Europa: è l’ora delle scelte strategiche tra Cina e USA

10/02/2019

Il presidente Trump sta per firmare un decreto che esclude componenti tecnologiche di produzione o origine cinese per la rete internet americana. Non si tratta di un divieto sconvolgente, perché i Cinesi non hanno ancora venduto quantità importanti di tali componenti negli USA. Ma potrebbe essere il preludio a una decisione che avrebbe conseguenze ben più gravi: la proibizione alle aziende americane di vendere microprocessori e altre componenti chiave ad aziende cinesi o a capitale cinese. Tale proibizione è già stata imposta la scorsa primavera nei confronti della azienda cinese ZTE, che in sei mesi ha visto contrarsi enormemente il fatturato e oggi è in pessime condizioni. Non ha chiuso soltanto perché la tiene in piedi lo stato cinese. La ZTE ha recentemente dichiarato di essere pronta a un rilancio, grazie a nuovi microprocessori sviluppati in proprio e con l’aiuto dei paesi dell’Unione Europea, che continueranno a usare componenti cinesi per lo sviluppo delle proprie reti 5G. Il Dipartimento di Stato americano ha fatto sapere all’Unione Europea che gli USA reagirebbero con determinazione a tale decisione, che considererebbero ostile agli interessi americani.

La decisione spetta ora al Consiglio degli Stati membri dell’Unione. Il paese egemone nel Consiglio è la Germania, perciò gli altri stati prenderanno posizione dopo che la Germania avrà fatto conoscere il proprio orientamento. Voci di corridoio dicono che in una seduta a porte chiuse nel governo tedesco pare abbia prevalso l’opinione di continuare la collaborazione con la Cina, nonostante la fiera opposizione degli USA. Si tratta di una questione di importanza strategica, su cui l’Unione Europea potrebbe spaccarsi. Si tratta di abbracciare la visione di una Europa franco-tedesca tendenzialmente alleata con la Cina, piuttosto che con gli USA. Sarà bene che la discussione su questa scelta di fondo sia ampia, articolata e profonda in tutti i paesi d’Europa, a livello di opinione pubblica. Speriamo che i nostri media aiutino a sviluppare tale discussione, anziché nasconderla sotto al tappeto, come spesso avviene per le questioni veramente strategiche.

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