Internet, totalitarismo e conformismo

22/02/2019

A marzo 2019 la Russia staccherà la sua rete internet da quella globale per utilizzarla soltanto con risorse interne, situate in territorio russo. Si tratterà di una esercitazione di prova, non di un distacco definitivo. Secondo il governo russo rendersi autonomi dalla rete internazionale è un’esigenza per proteggersi dall’aggressività degli USA e dei suoi alleati, che controllano la rete e la manipolano per contrastare gli interessi della Russia.

Lo scorso dicembre il governo russo ha presentato un progetto di legge alla Duma (il parlamento russo) per la creazione di un sistema economico digitale autonomo. L’esperimento del prossimo marzo è volto a osservare dal vero le possibilità tecniche e le conseguenze operative di tale scelta, prima dell’approvazione finale della legge.

La bozza di legge propone, fra altre cose, la creazione di un archivio di domini nazionali. Il dominio è l’indirizzo (esclusivo per ogni utilizzatore) tramite il quale ogni informazione è rintracciabile nei server collegati in rete. Chi sta leggendo questo articolo lo può fare perché l’articolo risiede nel ‘dominio’ chiamato ‘fondazionecdf.it’ posizionato in un server dislocato… non so in quale parte del mondo, non ho mai indagato [NdA]. Ma a trovare velocemente il dominio e aprirne il contenuto ha provveduto il browser, il motore di ricerca utilizzato dal lettore, probabilmente Google o Explorer o Mozilla. Il browser a sua volta ha usato il servizio di uno dei 12 DNS (Domain Name Systems) esistenti al mondo, che traducono la scritta ‘www.fondazionecdf.it’ nel lunghissimo codice numerico che costituisce l’indirizzo preciso di questo file sul server. Nessuno di questi 12 DNS risiede in Russia. A un nemico basterebbe impedire l’accesso ai DNS per impedire qualunque utilizzo della rete a chi si trova in Russia. Considerando l’importanza delle trasmissioni digitali sia per l’economia sia per la difesa − e in generale per lo svolgimento di quasi ogni attività umana − la prospettiva che l’uso della propria rete internet possa essere interdetto dall’estero non è tranquillizzante.

Ma c’è di più: da marzo in poi tutti i servizi internet passeranno non più tramite browser e provider autonomi, ma attraverso il Roskomnadzor, sigla che significa ‘servizio federale russo per la supervisione delle comunicazioni, della tecnologia dell’informazione e dei media’. I browser e i provider privati dovranno installare delle apparecchiature, fornite da Roskomnadzor, che permettono alla stessa Roskomnadzor di bloccare i collegamenti con l’estero. Il controllo della rete sarà dunque totale, e sarà nella mani del governo russo. Oggi in Russia, così come nei paesi liberali e democratici, per bloccare a qualcuno l’accesso alla rete occorre una decisione della magistratura, notificata a tutti. In futuro in Russia l’accesso verrà permesso o bloccato per via burocratica, tramite tecnologie manovrate direttamente da un ente che dipende dal governo.

In questo modo la Russia farà un passo avanti sulla strada che da un tipo di governo autoritario porta a un tipo di governo totalitario, che esercita il controllo su ogni aspetto della vita dei cittadini. Non è la prima volta che il governo russo diventa totalitario: lo fu dal tardo 1800 il governo zarista, lo fu il governo sovietico.

Anche la Cina mette in atto da anni sistemi che bloccano l’accesso a siti sgraditi al regime e impediscono la circolazione in rete di contenuti sgraditi. Nei primi anni molti Cinesi trovarono sistemi per aggirare il blocco e diffondere ugualmente quei contenuti, ma durò poco: adesso la censura funziona. Nel 2015 furono fisicamente eliminati i server e le persone che diffondevano contenuti sgraditi. La Cina ha rivendicato anche ufficialmente la propria ‘sovranità’ sullo spazio cibernetico.

Così il potenziale rivoluzionario di internet, che consiste nell’essere una rete globale di computer collegati attraverso cavi sottomarini e satelliti nello spazio, al di fuori della giurisdizione di qualunque potere statale, viene limitato e costretto all’interno di confini e interessi specifici. Per ora succede soltanto in stati con governi autoritari come la Cina e la Russia, o programmaticamente totalitari come il Nord Corea.

Come vanno invece le cose da noi? Nei paesi con governi liberali o democratici le istituzioni sorvegliano blandamente i contenuti della rete internet e la magistratura interviene soltanto in casi estremi, ma l’omogeneizzazione delle informazioni che influenzano i pensieri e le emozioni delle persone avviene ugualmente, tramite meccanismi ‘di mercato’. Quando eseguiamo una ricerca in rete con parole chiave, il motore di ricerca seleziona e presenta migliaia di contenuti, ma il 75% degli utenti sceglie di guardare soltanto i primi contenuti, al massimo i primi cinque. Sicuramente ci comportiamo così anche noi. I contenuti vengono proposti secondo un ordine deciso da chi? Da un algoritmo, che è nelle mani di Google e degli altri browser. Altrettanto succede per Facebook e gli altri social. L’algoritmo propone sempre per primi i contenuti più cliccati. Dunque i contenuti più cliccati vengono riproposti sempre per primi e, poiché noi spontaneamente apriamo soltanto i primi, questi aumentano vertiginosamente i loro click e la loro popolarità. Così i gusti, gli interessi e le opinioni maggioritarie vengono riproposti per primi e il 75 % degli utenti si ferma a quelli, liberamente, senza bisogno di censure e di manipolazioni occulte. Il resto potrebbe anche non esserci. Probabilmente gli altri contenuti, quelli minoritari che non raggiungono mai i primi posti nella pagina, avrebbero lo stesso numero di lettori rivolgendosi direttamente a un numero limitato di singole persone selezionate, senza bisogno di internet. Perché su internet si trova tutto, ma quasi nessuno lo cerca e quasi nessuno lo legge, se non è già stato visto e scelto da un gran numero di persone. Finiamo col leggere sempre quello che anche tutti gli altri leggono o consultano. La libertà di informazione e di scelta non è garanzia di allargamento della conoscenza né di maggiore indipendenza di giudizio. Nel suo studio sull’Impero romano Edward Gibbon scrisse che l’imperatore Augusto capiva che iI popolo avrebbe accettato anche la schiavitù, purché fosse convinto di star godendo della massima libertà. 

Su internet si trova tutto, ma quasi nessuno lo cerca e quasi nessuno lo legge, se non è già stato visto e scelto da un gran numero di persone. La libertà di informazione e di scelta non è garanzia di allargamento della conoscenza né di maggiore indipendenza di giudizio

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