Asia Centrale, corteggiata da tutti

15/11/2018

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L’importanza dell’Asia Centrale negli equilibri globali è sempre più evidente. In sole due settimane si sono tenuti incontri ad alto livello su argomenti riguardanti l’energia – ma non solo – fra Kazakistan e Uzbekistan e la Germania, la Russia, la Romania, la Cina, gli USA, gli Emirati, l’Arabia Saudita.

L’evento più rimarchevole è stata la rivalità fra USA e Russia per esercitare influenza sull’Uzbekistan: il 19 ottobre Putin e il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev hanno brindato ai legami strategici che li uniscono e firmato un accordo di cooperazione economica e un prestito di 350 milioni di dollari da parte russa per lo sviluppo di infrastrutture in Uzbekistan, il 25 ottobre diplomatici americani erano a Tashkent a firmare accordi per ben 2500 milioni di dollari!

A complicare il quadro occorre osservare che questi paesi, oggetto di grande competizione fra potenze rivali, sono a grande maggioranza islamici, sono retti da governi dittatoriali laici stile anni ’70 e hanno frontiere artificiali, disegnate a tavolino da Stalin nel dopoguerra. È la stessa condizione in cui si trovavano la Siria di Assad e l’Iraq di Saddam prima di cadere nella lunga guerra civile che abbiamo conosciuto, che ha aperto larghi spazi al jihadismo e non si è ancora spenta. Gruppi come al Qaeda e lo Stato Islamico stanno cercando di mettere basi in questi paesi da tempo, per ora con scarso successo.

Mantenere la stabilità dell’organizzazione statale in questi paesi non è cosa facile, occorre grande capacità di mediazione e anche pugno di ferro. Lo sviluppo economico può aiutare, se non va ad arricchire soltanto piccole élite. 

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