Salvarsi dalla depressione, imperativo assoluto

04/08/2020

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Le misure di sostegno all’economia varate dall’Unione Europea basteranno a salvarci da una depressione economica? Gli economisti definiscono tecnicamente depressione una decrescita economica che dura per più di due trimestri consecutivi. Chiaramente l’attuale recessione di quasi tutte le economie nasce dalla necessità di bloccare moltissime attività per arrestare la pandemia di Covid. Grandi iniezioni di credito potrebbero far risollevare le economie, se non entreremo in depressione. Sapremo a settembre se riusciremo a evitare la depressione. La depressione è tremenda, è quasi sempre accompagnata da gravi disordini sociali, rivolgimenti politici, a volte da guerre. L’ultima grande depressione fu quella del 1929, le cui conseguenze sociali e politiche operarono fino alla guerra del 1939.

La depressione distrugge le strutture economiche: non chiudono soltanto i più deboli o i più obsoleti, ma intere filiere economiche, portando a un aumento intollerabile dei disoccupati. I disoccupati cessano di fare acquisti non immediatamente necessari alla sopravvivenza se temono di non trovar più lavoro, e questo causa la fine di tante altre aziende. Se a questo punto si distribuisce denaro a pioggia, sotto forma di sussidi e di credito, nella speranza di riattivare la domanda, lo scarso numero di aziende sopravvissute non permette di aumentare la produzione di beni e servizi, perciò i prezzi aumentano, si scatena l’inflazione. L’inflazione provoca sempre sconvolgimenti sociali.

Distribuire denaro a pioggia per sostenere la domanda è, nelle teorie oggi prevalenti fra gli economisti, utile per evitare che una recessione diventi depressione. Ma se si sbagliano i tempi, se il denaro arriva quando la depressione è già iniziata, la pioggia di denaro non è salvifica, può addirittura peggiorare l’equilibrio sociale. Agli inizi di una depressione è tassativo creare lavoro, non distribuire sussidi. Occorre che lo stato faccia grandi investimenti in infrastrutture che diano subito lavoro a milioni di persone e siano utili alla vita dei cittadini e all’iniziativa economica dei privati per decenni.

Per questo il prossimo autunno dobbiamo chiederci se la nostra economia sarà ‘soltanto’ in recessione o già in depressione, ed esigere dai governanti tanti investimenti e tanto lavoro, riducendo i sussidi allo stretto indispensabile per non condannare masse di cittadini alla grande povertà. Il PIL italiano è crollato nei primi sei mesi del 2020, ma potremo salvarci dalla depressione se ci sarà una netta ripresa produttiva nel secondo semestre e nuove imprese verranno avviate in sostituzione di quelle che chiuderanno.


 

La tabella in alto riassume le previsioni della Commissione Europea a luglio 2020 sulla contrazione del PIL fra la fine del 2019 e la fine del 2021. Le linee rosse segnano il livello delle previsioni del trimestre precedente.

 

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