Alle origini della civiltà ebraica: testi e geografie
di Gadi Luzzatto Voghera

25/03/2021

Vi proponiamo sinteticamente i punti trattati dal prof. Gadi Luzzatto Voghera nella lezione che potete seguire guardando il video in testata, registrato il 10 marzo 2021. 

1)      Che cosa è l’ebraismo? Chi sono gli Ebrei? Entrambi i termini sono usati in modo del tutto inappropriato nella narrativa storica e politica moderna e contemporanea, fortemente condizionata da una lunga e radicata tradizione di antisemitismo. Ebraismo ed Ebrei non possono essere ridotti entro i limiti di una specifica religione, una specifica cultura o una specifica nazionalità: nella loro lunghissima storia hanno creato comunità attraverso vaste e diverse aree geografiche, hanno adottato o sviluppato lingue diverse, tradizioni diverse, riti diversi, diversi filoni di pensiero morale, politico e sociale, diversi rami della scienza, diversi settori dell’economia, diversi tipi di letteratura. Come tutte le civiltà. Infatti la migliore definizione degli Ebrei e dell’ebraismo è che sono rappresentanti ed eredi di una civiltà di lunga durata, che si è intrecciata nella storia con altre civiltà, influenzandole ed essendone a sua volta influenzata. Una civiltà che da duemila anni è intrecciata negli sviluppi della civiltà europea (oggi ‘occidentale’, non limitata all’Europa). Eppure la tradizione antisemita contemporanea ancora influenza l’atteggiamento degli Europei a tal punto che la storia di questa specifica civiltà non viene neppure sommariamente affrontata nelle scuole e nelle università. In Italia gli Ebrei compaiono fugacemente nell’insegnamento della storia come seguaci di Abramo, poi come il popolo della Bibbia, costruttori di un tempio e di uno stato distrutto dai Romani, talora come uccisori di Cristo (che è un falso storico), raramente come il popolo che diede origine al cristianesimo (che è verità storica), quindi attraverso il Medioevo e la modernità sono citati occasionalmente come vittime di dispersioni e persecuzioni qua e là, fino alla Shoah.

 

2)      Ogni comunità di Ebrei va incorniciata nel suo contesto storico, geografico, culturale, economico. Già nel VI secolo avanti Cristo la deportazione delle classi dirigenti d’Israele a Babilonia diede l’avvio a una delle principali culle dell’ebraismo della storia, che si autogovernò ed ebbe non soltanto templi ma anche accademie proprie per oltre 1500 anni, fino alla conquista islamica. Un’altra culla di ebraismo di sviluppò in Egitto fin dai tempi di Mosè, diventando di grande importanza in epoca greco-romana, tanto che venne reputato necessario tradurre la Bibbia in greco (la ‘traduzione dei 70’), perché sotto Bisanzio il mondo ebraico parlava prevalentemente greco. Altra culla di ebraismo fu Roma, dove la comunità ebraica fiorì fin dal II secolo avanti Cristo e continuò a vivere in loco attraverso i millenni, interagendo ed evolvendo insieme all’ambiente circostante, fino ad oggi. Durante il Medioevo si svilupparono in Europa altre due grandi culle di ebraismo: quella sefardita (da “Safer”, termine ebraico per Spagna) che sviluppò una cultura e una lingua propria, usata ancora oggi da alcune residue comunità, il ladino; quella askenazita che si sviluppò dapprima in Germania poi in tutta l’Europa dell’est e creò una propria cultura e una propria lingua, lo yiddish, che mescola ebraico e alto-tedesco. La letteratura, la musica e il teatro yiddish fiorirono fino alla metà del XX secolo, poi le comunità askenazite, di gran lunga più numerose delle altre comunità ebraiche al mondo, furono quasi cancellate dalla Shoah e i sopravvissuti subirono una nuova diaspora.

