Sanzioni alla Russia, alluminio ed equilibri globali

23/04/2018

Le nuove sanzioni americane decise a inizio aprile 2018 nei confronti della Russia sono direttamente mirate a singole persone e a singole aziende. Non colpiscono in generale l’economia russa, ma alcuni settori, soprattutto quello dell’alluminio. Le sanzioni colpiscono personalmente 7 oligarchi, 12 aziende di oligarchi, 17 alti burocrati di stato.

L’azienda più colpita è la Rusal, che produce il 5,7% di tutto l’alluminio globale, di proprietà dell’oligarca Oleg Deripaska, che è forse l’uomo più ricco della Russia. Il valore della azioni della Rusal è crollato, perché la Rusal vendeva 1,4 miliardi di dollari di alluminio negli Stati Uniti all’anno, che ora non potrà più vendere. Dovrà trovare mercati alternativi in Asia, ma non sarà facile, anche perché le sanzioni colpiscono anche le aziende che forniranno servizi e materie prime a Rusal. Le multinazionali minerarie Rio Tinto e Glencore hanno già fatto sapere che taglieranno i rapporti con Rusal. Il governo russo ha dichiarato che fornirà aiuti all’azienda, che ha 70 000 dipendenti.

L’annuncio delle sanzioni ha già provocato un rialzo del 14% del prezzo dell’alluminio sul mercato globale. I grandi clienti americani di Rusal quasi certamente sostituiranno le sue forniture di alluminio con forniture di produttori cinesi. Questo significa che i dazi doganali recentemente imposti dagli USA sull’alluminio importato dalla Cina non ridurranno il giro di affari delle aziende cinesi, perché la richiesta di alluminio aumenterà. Le sanzioni a Rusal sembrano perciò un regalo degli USA alla Cina.

La Russia ha reagito alle nuove sanzioni imponendo a sua volta sanzioni su molti prodotti agricoli e industriali americani. È allo studio anche la proposta di chiudere la porta agli investimenti americani in Russia.

Le tensioni fra USA e Russia sono alle stelle anche sulla questione siriana e sull’Ucraina. È una specie di ritorno alla Guerra fredda in formato ridotto, su piccola scala, probabilmente mirata a far abbassare la cresta a Putin, che si atteggia a arbitro delle sorti del Medio Oriente e dell’Europa dell’Est.

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