La corsa allo spazio e la ricerca della via per le Indie, una stessa logica?

27/07/2019

Liberamente tratto da un articolo di George Friedman per Geopolitical Futures

 

In occasione dei cinquantenario dello sbarco dell’uomo sulla Luna, molti si sono chiesti perché i tentativi non siano proseguiti nei decenni successivi. Per rispondere può essere utile confrontare l’esplorazione dello spazio con le precedenti esplorazioni dei navigatori.

Ci sono molte somiglianze tra le esplorazioni oceaniche del XV secolo e i programmi spaziali americani e sovietici degli anni ’60. Innanzitutto, in entrambi i casi si è trattato di missioni molto costose, pianificate nei minimi dettagli. I paesi più attivi nell’esplorazione degli oceani − Spagna e Portogallo − spendevano una parte considerevole del loro budget in queste spedizioni. I Portoghesi formarono navigatori e costruirono navi che potevano sopportare viaggi lunghi e condizioni estremamente avverse. Misero a punto con sistematicità spedizioni con cui si spingevano sempre più a sud lungo la costa africana in cerca di un passaggio verso le Indie. Intanto Cristoforo Colombo bussava alle porte di diversi sovrani per chieder sostegno per le sue spedizioni, ottenendone dei rifiuti a causa degli ingenti costi e delle scarse possibilità di successo. Soltanto la Corona spagnola accettò di finanziarlo, sia con denaro del Regno che con investimenti privati (soprattutto di Ebrei alla ricerca di asilo).

In secondo luogo, entrambi i programmi furono intrapresi per ragioni di sicurezza e di prestigio nazionale. Portoghesi e Spagnoli volevano trovare una nuova via per le Indie − da cui provenivano prodotti molto richiesti in Europa – dato che quella esistente era ormai sotto il controllo dell’Impero Ottomano, che imponeva dazi sempre più elevati, cambiando gli equilibri economici in Europa. Era chiaro che chi avesse trovato un’altra via per raggiungere le Indie avrebbe tratto enormi vantaggi economici dai commerci, con il vantaggio aggiuntivo di infliggere un duro colpo agli Ottomani.

I Portoghesi impiegarono nuove tecnologie navali e riuscirono a esplorare acque che fino a quel momento non erano state riportate sulle carte: furono loro a scoprire la punta meridionale dell’Africa circumnavigando il continente, per poi raggiungere le Indie attraverso l’Oceano Indiano. Ciò allarmò non poco gli Spagnoli, che temevano che il Portogallo potesse controllare gli oceani e diventare così la potenza dominante in Europa. Gli Spagnoli avevano appena espulso – nel 1492 – gli ultimi musulmani dalla Spagna, nonché gli Ebrei, con gravi ripercussioni economiche sulle casse del Regno; ecco perché erano disposti a investire nell’azzardato progetto di Colombo. Dato che la rotta meridionale era ormai appannaggio dei Portoghesi, la Spagna doveva necessariamente cercarne un’altra. La proposta di Colombo di dirigersi a ovest in acque sconosciute era rischiosa, ma era l’unica possibilità per competere nella corsa alle Indie. Quando Colombo raggiunse quelle che lui pensava fossero le Indie, non trovò grandi ricchezze; da questo punto di vista il suo viaggio fu fallimentare e fu molto criticato al rientro in Spagna. Gli Spagnoli raddoppiarono la puntata, permettendogli di fare altri viaggi; quando anche questi non si rivelarono molto proficui, le esplorazioni vennero sospese, proprio come è avvenuto con le esplorazioni lunari. I Portoghesi, invece, avevano aperto una rotta redditizia, che accresceva il loro potere, dunque proseguirono nei loro viaggi. Più tardi, con ulteriori esplorazioni meno rischiose di quelle di Colombo, gli Spagnoli scoprirono gli Incas sulle Ande e gli Aztechi in Messico, civiltà ricche di oro e argento; le conquistarono (con armi e malattie), si appropriarono delle loro risorse e si imposero sui Portoghesi nella corsa alla ricchezza e al potere.

Anche i programmi spaziali americani e sovietici nascevano da considerazioni politiche e strategiche. Dal punto di vista strategico era importante poter controllare i progressi militari del nemico e non a caso grandi porzioni dei budget erano destinate a satelliti spia che restavano vicino all’orbita della Terra. Ma sul piano politico quel che contava era acquisire prestigio: usare la tecnologia per attirare nel proprio campo nuovi alleati nel contesto del conflitto ideologico che li vedeva contrapposti, la Guerra fredda. L’aver mandato il primo uomo nello spazio assicurò all’URSS una certa influenza politica e, più tardi, lo stesso avvenne per gli Stati Uniti con lo sbarco sulla Luna. Ma la differenza tra il peso dell’influenza guadagnata e i costi dei programmi spaziali era notevole. Lo spazio restò comunque un campo in cui esercitare la propria potenza militare e con il tempo cominciò a procurare anche alcuni vantaggi economici, dal miglioramento delle comunicazioni fino al GPS. Ma, come avvenne per Colombo, una volta raggiunti i propri fini politici e militari gli USA giudicarono insostenibile dal punto di vista economico mandare altri uomini sulla Luna.

Ora le cose stanno cambiando: lo spazio è la chiave del potere militare e, pertanto, un potenziale campo di battaglia. Se lo spazio è centrale per assicurarsi la supremazia militare la Luna diventa una risorsa strategica. Al momento non è chiaro quale potrebbe essere il suo utilizzo in ambito militare ma si potrebbe cercare di riportare l’uomo sulla Luna per lo stesso motivo per cui la Spagna continuò le sue esplorazioni via mare: per accrescere la propria potenza nazionale.

Tuttavia al momento il costo dello sforzo militare non ha un accettabile tornaconto economico. Il valore dello spazio potrebbe essere l’accesso a energia solare illimitata, che può essere rimandata sulla Terra sotto forma di microonde e convogliata in centrali elettriche. Un sistema simile sarebbe molto più efficiente di quelli sulla Terra, che devono fare i conti con le notti e con le nuvole. Al di là dello sfruttamento dell’energia solare, al momento è difficile immaginare altri usi economici della Luna. Si potrebbe obiettare che la ricerca in ambito spaziale è un fine in sé. Ma il passato sembra raccontarci una storia diversa: l’esplorazione spagnola era guidata da motivazioni economiche, militari e politiche, quella dello spazio negli anni ’60 da fini strategici e politici. Il guadagno economico era dato dalla possibilità di impiegare a fini commerciali la tecnologia che era stata sviluppata.

Al momento le imprese spaziali a fini commerciali si concentrano su attività legate all’esercito o sul turismo nello spazio. Le prime si sarebbero sviluppate comunque, mentre il secondo è un settore il cui futuro è ancora molto dubbio. Ma soltanto lo sfruttamento commerciale dello spazio potrà determinare davvero il ritorno dell’uomo sulla Luna. 

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