 

3)      Se gli Ebrei sono così diversi nel tempo e nello spazio, che cosa li caratterizza? Come si può fare una storia della civiltà ebraica? Benché nella tradizione ebraica sia importante lo Zahor, cioè la memoria, gli Ebrei hanno curato poco la storiografia fino all’emancipazione del XIX secolo.

La civiltà ebraica poggia su alcuni pilastri specifici (che il prof. Luzzatto ha elencato nella slide numero 3 del power point in calce):

·         il monoteismo, che tramite l’ebraismo si diffuse alle civiltà circostanti, portando allo sviluppo sia del Cristianesimo sia dell’Islam. Un monoteismo rigoroso che non lasciò mai spazio allo sviluppo di culti di santi o al riconoscimento di altri luoghi sacri oltre

·         al santuario di Gerusalemme, distrutto dai Romani e mai più ricostruito. Era il simbolo del potere politico e religioso conferito dalla legge noachica (data a Noè)

·         la costruzione di un’etica condivisa attraverso la condivisione delle leggi noachiche, cioè i Comandamenti

·         la Halakhà, cioè l’elaborazione della norma e le sue trasformazioni (o il suo progredire) nel tempo e nello spazio, al fine di interpretare la legge e applicarla storicamente. La Halakha sostituì il Santuario distrutto. Le norme (mitzvot) elaborate ed elencate sono ben 613

·         la visione mistica, che si sviluppò in tutti i monoteismi e non è peculiare all’ebraismo, ma produsse un testo che ebbe grande rilevanza anche nella storia d’Europa, l’Apocalisse. Occorre citare anche la Kabbalah, che produsse esiti anticipatori delle concezioni della fisica contemporanea.

 

4)      La componente culturale che caratterizza più fortemente l’ebraismo è la scrittura, strettamente legata alla legge. L’ebraismo non ha invece una tradizione legata alle immagini.

La Scrittura ebraica per eccellenza è la Torah, la Bibbia. La sua canonizzazione però è molto tarda. La società ebraica è sempre stata costituita di molti gruppi che non soltanto interpretavano in modo diverso la legge ma avevano opinioni diverse su quali testi dovessero esser onorati e rispettati. Anche quando gli Ebrei avevano lo stato e il santuario non ebbero mai un canone unico. Sappiamo che all’epoca di Gesù la società ebraica era costituita da molti gruppi che avevano opinioni diverse sulla Legge e sulle Scritture: Esseni, Farisei, Sadducei, Zeloti, Caraiti, Samaritani, Asidei (cioè Hassidim), poi anche Cristiani…

La Bibbia è scritta in ebraico, ma già ai tempi di Gesù gli Ebrei d’Israele parlavano l’aramaico (che si scriveva in caratteri ebraici), molti non capivano più bene l’ebraico. Nella diaspora le grandi comunità ebraiche parlavano greco, o egiziano.

Insomma, l’interpretazione della legge era molteplice e le comunità seguivano la tradizione orale. Soltanto fra il II e il VI secolo dopo Cristo le accademie di Babilonia diedero forma scritta alla tradizione orale, creando così il primo canone, il Talmud babilonese. La distruzione del Santuario e la perdita di potere politico fecero sentire l’urgenza di salvare la tradizione e la legge, trasponendo la sacralità dal Tempio alla Scrittura.

Le Scritture non erano libri, erano rotoli scritti a mano. Ancora oggi la Torah nelle sinagoghe è un rotolo scritto interamente a mano in caratteri ebraici – perciò oggetto costoso e immediatamente riconoscibile, divenuto simbolo dell’ebraismo religioso. La Torah è scritta senza punteggiatura, senza vocali, perciò è davvero leggibile e comprensibile soltanto da persone che parlino correntemente l’ebraico (immaginate un testo che utilizzi soltanto le consonanti in italiano: ‘sgnr’ potrebbe voler dire signore, signora, signoria, oppure sognare, segnare. Un italiano saprebbe leggere correttamente quel ‘sgnr ‘ soltanto in base alla comprensione dell’intero contesto). Per la scrittura del canone fu necessario trovare l’accordo sulla giusta vocalizzazione di ogni parola. L’accordo fra le accademie babilonesi e quelle della Galilea fu finalmente raggiunto nel X secolo per tuta la Torah, salvo 800 eccezioni!

