Religione e cittadinanza, vantaggi e svantaggi

17/05/2021

Se i diritti di cittadinanza sono riservati a chi appartiene non soltanto al territorio ma anche a una specifica religione, il primo vantaggio è che l’autorità di chi scrive le leggi e di chi le fa rispettare è considerata di origine divina, perciò i cittadini e fedeli rispettano di buon grado sia le leggi sia il potere di chi le interpreta e le applica. La società è poco violenta, perché chi esercita il potere non ha bisogno di molta violenza per farsi obbedire. L’obbedienza è insegnata ai giovani come una virtù. I politici si presentano tutti come protetti da Dio e rispettosi della fede, anche in paesi dove la legge è formalmente laica, per avere più autorità morale e più consenso.

Il secondo vantaggio è che i soldati si lanciano in battaglia senza paura e senza dubbi se pensano di combattere per il vero Dio e se credono di guadagnarsi il paradiso uccidendo o facendosi uccidere. L’esercito è più compatto, più coraggioso, più fedele.

Ma ci sono anche molti svantaggi. Innanzi tutto se le leggi di base si presumono date da Dio, gli uomini non possono cambiarle, perciò le leggi diventano inadeguate se le condizioni di vita cambiano molto. La società può diventare mal regolata, mal governata rispetto alle nuove necessità. All’interno della stessa religione sorgono gruppi che interpretano diversamente le parole della legge e accusano i capi religiosi e politici di aver corrotto la religione. Nascono sette religiose diverse che operano scismi e si combattono in guerre civili. I popoli d’Europa si combatterono in guerre civili per due secoli. Il mondo islamico è ancora tormentato da guerre di religione.

Quando tutti appartengono alla stessa religione e sono fratelli, figli di un Dio unico, la competizione fra ricchi e poveri, fra famiglie colte e famiglie ignoranti, fra gruppi più fortunati o meno fortunati spesso assume la giustificazione del razzismo. Si tolgono diritti ad alcuni definendoli inferiori per razza, per presunta eredità biologica.

Nella Spagna del XVI secolo tutti erano ormai cattolici, perché Ebrei e Musulmani erano già stati costretti a convertirsi, andarsene o essere uccisi. Si sviluppò allora il razzismo: si sosteneva che i convertiti avevano ereditato la malvagità dei loro antenati ‘infedeli’ attraverso il sangue. Perciò erano pericolosi e non potevano ricoprire cariche di qualche importanza. Dal 1500 in poi nell’impero spagnolo non si ottenne più impiego se non si poteva dimostrare la propria limpieza de sangre, cioè purezza di sangue, con l’attestato di battesimo di sette generazioni di antenati.

Il razzismo fu più feroce della negazione dei diritti per qualunque altro motivo. Portò al disprezzo per chi veniva considerato diverso e inferiore per natura, senza scampo, come un animale. Per presunta appartenenza a razze diverse si poteva perdere il diritto di vivere. Per un secolo la schiavitù nelle Americhe fu giustificata con la presunta inferiorità razziale dei neri.

Il razzismo nella sua forma più estrema divenne ideologia sia del popolo sia delle élite in Germania nel XX secolo. Con la giustificazione della razza i Tedeschi sterminarono quasi tutti gli Herero nelle loro colonie in Africa a inizio 1900. Poi sterminarono metà degli Ebrei del mondo negli anni 1939-1945. Non per religione, ma per razza, riprendendo le idee degli Spagnoli di 500 anni prima.

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