L’evoluzione della politica in Occidente

14/09/2019

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Stanno emergendo i nuovi tratti politici comuni all’Occidente (Europa e America), a trent’anni dalla fine della Guerra fredda e del comunismo reale, in un periodo segnato dalla crescente importanza della Cina e dell’Africa sulla scena mondiale e dalla perdita di importanza del mondo arabo in quanto indispensabile fornitore di energia a tutti i paesi del mondo. Ecco i tratti salienti del nuovo panorama politico:

1 - perdono peso i partiti di centro, la posizioni si radicalizzano. Nei paesi dove vige il bipartitismo, come nel Regno Unito e negli Stati Uniti, i partiti assumono posizioni più nettamente divergenti. Dove i partiti sono tanti, come in Italia e in Germania, si rafforzano i partiti nazionalisti a scapito del centro. Ovunque l’elettorato tende a dividersi fra destra e sinistra, abbandonando il centro.

2 - Le posizioni della sinistra sono profondamente cambiate dopo la caduta della teoria della lotta di classe contro il capitalismo globale. La destra oggi abbraccia la difesa dell’economia nazionale e della classe operaia e contadina, che fino a 30 anni fa era il cavallo di battaglia della sinistra sindacale. La sinistra invece abbraccia posizioni globaliste, è a favore della libera circolazione di persone, merci, idee e capitali, guarda con favore anche la diffusione globale delle grandi aziende digitali, le organizzazioni sovranazionali come il WTO e il ruolo delle ONG, fino a vent’anni fa accusate di essere agenti dell’imperialismo capitalista. La sinistra cioè si dichiara a favore di molto di ciò che fino a trent’anni fa considerava bieco strumento del mondo capitalista, mentre la destra nazionalista difende i lavoratori e il diritto della nazione a legiferare in contrasto con le norme dei trattati internazionali. Della questione dell’ambiente e del clima la sinistra sta facendo un nuovo cavallo di battaglia, una nuova bandiera ideologica. La destra è scettica e privilegia la piena occupazione e la disponibilità di energia rispetto all’ecologia.

Destra e sinistra concordano soltanto nel rifiuto della disciplina monetaria e fiscale, che è stato il punto di riferimento fisso dei partiti del centro liberale e moderato. Entrambe vogliono aumentare la spesa pubblica, rimandando i problemi del debito alle future generazioni.

Invece gli schieramenti geopolitici in Europa rimangono ancora fluidi, eccetto quello della Gran Bretagna, che con la brexit ha deciso di riprendersi piena autonomia. Come sempre, tornerà a una politica di opposizione alla formazione di una grande potenza unica in Europa, collaborando a questo fine con gli USA.

La rivalità fra USA e Cina è ormai dichiarata fin dalla fine del 2015, quando furono annunciate la Belt and Road Initiative e la costruzione di una nuova grande flotta militare cinese. L’Unione Europea invece non ha una visione politica comune del proprio ruolo sulla scena geopolitica globale, anche perché molto dipende dalla posizione che assumerà la Russia.

La Russia è il paese più esteso del mondo, con interessi geopolitici di vitale importanza sia in Asia Centrale, dove i pericoli possono provenire da una Cina troppo potente, sia sul Mar Nero e sul Mediterraneo, dove i pericoli possono provenire dall’espansione di una qualche potenza di area islamica, sia in Europa orientale (Ucraina in primo luogo), dove il nemico potrebbe essere proprio l’Unione Europea, se diventasse politicamente unita. La Russia di Putin si destreggia abilmente sui tre fronti, cercando di prevenire il rafforzamento dei tre possibili nemici e usando un po’ il bastone, molto la carota (cioè l’offerta di gas e petrolio, grano e armi), visto che il bastone (potenza demografica, industriale e militare) non è sufficientemente robusto per tener a bada tutti i potenziali nemici. Ma prima o poi la Russia dovrà coprirsi le spalle almeno da un lato: o verso l’Europa a occidente, o verso la Cina a oriente. Per storia, geografia e cultura è probabile che la Russia cerchi di arrivare ad accordi stabili con l’Unione Europea, diventando l’avamposto d’Europa in Asia Centrale. Ma per giungere a un tale risultato il percorso sarà tutt’altro che breve e agevole: vi si opporranno gli USA, la Cina e anche i paesi dell’est europeo che hanno vividi e tristi ricordi di invasioni e dominazioni russe. Però l’Europa potrebbe aver bisogno di allearsi con la Russia contro una eventuale futura potenza che riuscisse a coalizzare sotto la sua guida i popoli del Medio Oriente e quelli di larga parte dell’Africa − che è il sogno di alQaeda e delle sue diaspore.

Per noi Europei d’occidente lo scenario peggiore è quello di una Russia che condivide con la Cina il controllo dell’Asia Centrale in quanto sua alleata e afferma la propria egemonia anche in Medio Oriente e sul Mar Mediterraneo, in rivalità con l’Europa: sarebbe lo scenario propedeutico a una nuova guerra mondiale, combattuta su terreno europeo.

Gli schieramenti internazionali d’Europa tarderanno ancora molto a prender nuova forma: rimaniamo ancorati agli USA e alla NATO, perché l’unica alternativa possibile sarebbe cercare l’integrazione economica e l’alleanza con la Russia, cosa che spaventerebbe sia gli USA sia la Cina provocando ritorsioni da entrambe, e sarebbe anche poco accettabile per larga parte della popolazione sia in Europa sia in Russia. Per Germania e Francia, e anche per l’Italia, la via obbligata, per ora, è rafforzare la coesione economica, sociale e politica dell’Unione e prevenire altre possibili spaccature, ma senza allarmare troppo né la Russia né gli USA.

Ripubblichiamo qui a fianco (tra gli articoli correlati) alcune analisi di Robert Kaplan del 2013 e 2014, che in parte prevedevano e in parte già descrivevano i fenomeni che ora appaiono chiari agli occhi di tutti, ma che allora sembravano elucubrazioni esagerate da parte di un pessimista.

La via obbligata, per ora, è rafforzare la coesione economica, sociale e politica dell’Unione e prevenire altre possibili spaccature, ma senza allarmare troppo né la Russia né gli USA

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