L’Europa che cambia

15/04/2019

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Se la storia è maestra, possiamo interrogarla per capire come l’Europa potrebbe reagire alle pressioni e alle tensioni di diversa origine che la percorrono: quelle interne, originate dalla geografia, e quelle esterne, originate dal variare degli equilibri fra le grandi potenze globali e, soprattutto, dalla pressione demografica alle porte.

 

Parte a) Le dinamiche dei cambiamenti all’interno

Le tensioni e pressioni interne all’Europa derivano, come sempre, dalla diversa dinamica delle aspirazioni o necessità dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo o sull’Atlantico rispetto a quelle dei popoli della grande pianura nord-europea a est del Reno, priva di confini naturali (vedasi il video La dinamica fra popoli di pianura e popoli di mare in Europa).

Guardando le macro-evoluzioni d’Europa negli ultimi 2000 anni è evidente che, quando la vasta area di lingua tedesca nel cuore della grande pianura europea è politicamente frammentata, l’Europa tende a riassumere la configurazione che aveva ai tempi dell’Impero romano, con una netta separazione fra due grandi blocchi di paesi, gli uni a occidente e gli altri a oriente dei fiumi Elba e Danubio. Quando invece il mondo tedesco si accorpa e diventa una grande potenza, l’Europa assume la sua configurazione medievale, con un’area di egemonia germanica che tende a estendersi da nord a sud attraverso l’Europa centrale e l’Italia e a dividere il continente in tre blocchi: al centro quello legato alla Germania, a est quello legato alla Russia e a ovest quello legato alla Francia e/o all’Inghilterra. Quando l’Europa assume questa configurazione l’Italia tende a dividersi, a sfarinarsi in tanti piccoli centri di potere, troppo lontani dal potere predominante per riuscire a giocare un ruolo in Europa.

L’Europa di Napoleone assunse la configurazione romana, ma durò poco, perché con la Restaurazione si rafforzarono politicamente le terre germaniche, in primis l’Austria, poi la Prussia. La configurazione romana d’Europa tornò a ripetersi nel XX secolo, nel periodo della Guerra fredda, quando la Germania sconfitta fu divisa fra i due blocchi contrapposti.

Dopo la riunificazione tedesca del 1992 e la creazione dell’Unione Europea con il trattato di Maastricht dello stesso anno, l’Europa sta riacquistando la configurazione medievale, con la Germania al centro che catalizza e domina le forze economiche della grande pianura europea, sfruttando le opportunità del mercato comune e dell’unione monetaria, mentre gli stati lontani dal centro d’Europa diventano intolleranti ai vincoli dell’Unione Europea e cercano maggiore libertà di manovra rispetto alla Germania, la quale per la sua importanza demografica ed economica domina le scelte europee, pur cercando di mantenere un basso profilo politico. La Brexit e lo sviluppo dei cosiddetti partiti sovranisti vanno in questa direzione. Si noti che il sovranismo di cui si parla oggi non è affatto l’equivalente del nazionalismo così come lo abbiamo inteso nel XX secolo, volto all’espansione dei confini nazionali, ma è piuttosto la rivendicazione di autonomie regionali che tendono più alla frammentazione degli stati che alla loro espansione. Si pensi alla rivendicazione di indipendenza della Catalogna, al rischio che la Scozia allenti i legami con l’Inghilterra dopo la Brexit, alla polarizzazione politica fra il nord e il sud d’Italia alle ultime elezioni.

 

Parte b) Le pressioni esterne

L’agente principale delle dinamiche globali nel prossimo decennio sarà la rivalità fra la Cina e gli USA per l’egemonia globale, cui si aggiungerà, nei decenni successivi, l’orientamento e il contenimento dell’Africa.

