremità opposta di un tavolo, come fa quando incontra i leader occidentali. 

La Russia è ancora la principale fornitrice di armi di molti paesi arabi. Dal 1962 in poi l’Algeria importa dalla Russia l’80% delle sue armi. L’Egitto oggi acquista in Russia il 40% delle armi. Anche gli Emirati Arabi Uniti, tradizionalmente dipendenti dalle armi occidentali, stanno ora acquistando hardware militare russo.

Nessun governo arabo ha condannato l’invasione russa dell’Ucraina. Putin ha efficacemente promosso la Russia come il rifugio contro il dominio politico occidentale e lo scudo di sicurezza nel caso di ribellioni contro i governi e l’esito della guerra in Ucraina difficilmente cambierà i suoi rapporti con il mondo arabo.

Nessun governo arabo ha condannato l’invasione russa dell’Ucraina. Putin ha efficacemente promosso la Russia come il rifugio contro il dominio politico occidentale

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