 

5)      Un’altra caratteristica della tradizione ebraica dopo la distruzione del Tempio da parte dei Romani è insegnare ai bambini a leggere e scrivere, proprio per poter conoscere e capire la Legge. La maggior parte degli Ebrei del III e IV secolo sapevano leggere e scrivere, mentre nelle altre comunità soltanto le élite erano alfabetizzate. Questo ha permesso agli Ebrei di dedicarsi ad attività intellettuali (incluso il commercio) in percentuale di gran lunga superiore alle altre popolazioni. L’alfabeto appreso era quello ebraico, usato anche per scrivere qualunque altra lingua. Sono le lettere dell’alfabeto a caratterizzare la tradizione scritturale ebraica, molto più della lingua. Anche il ladino e lo yiddish furono sempre scritte in caratteri ebraici dagli Ebrei, così come il greco, l’arabo, tutte le lingue parlate dalle varie comunità nelle terre in cui vivevano. Ne sono prova i circa 400 000 documenti trovati alla Geniza del Cairo.

Ogni Ebreo sa che deve essere consapevole in ogni momento di essere in vita grazie a Dio, perciò in qualunque scrittura, lettera o documento di carattere commerciale la tradizione ebraica vuole che si inizi con un ringraziamento a Dio. E poiché non si può distruggere il nome di Dio, qualunque documento lo contenga non può essere distrutto, strappato, né bruciato, ma va sepolto o immagazzinato. Perciò per circa 1000 anni gli Ebrei del Cairo immagazzinarono tutti i documenti scritti da loro e tutti quelli ricevuti dall’estero in una specie di torre murata che venne scoperta e aperta nel XVII secolo. E poiché il Cairo era al centro di scambi commerciali e culturali con tutto il mondo conosciuto, quei documenti, scritti da ogni angolo del mondo e in tante lingue, ma tutti in caratteri ebraici, costituiscono una documentazione storica di straordinario interesse. Non sono ancora stati decifrati ed esaminati tutti.

 

6)      Nell’Italia rinascimentale gli Ebrei, proprio perché letterati e dediti alla scrittura, furono fra i primissimi tipografi. Stampavano testi di ogni tipo e in tutte le lingue, ma sempre in caratteri ebraici. I loro testi stampati erano usati dalle comunità ebraiche di tutto il mondo. Celebre è il Talmud stampato a Venezia negli anni 1521-23, che contiene anche illustrazioni nelle pagine che rendono conto della canonizzazione anche di quelle 800 parole su cui non era stata ancora raggiunta un’opinione concorde. L’uso dei caratteri a stampa obbligava a una scelta definitiva anche per quegli 800 casi.

Un altro celebre testo è lo Zohar (commento mistico alla Bibbia), nella versione spagnola del XIV secolo, stampato a Mantova nel 1558.

 

7)      Ma il XVI secolo è anche il secolo in cui proprio in Italia si aprono i ghetti e si guarda con sospetto agli Ebrei e al loro contributo alla civiltà occidentale. Riforma e Controriforma non possono tollerare la presenza del pensiero ebraico nel bel mezzo della loro guerra. Il Talmud, sia manoscritto che stampato, viene bruciato nelle piazze per decreto! La Bibbia viene messa all’indice. La scrittura e la stampa ebraica si trasferiranno nell’Europa dell’est.

 

 

 

Bibliografia

Michael Brenner, Breve storia degli ebrei, Donzelli, Roma, 2009

Shmuel N. Eisenstadt, Civiltà ebraica, Donzelli, Roma, 1993

Garry Freedman, Storia del Talmud, Bollati Boringhieri, Torino 2016

Gadi Luzzatto Voghera, Rabbini, Laterza, Roma-Bari 2011

Piero Stefani, Gli ebrei, il Mulino, Bologna 2006

 

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