NATO: le diverse visioni di USA e Germania

05/06/2017

Durante la Guerra fredda la NATO ebbe lo scopo di prevenire e impedire l’espansione dell’Unione Sovietica in Europa. L’attacco a un singolo stato membro sarebbe stato considerato un attacco a tutti i paesi dell’Alleanza, che sarebbero intervenuti militarmente insieme. I costi e la responsabilità dell’Alleanza erano sostenuti in modo preponderante dagli USA sia per la loro grande capacità economica, sia perché contenere l’URSS era una loro priorità strategica. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica l’Alleanza continuò a esistere, ma venne quietamente abbandonato il meccanismo di partecipazione automatica alla difesa di ogni singolo partner. Dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 e nelle successive guerre in Afghanistan, in Iraq e in Georgia la Gran Bretagna fu costantemente a fianco degli USA, ma altri paesi NATO parteciparono – e partecipano − in modo poco più che formale.

Inoltre dal 2000 in poi tutti i paesi europei hanno grandemente ridotto le spese militari, a eccezione delle Repubbliche Baltiche e della Polonia, che temono l’espansionismo russo, trovandosi ai confini. La contribuzione degli Europei alla difesa dell’Europa in caso di guerra si è così grandemente ridotta negli ultimi quindici anni: la Germania ha ridotto la spesa dall’1.50 all’1.19% del PIL, l’Italia dall’1.82 all’1.11% del PIL.

La questione del ruolo della NATO venne alla ribalta nel 2014 con l’annessione della Crimea da parte della Russia e la secessione di alcune regioni filo-russe dell’Ucraina. Si trattava di una guerra locale europea, ma fu chiaro che i paesi dell’Unione Europea non avevano né le forze militari né una strategia comune per confrontare e contenere la Russia o qualunque altro potenziale pericolo ai confini. La Germania, con la sua grande potenza economica, offriva molti consigli ed era diplomaticamente attiva, ma non aveva né la volontà né la forza militare per provvedere una qualche difesa ai paesi di confine. Fu allora che i contribuenti americani iniziarono a chiedersi apertamente perché mai gli USA dovessero sostenere i costi per la difesa militare della Germania e di altri ricchi paesi europei. Gli USA presero a richiedere che i paesi europei rispettassero l’impegno di dedicare il 2% del PIL annuo alla difesa, gli Europei fecero finta di non sentire. Nei paesi dell’Est Europa più esposti al pericolo di ingerenze russe guadagnarono consensi i partiti nazionalisti euroscettici, l’Unione Europea perse prestigio, aumentò il risentimento verso la Germania perché non usa l’egemonia economica in favore dell’intera Europa. I mutamenti d’opinione pubblica resero possibile la Brexit.

In questa situazione, che cosa significa la recente dichiarazione della Merkel che l’Europa non può più fidarsi di altri, ma deve prendere in mano la propria sicurezza? A settembre si terranno le elezioni politiche in Germania e il governo cambierà, dunque le parole della Merkel non si tradurranno in politiche. Ma chiunque abbia responsabilità di governo in Germania deve fare i conti con le sue costrizioni geopolitiche.

La Germania è una grande potenza economica, ma non ha confini difendibili. Come la Russia, ha bisogno di profondità strategica, cioè ha bisogno di essere circondata da paesi amici e alleati, perché non potrebbe resistere a un attacco contemporaneo da est e da ovest. Nonostante la potenza delle sue industrie e della sua tecnologia, nonostante la disciplina unitaria della sua popolazione, ha sempre perso tutte le grandi guerre europee: non può resistere a lungo contro invasori che la accerchino, perché non ha linee su cui attestarsi e resistere. La Germania ha bisogno dell’Unione Europea, ha bisogno del mercato comune e della moneta comune che permettono alla sua economia di prosperare e le assicurano la pace ai confini. La Germania non ha paura della potenza che la Russia dispiega oggi ai confini, perché quei confini sono lontani dal territorio tedesco, toccano la Polonia, le Repubbliche Baltiche, le Repubbliche del Caucaso, l’Ucraina. La Germania ha bisogno di venire a patti con la Russia, così come con la Turchia, per pacificare i confini d’Europa, anche se tale pacificazione costa sacrifici ai paesi europei che si trovano sulla frontiera. L’attivismo americano all’interno della NATO per fornire sistemi di difesa e assistenza militare ai paesi europei alla frontiera con la Russia rafforza i sentimenti nazionalistici in quei paesi; la Germania non può correre il rischio di perdere l’egemonia economica e politica che ha raggiunto sull’Europa dell’Est e sui Balcani tramite l’Unione Europea. Questi ragionamenti si nascondono sotto la frase della Merkel dopo l’incontro con Trump.

 


La Germania è una grande potenza economica, ma non ha confini difendibili. Ha bisogno di venire a patti con la Russia, così come con la Turchia, per pacificare i confini d’Europa, anche se tale pacificazione costa sacrifici ai paesi europei che si trovano sulla frontiera. L’attivismo americano all’interno della NATO per fornire sistemi di difesa e assistenza militare ai paesi europei alla frontiera con la Russia rafforza i sentimenti nazionalistici in quei paesi; la Germania non può correre il rischio di perdere l’egemonia economica e politica che ha raggiunto sull’Europa dell’Est e sui Balcani tramite l’Unione Europea.


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