Il terrorismo islamico in Africa

30/05/2019

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Sconfitti sul terreno in Medio Oriente, i terroristi islamici — quelli di al Qaeda o dello Stato Islamico — da un paio di anni hanno iniziato a infiltrarsi nelle aree instabili dell’Africa subsahariana, alla ricerca di una nuova base territoriale. Il Sahel, l’area che si estende dalla costa atlantica della Mauritania a ovest fino all’Eritrea a est, è particolarmente vulnerabile all’infiltrazione dei terroristi, trovandosi in costanti condizioni di disordine politico e di miseria. I paesi del Sahel sono sempre travagliati da governi fragili, corruzione diffusa, contrabbandi e mafie, scoppi di violenza fra milizie irregolari. Dal 2014 la Francia e altri paesi occidentali cercano di mantenere sotto controllo le tensioni nella regione sia con operazioni militari sia con varie forme di aiuti, ma i problemi sono incancreniti e tendono a peggiorare, favorendo così lo scontento e la radicalizzazione delle popolazioni, che cercano soluzioni nell’emigrazione verso l’Europa o nell’adesione a gruppi armati. 

Alla ricerca di una nuova base territoriale, i terroristi islamici hanno iniziato a infiltrarsi nelle aree instabili dell’Africa subsahariana; il Sahel è particolarmente vulnerabile perché in costanti condizioni di disordine politico e di miseria

Il sostegno della Francia ai paesi del Sahel si incardina nell’Operazione Barkhane cui dal 2017 collaborano anche le forze militari del G5, cioè circa 4000 soldati dei 5 paesi del Sahel: Chad, Mauritania, Mali, Niger, Burkina Faso. I risultati non sono stati sin ad ora di rilievo, le operazioni sono state inefficaci, mal gestite e dotate di fondi e forze insufficienti. Nel contempo sono falliti anche quasi tutti i tentativi delle multinazionali di sviluppare joint venture economiche con enti e governi locali.

Il vuoto di potere creatosi nel nord del Mali ha permesso ai gruppi armati islamisti di riorganizzarsi, riarmarsi e varare nuove e più ampie operazioni. Ora i terroristi islamici si stanno espandendo a sud del Sahel, con potenziali gravi conseguenze per paesi come il Ghana e la Costa d’Avorio, che hanno territori fertili ed economie prospere, oltre che per i pasi europei che sono tradizionalmente loro partner, in primo luogo la Francia.

Negli scorsi anni si sono moltiplicati gli attacchi dei terroristi nelle province del Burkina Faso più vicine al confine, dove vivere è sempre più pericoloso. Le forze di sicurezza regolari hanno talora reagito con massacri indiscriminati in cui sono state coinvolte le popolazioni locali, contribuendo così a distruggere del tutto la fiducia delle popolazioni periferiche nei governi e nelle istituzioni. A maggio 2019 due cittadini francesi sono stati rapiti nel nord del Benin. Sono stati ritrovati dalle forze speciali, che hanno ritrovato e liberato anche altri ostaggi coreani e americani. A fine 2018 erano stati rapiti un italiano e un canadese nell’area di Bobo Dioulasso nel sudovest del Burkina Faso, area che veniva ancora considerata stabile e sotto controllo. Ad aprile una ventina di terroristi armati sono entrati in Togo, con camionette cariche di denaro. 

Decine di migliaia di Francesi vivono e lavorano in Costa d’Avorio, ex colonia francese, promuovendo scambi economici e attività legate al turismo che portano ricchezza alle casse dello stato. Ma l’attacco che nel 2016 fece 19 morti a Grand Bassam, villaggio turistico vicino ad Abidjan, dimostra che anche la Costa d’Avorio è nel mirino dei terroristi, così come il vicino Ghana. Ora entrambi i paesi hanno aumentato le operazioni di sicurezza e di intelligence nelle loro regioni settentrionali, ma le forze e le attrezzature a disposizione sono di gran lunga troppo scarse per sorvegliare territori così vasti. 

Gli USA sino ad ora sono stati riluttanti a entrare in gioco, considerando la regione di secondaria importanza sullo scenario globale. La Germania ha dato aiuto costante ma molto limitato alla Francia e al G5 nel Sahel. La Francia già investe pesantemente in uomini, attrezzature e armamenti per proteggere i suoi interessi e mantenere prestigio ed egemonia politica, economica e militare nell’Africa Occidentale. Ma se la situazione peggiorerà ulteriormente, come ormai appare probabile, la Francia avrà bisogno di aumentare l’impegno e di trovare anche alleati in altri paesi. 

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Articolo interessante. Desidero aggiungere qualche informazione su ciò che precede l'arrivo del terrorismo islamico nei paesi africani. In Benin due mesi fa ho saputo che i paesi del Golfo stanno investendo molto nell'islamizzazione della società, sinora per la maggior parte cristiana o di religioni tradizionali. Vengono costruite nuove moschee, abbellite quelle esistenti, costruite scuole private (che in Africa sono molto apprezzate visto il livello di quelle pubbliche), ecc. Esattamente la stessa cosa l'ho vista in Eritrea nel 2016. In questo paese buona parte della popolazione è islamica da secoli e le relazione tra i vari gruppi religiosi sono ottime. Molte persone però oggi sono preoccupate da questo attivismo islamico di stampo wahabita, perché temono che scoppino i conflitti che sono già accaduti altrove. Magari proprio in seguito all'arrivo, in modo più o meno occulto, di terroristi che troveranno un terreno già preparato al fondamentalismo. Spero che questo piccolo contributo possa essere utile. Vi ringrazio ancora una volta per il fantastico lavoro d'informazione che fate. Marco Locati