Ucraina, Polonia, Russia e nuove alleanze

06/02/2017

Le parti si accusano a vicenda per la ripresa degli scontri che hanno causato decine di morti il 29 e 30 gennaio 2017 alla frontiera fra Ucraina e Russia. Il 28 gennaio s’era avuta notizia della telefonata ufficiale fra Trump e Putin, in cui entrambi hanno ribadito l’intenzione di ‘riannodare legami economici e commerciali che arrecano beneficio a entrambi i Paesi’. Durante la campagna elettorale il presidente Trump ha spesso sottolineato che i paesi della NATO approfittano delle capacità di difesa offerte dagli USA, senza condividerne i costi − il che è vero, è un’eredità dell’epoca della Guerra Fredda che ora potrebbe venir modificata. Trump ha anche detto che il sostegno economico e militare degli USA ai paesi dell’Europa dell’Est non porta vantaggi agli USA, mentre sarebbe utile collaborare con la Russia per la pacificazione in Siria e la sconfitta dell’ISIS.

Il riavvicinamento fra Russia e USA, che presto potrebbe portare all’abolizione delle sanzioni imposte ai Russi a seguito dell’aggressione all’Ucraina del 2014, preoccupa profondamente i leader di Polonia e Ucraina.

Il 30 gennaio il presidente ucraino Petro Poroshenko ha incontrato Angela Merkel, leader de facto dell’Unione Europea e leader di diritto della Germania, paese che ha un fondamentale interesse strategico a mantenere l’Europa dell’Est in condizioni di pace, di stabilità e di piena collaborazione economica e militare. Durante l’incontro la Merkel ha ribadito l’intenzione di mantenere le sanzioni alla Russia, ma altri paesi europei come l’Ungheria, la Grecia e l’Italia ritengono che convenga collaborare con la Russia e sono a favore della revoca delle sanzioni. Inoltre Francia e Germania sono impegnate in campagne elettorali che potrebbero portare al governo partiti con posizioni più flessibili nei confronti della Russia. Polonia e Ucraina stanno perciò affrettando la costruzione di un sistema protettivo regionale che funzioni indipendentemente dall’UE e dalla NATO e che sperabilmente non provochi reazioni forti da parte della Russia.

Nell’arco di pochi mesi la condizione militare sul terreno è cambiata sia dal lato russo sia nei paesi NATO, quasi senza che le opinioni pubbliche dei paesi coinvolti ne prendessero nota. Ben tredici paesi NATO contribuiscono ai quattro battaglioni dislocati nei Paesi Baltici e in Polonia, mentre Romania, Turchia e Bulgaria hanno raggiunto un accordo per incrementare congiuntamente la sicurezza del Mar Nero. 

La Polonia sta attivamente costruendo una linea di contenimento dell’egemonia russa lungo l’Intermarium (mappa a lato), e cerca rapporti molto più stretti con l’Ucraina. L’attività diplomatica polacca si è fatta molto intensa e include la partecipazione al Gruppo Nordico, legato da un accordo difensivo di recente creazione, di cui fanno parte Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia, Germania, Olanda, Norvegia, Svezia, UK e Islanda: tutti i paesi che con la Russia condividono frontiere o l’affaccio su qualche mare. Dal 2017 i paesi del Gruppo Nordico apriranno l’accesso ai loro territori e ai loro cieli ai paesi alleati per condurre missioni congiunte.

La Polonia ha raggiunto un accordo bilaterale di difesa con l’Ungheria che entrerà in vigore nel corso del 2017, sta inoltre discutendo condizioni di collaborazione anche con la Romania.

Più difficile è rafforzare la cooperazione con l’Ucraina senza allarmare la Russia. Molte infrastrutture ucraine, incluse quelle utili alla difesa, oggi sono gestite da manager polacchi, grazie alla politica polacca di offrire ai vicini consulenze, servizi di addestramento del personale, attrezzature, sistemi di liason e di logistica. Il polacco S?awomir Nowak dirige l’agenzia ucraina di manutenzione delle strade nazionali, il polacco Wojciech Balczun dirige le ferrovie pubbliche ucraine. È un tipo di soft power che permette alla Polonia una presenza vigile in Ucraina, senza destare allarme.

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