La ''scomparsa'' di Israele

24/12/2016

Nel 2016 Israele è quasi scomparso dai notiziari. Il conflitto Israele-Palestina, per decenni offerto dai media all’opinione pubblica come il cuore dei problemi della regione, ora è percepito per quello che è : un piccolo conflitto locale strumentalizzato e amplificato per sviluppare ideologie di contrapposizione fra gli Arabi islamici e l’Occidente. Israele non è un paese dell’Occidente, è a pieno titolo un paese del Medio Oriente, ma è l’unico paese non islamico del Medio Oriente, per questo viene rifiutato e considerato cavallo di Troia dell’Occidente, sua creazione artificiosa – trascurando totalmente il fatto che anche Giordania, Siria, Iraq e Libano sono paesi artificiosamente definiti e avviati all’indipendenza dalle potenze vincitrici nel periodo fra le due Guerre Mondiali.

La ‘Primavera Araba’ è all’origine della sparizione del conflitto israelo-palestinese dai notiziari. Fummo noi occidentali a definirla ‘primavera’. Le prime rivolte furono animate da ragazzi che usavano i loro cellulari per comunicare, usando i social: abbastanza perché i commentatori nostrani, con la consueta incapacità di percepire davvero la diversità, li considerassero democratici, liberali e filo-occidentali. Invece erano islamisti che volevano abbattere quello che rimaneva delle dittature militari socialiste instaurate all’epoca di Nasser: volevano abbattere Mubarak, Gheddafi, Assad. Saddam era già stato sbalzato di sella dagli Americani. Gli islamisti vedevano queste dittature come anti-islamiche e per questo volevano abbatterle – non in nome della democrazia e della libertà individuale; la maggioranza dei protestanti delle piazze arabe voleva il ritorno alla shari’a, non voleva la democrazia.

In ogni paese la rivolta ebbe un seguito diverso:

- in Egitto l’esercito finse di acconsentire al volere dei dimostranti, accettò la deposizione di Mubarak e l’elezione di Morsi, per poi accusarlo di tradimento e arrestarlo, dopo aver riconquistato il controllo delle piazze;

- in Libia Gheddafi avrebbe finito col prevalere e rimanere al potere, se non fossero stupidamente intervenuti in aiuto dei ribelli Americani ed Europei, per poi lasciare il paese nel caos;

- in Siria la maggioranza sunnita che odia gli Alawiti avrebbe rovesciato Assad, ma è stato salvato dall’Iran e dalla Russia;

- in Bahrein gli sciiti si ribellarono contro il governo dei sunniti, mentre in Iraq i sunniti ribelli al governo filo-sciita di Bagdad creavano e sviluppavano l’ISIS.

 

Il successo dell’ISIS ha creato una situazione nuova nella regione, perché il tentativo di creare un grande Califfato minaccia direttamente tutti i governi arabi, oltre alla Russia. I governi dovettero perciò desistere in parte dalle reciproche ostilità e cercare un minimo di sicurezza ai propri confini. Israele in questo frangente rimase costantemente estraneo alle guerre fratricide, limitandosi a incursioni sporadiche per distruggere armi troppo vicine ai propri confini, costituendo così un’isola di sicurezza per gli Arabi ai suoi confini. Da Israele non soltanto non provenivano attacchi, ma c’era disponibilità ad aprire le porte degli ospedali per curare i feriti, a qualunque fazione appartenessero.

Questa lunga serie di eventi, accompagnata dalla diffusione del terrorismo anche nelle nostre città, ha mostrato al mondo le profonde fratture del mondo arabo-islamico, il largo rifiuto della democrazia e dei valori fondanti le società occidentali, quali l’inviolabilità dei diritti dell’individuo. Forse larga parte dell’opinione pubblica occidentale si è anche resa conto che non è Israele l’origine dei problemi della regione, né è Israele a volere la guerra.

Come evolverà la situazione in futuro non è dato sapere: anche l’islamismo prima o poi sarà sconfitto come ideologia, perché fallirà, ma occorrerà tempo e, purtroppo, altra violenza e sofferenza. Nel frattempo gli Europei faranno bene a non dimenticare una delle lezioni apprese da questi avvenimenti: lo ‘scandalo’ di Israele in Medio Oriente non consiste né nei suoi metodi né nei suoi confini, ma nel fatto che non è uno stato islamico, retto da leggi subordinate alla shari’a – e questo per gli Arabi islamici non era accettabile ieri, né è accettabile oggi. Se sarà accettabile in futuro, sarà un gran passo avanti per al regione e per il mondo. 

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