Cina e India in competizione per l’egemonia regionale

05/05/2019

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I grandi progetti cinesi per lo sviluppo delle ‘nuove vie della seta’ alimentano le paure di accerchiamento dell’India. L’iniziativa Belt and Road, pietra angolare della politica estera cinese per tracciare rotte commerciali in tutta l’Asia e in Europa, comprende cinque paesi che confinano con l’India o con le sue acque: Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Maldive e Nepal. La Belt and Road aggiunge così molto spessore alla tradizionale rivalità sino-indiana e sfida lo status dell’India come potenza regionale. Per le nazioni alla periferia dell’India il programma di costruzione di grandi infrastrutture progettate e finanziate dalla Cina (con prestiti agevolati, che saranno lentamente restituiti dai paesi in cui le infrastrutture sorgeranno) si inserisce nel loro duplice obiettivo di attrarre finanziamenti per lo sviluppo e controbilanciare la storica egemonia indiana. 

In Sri Lanka l’India ha appena segnato un punto: una ditta di Chennai si è aggiudicata una partecipazione importante in una grande raffineria di petrolio da costruirsi sulla costa orientale. L’accordo è il più grande investimento internazionale nella storia dello Sri Lanka. La raffineria sorgerà alle spalle del grande porto di Hambantota, che invece è stato dato in concessione per 99 anni al governo cinese e fa parte della Belt and Road Initiative. Il porto è stato costruito dai Cinesi con un finanziamento di 1 miliardo di dollari concesso dalla Bank of China allo Sri Lanka, che rimane così legato alla Cina anche dai debiti (the debt trap è la definizione del fenomeno nella propaganda anti-cinese). Lo Sri Lanka coglie i frutti della competizione fra India e Cina per sviluppare rapidamente la propria economia (ma si indebita anche pesantemente).

Lungo la frontiera himalayana la competizione fra India e Cina si gioca in Bhutan e Nepal, piccoli stati cuscinetto tra i due giganti. Il primo ministro nepalese ha chiesto ben 35 progetti, troppi anche per la Cina, che ha ridotto la lista della spesa a nove. L’India a sua volta ha proposto grandi investimenti al Nepal, tra cui un progetto idroelettrico da 1,4 miliardi di dollari. Il Nepal però continua a voler legami anche con la Cina, perché non vuole essere dipendente dall’India e vuole sfruttare la competizione fra i due rivali per ottenere migliori condizioni.

Il Bhutan rimane il più fedele alleato dell’India in Asia meridionale. Costeggia tutto il Corridoio Siliguri, che collega l’India alla sua ala nord-orientale oltre il Bangladesh. Il Bhutan non ha aderito all’iniziativa Belt and Road e diffida della Cina, che rivendica parte del territorio del Bhutan. Nel 2017 migliaia di soldati indiani e cinesi si scontrarono per mesi sull’altopiano di Doklam, territorio del Bhutan conteso dalla Cina. Per l’India mantenere il Bhutan nella sua sfera di influenza è essenziale anche per la difesa del corridoio Siliguri, perciò destina la maggior parte dei suoi aiuti all’estero proprio al Bhutan e vi invia costantemente i suoi ministri in visita.

È invece membro dell’iniziativa Belt and Road il Bangladesh. La sua posizione sul Golfo del Bengala offre alla Cina un utilissimo accesso portuale. Pechino vorrebbe creare un corridoio dalla sua provincia dello Yunnan attraverso il Myanmar e il Bangladesh fino al porto di Calcutta in India e ha già firmato oltre 20 miliardi di dollari di investimenti in progetti per il Bangladesh, paese accerchiato dall’India. L’elenco dei progetti include ferrovie, strade, tessiture di iuta, miniere, cavi in ??fibra ottica, porti, zone economiche speciali, reti elettriche, impianti di trattamento delle acque e centrali elettriche. Ma anche l’India vuole espandere il suo accesso in Bangladesh e creare fitte connessioni attraverso il Bangladesh per unire i territori indiani a ovest e a est del confine. Anche in questo caso a beneficiare della competizione è il Bangladesh, che si destreggia fra i due rivali cercando di trarne il massimo profitto non soltanto per la sua economia ma anche per la sua sicurezza.

Ma è il più grande nemico dell’India, il Pakistan, ad alimentare le maggiori preoccupazioni. Il Corridoio economico Cina-Pakistan − il ramo più importante dell’iniziativa Belt and Road − mira a ridurre la dipendenza di Pechino dall’affollato Stretto di Malacca e creare un corridoio commerciale (potenzialmente anche militare) via terra fra il Mar Arabico e la provincia occidentale dello Xinjiang in Cina. Il capolinea pachistano del Corridoio è il nuovo grande porto di Gwadar, che potrebbe presto diventare anche un avamposto della marina cinese vicinissimo alle coste indiane. Il China-Pakistan Economic Corridor è particolarmente provocatorio per l’India perché una delle sue autostrade attraversa il Gilgit-Baltistan, territorio amministrato dal Pakistan ma rivendicato dall’India come parte del Kashmir. Il sostegno di Pechino al Corridoio equivale a un vero e proprio riconoscimento della sovranità pachistana sul Gilgit-Baltistan. L’India ha quindi accusato la Cina di violare il principio di non interferenza negli affari interni altrui.

A livello diplomatico India e Cina stanno predicando la calma, nel tentativo di allentare le tensioni, ma i fattori di rivalità aumentano di mese in mese. Le rivendicazioni della Cina sullo Arunachal Pradesh indiano e quelle dell’India sulla regione cinese di Aksai Chin non vengono abbandonate, mentre l’espansione della Cina nell’Asia meridionale, in Pakistan e nell’Oceano Indiano costituisce una sfida crescente agli interessi regionali dell’India, che l’India non potrà tollerare a lungo.

 

 

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