Dopo la cacciata dell’ISIS da Mosul

14/07/2017

La guerra contro l’ISIS procede, oscillando fra realtà e finzione. Fra le finzioni propagandate dall’informazione c’è l’idea che i ribelli anti-Assad combattano davvero contro l’ISIS: hanno combattuto e combattono duramente i Curdi e qualche piccolo gruppo loro associato, hanno combattuto le milizie filoiraniane e sciite alleate di Assad. I ribelli sunniti di varia affiliazione, in parte sostenuti dai Sauditi, in parte dal Qatar e dalla Turchia, hanno combattuto contro Assad e i suoi alleati iraniani e sciiti, mai contro l’ISIS. 

La riconquista del territorio in mano all’ISIS sta procedendo con determinazione in Iraq, più che in Siria. La mappa a fianco mostra la situazione a giugno 2017, un mese fa. L’accordo informale e provvisorio raggiunto fra USA, Russia e Iran ha permesso di fermare i combattimenti fra le varie fazioni ribelli da loro sostenute per il tempo necessario a sferrare l’attacco per la riconquista di Mosul.

La riconquista di Mosul ha richiesto nove mesi, a causa delle rivalità fra le parti che avrebbero dovuto combattere unite contro l’ISIS, mentre la conquista della città da parte dell’ISIS era avvenuta in due settimane. Permane il problema di fondo dell’acerrima inimicizia fra fazioni interne sostenute da diverse potenze esterne, che ha portato alla guerra civile in Iraq. La condizione di disperazione e di miseria in cui ora versano le città liberate e le centinai di migliaia di profughi non aiuteranno a superarle.

Mosul, città sunnita, è stata liberata prevalentemente da forze sciite del governo iracheno, di cui i cittadini di Mosul non si fidano. Hanno partecipato alla liberazione anche i Curdi, che sono sunniti ma laici e combattono per costituire un proprio stato – perciò di loro non si fidano gli altri gruppi iracheni, né sciiti né sunniti, né di governo né di opposizione. La battaglia è stata durissima. Ora occorre fermarsi, provvedere ai bisogni della popolazione e sorvegliare che i vincitori iracheni sciiti non trattino i cittadini sunniti in modo ostile, ricreando condizioni favorevoli alla ribellione sunnita.

La sconfitta dell’ISIS è tutt’altro che definitiva. Non soltanto l’ISIS detiene ancora territorio in Iraq e in Siria ma, come per al Qaeda o i Fratelli Musulmani, la sua ideologia, la sua strategia e la sua organizzazione sono impostati su tempi lunghi, possono sopravvivere all’uccisione dei capi, alle sconfitte sul terreno, e rafforzarsi in clandestinità, mescolandosi fra la popolazione e alimentando la fede in un’ideologia di riscatto.

La guerra civile in Siria e in Iraq è tutt’altro che finita – forse la fase peggiore deve ancora venire, soprattutto in Iraq.

 

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