Energie rinnovabili e nuovi equilibri geopolitici

09/07/2018

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Oggi il mondo attinge sempre più energia da sole, vento, acqua e biomasse. Il costo di queste fonti scende da sette anni e oggi è in una fascia di costo analoga a quella dei combustibili fossili. Una recente analisi del Bloomberg New Energy Finance prevede che le fonti rinnovabili forniranno il 64% dell’elettricità del mondo entro il 2050.

La transizione globale verso l’energia rinnovabile metterà l’elettricità al centro della scena. I paesi dovranno integrare le loro reti elettriche e avere molti centri di produzione geograficamente dislocati. Questi cambiamenti avvantaggeranno i paesi all’avanguardia nella ricerca tecnologica e il mercato dell’energia si focalizzerà a livello regionale

Inoltre anche i sistemi di accumulo di elettricità in poco spazio (batterie) crescono in efficienza e scendono di prezzo così velocemente che probabilmente entro i prossimi 10 anni i veicoli elettrici raggiungeranno la parità di costo con le automobili convenzionali. Anche il divieto di vendita di auto con motori diesel o a gasolio a partire dal 2040 in Francia e nel Regno Unito aiuterà l’ascesa delle auto elettriche.

Ci vorranno decenni perché le energie rinnovabili sviluppino appieno il loro potenziale e comunque i combustibili fossili non scompariranno mai del tutto: il gas naturale sarà importante anche a fine secolo. Ma un mondo nel quale le fonti rinnovabili rappresentino un terzo dell’energia totale è ora vicino. Il cambiamento avrà conseguenze epocali sulla geopolitica, perché la necessità di energia è, insieme alla necessità di sicurezza, il principale motore delle politiche internazionali.

La concentrazione geografica dei giacimenti di petrolio, gas e carbone hanno concorso a determinare gli equilibri di potere nel XX secolo, dando un’influenza enorme a un piccolo numero di stati ricchi di energia, molti dei quali in Medio Oriente. Dopo la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti sono stati i garanti della sicurezza delle rotte dell’energia globale. Il risultato è stato un mercato globalizzato dell’energia in cui i valori sono gestiti in dollari USA – un grande vantaggio per gli Stati Uniti.

L’energia rinnovabile invece non si presta ad alimentare oligopoli, perché le fonti di energia rinnovabile sono praticamente ovunque: pochi luoghi al mondo mancano di vento, sole, acqua o biomasse. Però l’industria delle rinnovabili oggi dipende da alcuni materiali critici come il litio, disponibile soltanto in una manciata di paesi nel mondo. Gli impianti per generare energia eolica, solare e idroelettrica non necessitano di nessun altro carburante, perché si autoalimentano. Il sole brilla, il vento soffia e i fiumi scorrono appieno quasi ovunque, ma soltanto per una parte del tempo, inducendo alla cooperazione fra regioni diverse per condividere e integrare le reti elettriche e i sistemi di produzione.

La transizione globale verso l’energia rinnovabile metterà l’elettricità al centro della scena. Per ridurre i costi e prevenire le carenze in periodi di pioggia o privi di vento i paesi dovranno integrare le loro reti elettriche e avere molti centri di produzione geograficamente dislocati. Di conseguenza il mercato dell’energia si focalizzerà a livello regionale.

Questi cambiamenti avvantaggeranno di gran lunga i paesi all’avanguardia nella ricerca tecnologica: gli USA, il Giappone, ma soprattutto la Cina, che oggi è il maggior produttore mondiale di celle solari e batterie. È anche il maggior fornitore di terre rare, ha il più grande mercato per i veicoli elettrici. Ha acquistato miniere di litio e cobalto all’estero, ha investito in aziende elettriche in Europa, Africa e Sud America. Si è data l’obiettivo di integrare i mercati dell’elettricità in tutta l’Asia costruendovi linee di trasmissione ad alta tensione. 

Rimangono da risolvere ancora molti problemi sia tecnologici sia finanziari, ma il cambiamento è già avviato e proseguirà il suo corso. Si prevede che l’uso di energie rinnovabili permetterà di portare l’elettricità anche a regioni del mondo che oggi non possono affrontare i costi per costruire le infrastrutture e i sistemi operativi necessari per sviluppare il territorio. Tutte le assolate regioni desertiche e semidesertiche del mondo potrebbero avere energia domestica a basso prezzo per costruire città con edifici ad aria condizionata, per estrarre e desalinizzate l’acqua dal sottosuolo, per coltivare in serre a temperatura e umidità controllata, per irrigare e rinverdire il deserto, per costruire ferrovie e strade…

I perdenti saranno gli esportatori di petrolio come Venezuela, Kazakistan e gli stati del Golfo. Anche questi stati imbriglieranno il loro sole per estrarne energia, ma perderanno l’importanza geopolitica che avevano nel mondo dominato dal petrolio. La Russia perderà d’importanza più lentamente perché continuerà a fornire gas naturale all’Europa, dove la luce solare è troppo scarsa per permetter di sostituire del tutto le fonti fossili.

Non si faranno più guerre per il controllo dei giacimenti di petrolio, gas o carbone, ma le future reti elettriche intelligenti e interconnesse diventeranno gli obiettivi di attacchi informatici da parte di stati ostili e di organizzazioni terroristiche. La sicurezza dell’approvvigionamento dei minerali rari necessari per la tecnologia sarà un’altra area di contesa. Infine si moltiplicheranno i conflitti su problemi quali il furto di proprietà intellettuale, il “dumping” e la creazione di barriere tecniche all’utilizzo di tecnologie rivali. Basta leggere i giornali per rendersi conto che questa competizione è già cominciata, soprattutto fra Cina e USA.

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