Iraq e Libano senza speranza

06/11/2019

Da settimane in Libano e in Iraq si susseguono manifestazioni di protesta. Il presidente del Libano si è dimesso, quello dell’Iraq attende che venga nominato un eventuale sostituto. Ma le condizioni economiche e sociali contro cui i cittadini protestano non troveranno soluzione dal cambio di presidente o di governo, perché i governi centrali di questi paesi non hanno potere. In base alla costituzione il potere in Iraq e in Libano è rigorosamente parcellizzato fra i diversi gruppi sociali, religiosi e etnici che abitano il paese, ognuno dei quali ha poteri limitati al proprio gruppo e al proprio territorio. È impossibile decidere centralmente riforme applicabili a tutti i cittadini e su tutto il territorio.

In Libano nel 1943 i capi delle diverse comunità religiose stabilirono un sistema di spartizione dei poteri e delle risorse che costituisce una cleptocrazia appena velata da un tessuto di norme giuridiche e di regolamenti procedurali. Questo sistema, istituzionalizzato dalla costituzione, rende impossibile qualsiasi riforma a livello nazionale. Un sistema analogo è stato istituzionalizzato in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein. Ogni comunità si autogestisce tramite i suoi capi tradizionali, il compito del governo centrale è controllare che gli accordi di spartizione dei posti pubblici e delle risorse del territorio vengano applicati all’interno, oltre che rappresentare lo stato all’esterno. E ogni gruppo confessionale o etnico ha potere all’interno dello stato in base alla forza delle sue milizie, le quali obbediscono alla classe dirigente del proprio gruppo di appartenenza e non al governo centrale, anche quando sono ufficialmente incorporate nell’esercito del paese. In Iraq predominano le milizie raggruppate nelle Popular Mobilization Forces (PMF), in Libano Hezbollah. Entrambe sono finanziate, addestrate e armate dall’Iran e sostenute all’interno dei rispettivi paesi dalle minoranze sciite e dai loro temporanei alleati.

In Iraq e in Libano i cittadini che protestano chiedono riforme sociali, infrastrutture, welfare, trasparenza nell’uso del denaro pubblico. Ma non ci sono istituzioni che possano impegnarsi a dare ai cittadini quello che chiedono, perché nessuna istituzione centrale ha il potere né sul piano giuridico, né sul piano esecutivo

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