Facebook può uccidere?

01/09/2021

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I social media sono stranezze recenti, rese possibili da un’altra stranezza, internet. Ora però sono potenze di portata globale, capaci di condizionare e strumentalizzare l’opinione pubblica e dunque anche di venir strumentalizzati da governi e da altri gruppi di potere. Sono diventati anche grandi potenze economiche. I governi iniziano a vederli come rivali da sottomettere o controllare. Ma quale è la loro natura? Come regolarli?

Pochi giorni fa Joe Biden ha detto che Facebook sta uccidendo milioni di Americani, perché ospita valanghe di propaganda anti-vaccino, la quale induce gli Americani a non vaccinarsi e perciò a rischiare di morire di Covid. Ma Facebook è responsabile di quello che pubblicano gli utenti? Come tutti gli altri social media, Facebook fornisce una piattaforma di comunicazione, ma non i contenuti: i contenuti li forniscono e li pubblicano gli utenti stessi, che si preoccupano anche di attirare o sollecitare followers o likes. Questo è il segreto del loro successo e della loro ricchezza: gli utenti sono anche fornitori e propagandisti, il tutto a costo zero per la piattaforma stessa, che però incassa grandi somme rendendo accessibili i contatti degli utenti a chi li vuole utilizzare per farsi pubblicità o vuol fare propaganda politica, diretta o indiretta (si osservi l’immagine di testata). Ma la piattaforma di comunicazione non è responsabile dei contenuti pubblicati.

Nel mondo reale tutti sono sempre responsabili di ciò che fanno e di ciò che dicono, in particolar modo gli editori, gli scrittori, i giornalisti, i produttori di spettacoli di ogni tipo o genere – ma sui social media nessuno è responsabile dei contenuti: non la piattaforma che fornisce lo strumento di comunicazione, non gli utenti che la usano per le loro conversazioni fra privati, non suscettibili a controlli, anche se a volte si tratta di milioni di privati inseriti in una singola conversazione. Senza contare che gli utenti possono usare nomi di fantasia e fornire dati falsi, possono non essere mai riconducibili a nessuna persona fisica reale, dotata di responsabilità.

I contenuti pubblicati sui social non sono responsabilità di nessuno. Dovrebbero esserlo? O già lo sono? I social sono una specie di utility, un servizio come la fornitura di gas o di elettricità? Così è stato sino ad ora, ma recentemente Facebook ha deciso di rimuovere dalla piattaforma alcuni utenti che pubblicavano contenuti accusati di incitare all’odio (fra cui l’ex presidente Trump) o di evidente falsità, accettando così una certa assunzione di responsabilità per i contenuti da parte della piattaforma stessa. Facebook si è autonominato ‘custode della verità’ per far bella figura agli occhi dell’opinione pubblica americana, ma probabilmente la pagherà cara. È stato un autogoal, per cui però i tempi erano maturi.

La questione giuridica e politica è di grande attualità e di grande peso, dovrà essere progressivamente risolta: chi è responsabile dei contenuti pubblicati sui social? E in base a quali princìpi riconoscere i contenuti permessi da quelli non permessi? Chi valuta e giudica le decine di milioni di contenuti pubblicati ogni giorno – per lo più stupidi, forse falsi − ma chi li può valutare e giudicare, se non l’utente? Non si può codificare il reato di stupidità o di ignoranza: chi giudicherebbe chi, all’interno del genere umano?

Mc Luhan ci ha insegnato che ‘the medium is the message’, cioè è il mezzo di comunicazione a qualificare il livello di qualità e di attendibilità del messaggio. Se è vero, può darsi che fra alcuni anni quasi nessuno darà più retta ai messaggi trasmessi su piattaforme social? Pare poco credibile. I social potranno anche essere visti da molti come mezzi utilizzati da persone stupide per messaggi stupidi, ma la maggior parte della popolazione continuerà a usarli, perché sono comodissimi proprio in quanto utilities.

Un passo avanti verso l’assunzione di maggiore responsabilità sarebbe rendere obbligatoria l’identificazione degli utenti, verificarne l’età, la nazionalità, la residenza. Prima o poi questo passo dovrà essere fatto. Si griderà alla fine della libertà, al controllo totale. Ma sarà un provvedimento necessario anche per la prevenzione della pirateria online, oltre che di ogni altra forma di crimine online.

Sarà necessario anche per la sicurezza degli stati. A proposito di sicurezza informatica, la Russia ha appena condotto il primo test nazionale di isolamento completo della propria rete internet dal contesto internazionale, pare con successo: tutte le funzioni e le comunicazioni all’interno sono continuate senza intoppi, ma in isolamento, completamente inaccessibili al resto del mondo. Al sicuro da possibili attacchi esterni. 

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