Il contenimento della potenza economica e militare cinese è oggi la priorità strategica per gli USA. La Cina crescerà ulteriormente solo se riuscirà a non frammentarsi, se le regioni dell’interno non rimarranno arretrate e povere e culturalmente lontane rispetto a quelle costiere (vedi Geopolitica della Cina: il territorio, Geopolitica della Cina: la sfida di conciliare unità e sviluppo e La BRI e la strategia cinese sui mari). Per questo il successo della Belt and Road Initiative (BRI) è di importanza fondamentale per il governo cinese: la Cina rimarrà un unico grande stato soltanto se sarà cucita al resto dell’Asia e all’Europa da grandi infrastrutture di comunicazione e di trasporto che permettano lo sviluppo continuo dell’interno dell’Asia, non soltanto delle sue coste. Ma la possibile integrazione commerciale, logistica e (potenzialmente) militare dell’intero continente euroasiatico, che diventerebbe la maggiore super-potenza della storia, fa paura non soltanto agli USA ma anche ai popoli che si troverebbero schiacciati fra la potenza della Cina e quella di un’Europa unita attorno al binomio Francia-Germania, in primis la Russia. Al di là delle azioni tattiche rivolte a prevenire l’espansione russa verso ovest, che tanto spaventa i paesi dell’Europa dell’est, gli interessi di fondo degli USA e della Russia tendono a coincidere, perché entrambi i Paesi hanno interesse a ostacolare l’espansione della Cina e favorirne piuttosto la suddivisione interna. L’Europa occidentale invece, Italia inclusa, non ha molto da temere dall’integrazione commerciale e logistica con una Cina troppo lontana per aver velleità di invaderla e sottometterla.

Se la politica di espansione commerciale e logistica della Cina avesse successo, il suo contenimento avverrebbe ai confini dell’Europa, cioè in Russia e nel Mediterraneo, e noi ne saremmo coinvolti in quanto terra di confine, dove si organizza la prima difesa. Saremmo coinvolti come terra di confine e di prima difesa non soltanto in direzione est-ovest, ma anche in direzione sud-nord. L’Italia è il ponte terrestre fra Europa e Africa, e il possibile grande scontro futuro fra la Cina e il mondo occidentale si giocherebbe in Africa, continente in piena crescita demografica, ricco di energie e di risorse, alla ricerca di sviluppo economico e di nuovi assetti politici. Già oggi le notizie quotidiane di scontri armati e ribellioni e rivolgimenti giungono non più dal Medio Oriente e da Persia/Afghanistan, come è avvenuto dagli anni ’70 in poi, ma dall’Africa. Le terre di frontiera fra i grandi blocchi geopolitici, quelle in cui scoppiano frequenti scontri locali alimentati da potenze lontane, non sono più quelle a sud dell’URSS, ma è l’Africa, perché l’Africa sarà l’ago della bilancia fra le grandi superpotenze globali, ne decreterà il destino allineandosi con l’una o con l’altra.

 

Parte c) La doppia incognita

Gli equilibri internazionali sono in flusso sia all’interno sia all’esterno dell’Europa. Le due incognite per il futuro, dalla cui soluzione dipenderanno gli allineamenti strategici dell’Italia per molti decenni, sono:

-          reggerà la coesione franco-tedesca, fondamento dell’Unione Europea?

-          reggerà il controllo di Pechino sull’intera Cina attuale (composta di ben 42 nazionalità con livelli di sviluppo diversissimi), fondamento della potenza cinese?

Finché Francia e Germania cooperano strettamente in Europa, l’Unione Europea continua a esistere e a determinare direttamente o indirettamente la politica dell’intera Europa. All’Italia conviene collaborare come partner affidabile, pur senza rinunciare a far presenti i propri interessi e chiedere che vengano rispettati (cosa che negli anni ’90 e nei primi anni 2000 non ha saputo fare in modo coerente). Ma se Francia e Germania dovessero divergere e rompere la cooperazione, l’Unione Europea finirebbe di fatto, anche se rimanesse formalmente in piedi, e l’Italia si ritroverebbe a scegliere con chi allinearsi per meglio proteggere se stessa e i propri interessi di lungo periodo. La storia degli ultimi 300 anni non mostra nessun esempio di asse italo-germanico con esito positivo.

Se la potenza cinese continuasse a rafforzarsi ed espandersi nei prossimi dieci anni, e la rivalità con gli USA diventasse davvero il fulcro degli equilibri globali, l’Europa non avrebbe altra scelta ragionevole che allinearsi con gli USA e aiutarli a stringere alleanze anche in Africa. L’alternativa sarebbe dover affrontare l’ostilità non soltanto degli USA, ma anche della Russia, che non vorrebbe rimaner schiacciata dalla possibile alleanza fra Europa occidentale e Cina.

In qualunque caso noi Italiani ci troviamo geograficamente in una zona di possibile faglia geopolitica sia lungo l’asse sud-nord, sia lungo l’asse est-ovest. Non potremo sottrarci alle scelte strategiche, né potremo rinunciare alla difesa del nostro territorio e del mare che lo circonda, perché la possibilità di una guerra sul nostro territorio sta diventando di nuovo possibile, anche se per ora appare poco probabile.

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