La storia non la fanno i numeri

10/08/2019

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Nota: La mail iniziale fa riferimento all’articolo La battaglia per il passato. Chi definisce il passato controlla il presente e il futuro.

Interessante, ma io dall’America Latina la vedo in un altro modo riguardo al più grande genocidio della storia.

Questi non è l’olocausto, come dice la retorica europea che siamo abituati ad ascoltare, e come dice questo articolo, x cui i tedeschi possono cmq continuare a scusarsi fino al 2000.

Il più grande genocidio della storia (e non si può considerarlo solo x número, ma cmq anche qui, battiamo i numeri dell’olocausto) è stato quello avvenuto in America Latina per mano di spagnoli e portoghesi (se lo uniamo x questioni geografiche a quello del nord America citato, abbiamo sicuramente il più grande sterminio mai avvenuto) , non dimenticare, mai ufficialmente riconosciuto da nessuno.

In paesi come Cile e Argentina, non esistono più discendenti degli abitanti originari, li hanno sterminati tutti.

Dunque, bisognerebbe che se ne parlasse di più di questo genocidio, non xchè ormai è troppo lontano che ce ne si debba dimenticare.

Hitler non ha cancellato nessuna cultura o orientamento sessuale. I gay gli ebrei e i rom sono ancora con noi. Le culture indigene dell'America Latina, quelle rimaste, sono minacciate ancora oggi da nuovo motivi e a nuovo rischio di genocidio. E non parliamo di tutte le altre culture a rischio estinzione o che hanno subito genocidi dimenticati: gli armeni, gli uiguri in Cina, i tibetani, i khmer rouge in Cambogia. In Birmania stanno annientando i Rohingia da anni e nessuno fa niente.

 

 

Grazie del messaggio.

La storia dell’umanità è sempre stata un susseguirsi di guerre e stragi per impadronirsi di risorse altrui e ridurre in schiavitù i più deboli. Il significato o insegnamento che cerchiamo negli eventi storici non è direttamente relativo al numero di morti, ma è piuttosto relativo ai passi avanti − o indietro − fatti dall’umanità nel trovare modi di convivenza meno brutali, nell’elaborare sistemi sociali e politici che producano non soltanto meno morti, ma anche più creatività e più collaborazione e più conoscenza. Il numero di morti è importante nel valutare gli eventi, ma ancora più importanti sono le cause e le conseguenze di ogni evento tragico sull’evoluzione collettiva della civiltà umana. La morte sul rogo di Giordano Bruno ha avuto nella storia della civiltà europea conseguenze più gravi della morte di molte migliaia di persone nei terremoti avvenuti negli stessi anni nelle stesse regioni, di cui i libri di storia abitualmente non parlano.

La strage più numerosa nella storia dell’umanità è molto probabilmente quella compiuta dalle orde a cavallo di Gengis Khan, che spazzò via l’80% della popolazione e delle infrastrutture dell’Asia centrale e del Medio Oriente nel XIII secolo. Eppure i manuali di storia quasi non ne parlano, se non per spiegare che allora non c’era nessuna difesa possibile contro assalitori che arrivavano al galoppo, usando le gambe per guidare il cavallo e le braccia per brandire la spada. Soltanto le armi da fuoco, inventate un secolo e mezzo più tardi, avrebbero permesso di resistere e vincere contro una cavalleria armata di lance e spade. A quel punto le stragi mongole cessarono di interrogare l’umanità, divennero storia morta. Che uomini partiti in conquista siano feroci, distruttivi, disumani, non è una lezione da tramandare a partire da qualche episodio storico specifico, neppure da quello che produsse il maggior numero di morti: lo sappiamo bene, lo sappiamo tutti, ne hanno fatto esperienza personale (o come aggressori o come vittime) quasi tutti gli esseri umani della storia.

