La scelta che ci tocca

28/05/2018

Seguiamo la crisi economica e la crisi dell’Unione Europea dal 2010. Il 4 ottobre del 2013 scrivevamo: ‘per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, il contratto sociale in Europa si sta spezzando. Se le élite del continente non affronteranno il problema, e se non riusciranno a riconciliare i loro interessi con le aspettative dell’elettorato, i fondamenti politici dell’UE continueranno a sgretolarsi’ (da L’insostenibilità dello stato sociale in Europa).

A marzo del 2012 abbiamo pubblicato un articolo sulle tesi di Paolo Savona, che vi invitiamo a rileggere (La crisi finanziaria-il caso Italia). Oggi la politica è (finalmente) arrivata a coinvolgere masse di elettori in queste discussioni, che nel 2010 erano limitate a quattro gatti e ai più sembravano un incomprensibile astruso ghiribizzo. È buon segno, perché finalmente stiamo mettendo i piedi a terra, finalmente vediamo e affrontiamo la realtà. È un grosso pericolo perché, se non si riuscirà a conciliare responsabilmente la prudenza economica e sociale con la democrazia, la società italiana si spaccherà ancora più a fondo e dovremo affrontare un periodo molto, molto difficile.

Nelle prossime settimane la scelta che ci verrà proposta sarà semplificata e radicalizzata. Agli elettori verrà chiesto di schierarsi o a favore della stabilità e della integrazione economica e politica internazionale, o a favore della democrazia e della sovranità popolare. Ognuno di noi farà la sua scelta. Il caso peggiore sarebbe metter di nuovo la testa nella sabbia, cercar di rimettere in piedi per mesi o per anni un governo ‘di necessità’ non scelto dagli elettori, come quelli che abbiamo avuto dal tardo 2012 in poi. Governi talora anche ottimi, date le circostanze, ma privi di legittimità elettorale.

Sono nata prima della guerra, mi sono formata nel dopoguerra, ho avuto la fortuna di studiare anche negli USA (grazie AFS!) quando a farlo eravamo pochissimi, di vivere e lavorare a livello globale quando a farlo eravamo pochissimi. Insieme al mio ex marito ho messo in piedi un’azienda che fu la seconda in Europa, dopo una multinazionale olandese, a commerciare con la Cina di Mao, in piena Rivoluzione culturale, e poi con quasi tutti i paesi asiatici. Perciò capisco bene i benefici (anzi la necessità) di integrazione globale, di superamento delle rivalità nazionali e delle culture chiuse. Ma non al di fuori della democrazia, contro la democrazia. Nella democrazia io ho fiducia, ho fiducia nella libertà.

Abbiamo creato un’Europa autocratica, che non potrà sopravvivere. Ora la scommessa è riuscire a liberarsi da questo tipo di governance europea per crearne un’altra su base politica, che sia davvero democratica, senza giungere a conflitti violenti ed evitando disastri.

 

Laura Camis de Fonseca

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Recentemente sono giunto anch'io alla stessa conclusione. Ho lavorato per 30 anni in aziende multinazionali con ruoli manageriali e sono sempre stato un fautore della "globalizzazione", pur vedendone anche i difetti (ogni cosa umana ha un rovescio della medaglia). Tuttora sono convinto che noi esseri umani dobbiamo e possiamo superare le barriere di ogni tipo che ci separano, ma è oramai evidente che questo non può essere solo un processo di élite. Per funzionare deve coinvolgere attivamente la maggior parte delle persone. Oggi la UE è il banco di prova per vedere se in un mondo dominato dalla finanza e da alcune potentissime aziende private e possibile la costruzione di una realtà sovranazionale su una base democratica.