La prossima mossa dell’ISIS: portare la guerra in Giordania
e coinvolgere Israele per guadagnar consensi

10/03/2017

QUesto è quanto temono alcuni analisti, anche nei governi giordano e israeliano. Nelle ultime settimane l’ISIS, sotto pressione e in ritirata a Raqqa (Siria) e a Mosul (Iraq), ha conquistato terreno alla frontiera giordana. Il 24 febbraio ha attaccato una zona di frontiera fra Siria e Giordania, conquistandone un tratto che ora è sotto controllo dei miliziani del gruppo Khalid Ibn al-Walid, affiliato all’ISIS.

La Giordania ha accolto e ospita poco meno di 700000 profughi siriani, e nelle ultime settimane l’afflusso è in aumento. La Giordania è un piccolo paese con una piccola popolazione, perciò tanti profughi costituiscono già un grande problema, che sino a ora le istituzioni giordane sono riuscite ad affrontare e reggere – ma le preoccupazioni aumentano.

La Giordania è l’unico paese stabile e in pace ai confini con Israele: Libano e Siria sono instabili e spesso in preda a guerre civili, l’Egitto dal 2011 è a rischio di instabilità, soprattutto nel Sinai, dove l’ISIS è presente e fa strage di Egiziani copti, di religione cristiana. Giordania e Israele condividono un lunghissimo tratto di frontiera, collaborano nell’intelligence e nell’addestramento militare. Se la Giordania cadesse nella guerra civile, Israele non potrebbe rimanersene a guardare gli eventi. D’altra parte proprio questa potrebbe essere la prossima carta giocata dall’ISIS sconfitto sul terreno: incitare gli islamici alla guerra contro Israele, sotto le sue bandiere, unificando sotto la propria guida gruppi islamisti di varia origine e provenienza.

                                       

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