Per quanto orrende e radicali, le stragi delle popolazioni native americane da parte di conquistatori europei, dotati di armi di acciaio e portatori sani di malattie che il continente americano non conosceva, hanno prodotto poche riflessioni, hanno lasciato alle generazioni successive poche lezioni che già non fossero conosciute. L’eradicazione delle civiltà indigene non fu causata soltanto dalle uccisioni, ma soprattutto dalla totale mancanza di difese immunitarie delle popolazioni indigene nei confronti di malattie come il vaiolo e persino l’influenza o il morbillo. Ben pochi sopravvissero. Sopravvissero invece molti bambini nati da stupri o violenze, che però avevano ereditato per via genetica le difese immunitarie degli europei. I discendenti di questi bambini ‘misti’ costituiscono oggi oltre metà della popolazione che si considera indigena. La lettura basilare su questi argomenti è il saggio di Jareed Diamond Armi, acciaio e malattie, del 1997.

Ma la schiavitù e il razzismo e le stragi compiute dalla civiltà occidentale dopo la Dichiarazione d’indipendenza americana e dopo la Rivoluzione francese ancora ci interrogano, perché ci hanno rivelato che a dominare la nostra parte barbara e assassina e prevenire stragi e distruzioni persino all’interno delle società di appartenenza non bastano leggi liberali, raffinata cultura, riconoscimento di diritti umani, solida organizzazione della società, religioni basate sulla fratellanza la carità e l’uguaglianza. È questo l’interrogativo che ci pongono il razzismo moderno e la Shoah e che non possiamo trascurare o dimenticare, perché non l’abbiamo ancora risolto, non abbiamo ancora le risposte.

La Shoah in particolare non cessa di stupirci e di interrogarci per le tante assurdità che rivela, di cui due evidentissime.

Prima assurdità: gli ebrei sterminati erano quasi tutti perfettamente assimilati nelle nazioni in cui vivevano, erano cittadini come tutti gli altri, a volte non sapevano neppure di essere discendenti di ebrei, eppure ai governanti fu possibile considerarli non soltanto diversi, ma addirittura NON umani, dunque da sterminare in massa come insetti, con l’antiparassitario − e nessuno si oppose. Se capitò allora, può capitare ancora a qualunque gruppo (magari a coloro i cui nonni nacquero a Sassari piuttosto che a Bolzano), finché non avremo capito come prevenire tale assurda possibilità.

Seconda assurdità: lo sterminio degli ebrei non fu utile ai Tedeschi, anzi indebolì lo sforzo bellico della Germania. Per costruire e gestire i campi di sterminio e organizzare il trasporto degli ebrei da ogni parte di Europa verso i campi di sterminio, nel 1942 e 1943 i Tedeschi sottrassero al combattimento contro i nemici decine di migliaia di uomini, sottrassero vagoni e locomotive al trasporto di truppe, armi e cibo ai soldati al fronte. Eppure nessuno si oppose. Non sto parlando dei campi di lavoro, di schiavitù, di fame e malattie, di deportazione e requisizione di beni: orrende cose di cui allora furono vittime non soltanto gli ebrei. La caratteristica peculiare della Shoah è che i Tedeschi spesero energie e risorse per rastrellare e trasportare gli ebrei da tutta Europa e mandarli direttamente nelle camere a gas, senza nessuno scopo e nessuna utilità. Un treno con 1200 persone arrivava ogni mattina a Treblinka, la sera erano tutte gassate e bruciate, il mattino dopo arrivava un altro treno...

Non si tratta di numeri, non si tratta di ebrei: è l’umanità che non può rinunciare a chiedersi come questo fu possibile e come possiamo prevenirne la ripetizione, anche se in altre forme. Non se ne parlerà più quando avremo trovato le risposte.

Quando impariamo la matematica non impariamo soltanto i numeri, le quantità, ma impariamo che le operazioni si fanno con quantità omogenee, che hanno la stessa natura: non possiamo sottrarre pere dalle mele, perché nel mondo reale conta la natura della realtà, non il numero astratto. È così anche nella realtà della storia: non la si capisce soltanto tramite numeri, se non si dividono gli eventi in base alla loro natura. Confrontare eventi storici di natura diversa valutandoli soltanto in base ai numeri non dà risultati dotati di senso.

Cordialmente,

Laura Camis de Fonseca

 

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