Putin si è scavato la fossa?

28/02/2022

Lo speriamo tutti. Speriamo che l’isolamento internazionale, le sanzioni economiche e la resistenza degli Ucraini mettano talmente in difficoltà l’economia e la fiducia dei Russi da indurli ad abbandonare Putin.

I despoti che arrivano al potere grazie al coraggio di imporre decisioni necessarie (e per questo si guadagnano la fiducia della popolazione) se non vengono deposti rapidamente sviluppano nel tempo un senso di onnipotenza personale cui si accompagna la perdita proprio di quel senso della realtà che li aveva originariamente portati al potere. Nessuno osa contraddirli, criticarli, opporglisi finché hanno il controllo dell’esercito, dei sistemi di sicurezza e dell’informazione. Prendono così decisioni sempre più azzardate e imprudenti nei confronti dei vicini e della comunità internazionale, che portano il paese alla rovina e quindi alla caduta del despota.

Quando cadrà Putin? È difficile dirlo: molto dipende da quanto tempo impiegherà a piegare l’Ucraina e insediarvi un governo fantoccio. Ma certamente la paura o almeno la diffidenza nei confronti della Russia serpeggiano in tutta Europa e porteranno al rafforzamento − almeno temporaneo – della NATO, non al suo indebolimento. E sarà uno scacco per la Russia di Putin.

Una autocrazia può reggere molto a lungo, se il Paese è abbastanza autosufficiente da reggere a lungo in condizioni di semi-isolamento internazionale.

Occorre l’autosufficienza per la difesa dei confini, che lo smisurato territorio pianeggiante della Russia non permette, proprio per questo Putin − come gli Zar e come Stalin prima di lui − cerca profondità strategica attraverso il controllo dei paesi confinanti in Europa e in Asia.

Occorre l’autosufficienza alimentare, che la Russia potrebbe raggiungere, ma che ancora non ha senza i prodotti agricoli ucraini. Ovviamente è più semplice e meno costoso comperare il grano dall’Ucraina anziché invaderla e controllarne il territorio, ma così non pensano i despoti. Ricordate Stalin e la strage per fame degli Ucraini, cui l’Armata Rossa portò via tutti i raccolti nel 1933, senza lasciare neppure i semi?

Occorre l’autosufficienza energetica, che la Russia ha. Inoltre l’export di energia riempie le casse dello stato e ne alimenta la forza, copre i costi dell’esercito e dell’assistenza sociale.

Occorre l’autosufficienza tecnologica, cioè la capacità di non rimanere indietro rispetto agli altri nel costruire sistemi di produzione e di difesa sempre più efficienti. Non è detto che la Russia di Putin sia tecnologicamente all’avanguardia, ma molto ha fatto negli scorsi decenni per non perdere terreno in questo campo. Gli scontri in Ucraina riveleranno anche quanto sono sofisticate le armi e i congegni usati per l’invasione.

Oppure occorre che qualche potente vicino fornisca sempre tutto l’essenziale: è il caso dell’apparentemente eterna dittatura ereditaria nella Corea del Nord, che sopravvive perché riceve dalla Cina tutto ciò che è essenziale per sopravvivere e armarsi. La Corea del Nord non è davvero uno stato autonomo, è un’appendice della Cina, non soltanto territorialmente. Senza l’aiuto di Pechino non sopravviverebbe sei mesi nella sua politica di auto-isolamento.

La Storia è tornata in Europa, ha fatto irruzione nelle nostre case con il volto di Putin. Speriamo e crediamo che la guerra cesserà rapidamente, sostituita da un conflitto freddo. Ma le aggressioni territoriali mettono sempre in moto forze e paure che prima o poi portano a conseguenze gravi. 

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