Italia, non è tempo di distrazioni

05/12/2016

Chiunque governerà nel 2017 dovrà affrontare due pericolosissimi nodi che, se irrisolti, possono portarci alla rovina economica e politica per decenni. Se riusciremo ad affrontarli e risolverli, potremo invece risalire la china entro il 2020. I due nodi sono:

-         le riforme della politica e della burocrazia pubblica;

-         le negoziazioni con l’Europa per cambiare la politica dell’Eurozona.

Le riforme del sistema politico e della burocrazia sono necessarie per poter avere un governo abbastanza forte e stabile da perseguire con certezza politiche di risanamento per un certo numero di anni. Il percorso non può che iniziare con la riforma della Costituzione e della legge elettorale, per dare ai governi futuri il potere di effettuare le successive riforme necessarie per risanare l’economia e diminuire gli sprechi nella spesa pubblica, anziché dover negoziare ogni giorno con partiti e partitini ed enti locali su ogni singolo dettaglio.

Ma ancor più importante è avere un governo stabile e forte per negoziare con l’Europa, perché per tirarci fuori dalla recessione economica dobbiamo poter investire in infrastrutture e pagare pochi interessi sul debito pubblico. Abbiamo cioè bisogno di infrangere il fiscal pact, o meglio di allentarlo per tutti, e di continuare ad avere il sostegno della BCE anche quando Draghi sarà sostituito da un altro governatore, altrimenti salta il nostro sistema bancario e con il sistema bancario salta il sistema paese. Non dimentichiamo che il nostro debito pubblico è pari al 136% del PIL annuo e che, se su questo debito lo stato italiano dovesse pagare interessi alti, non avrebbe più i fondi per pagare gli stipendi e le pensioni, come è avvenuto in Grecia. Se invece per pagare regolarmente stipendi e pensioni lo stato non pagasse i titoli in scadenza, che sono in gran parte in pancia alle banche italiane, salterebbero le banche. Che a governare ci sia l’uno o l’altro partito, questo è il passo, questo è il salto.

Il dibattito per il referendum ha trattato di tante questioni di scarso peso, ma non ha quasi mai affrontato questi nodi drammaticamente essenziali per il nostro futuro. È come se, sull’orlo del baratro, noi Italiani preferissimo voltarci a discutere del paesaggio alle spalle anziché capire come evitare di cadere nel precipizio che abbiamo davanti.

La lunga crisi economica e finanziaria delle economie occidentali sta volgendo al termine ed è possibile immaginare un futuro in ripresa, se sapremo innovare e investire. Ma per innovare e investire occorrono margini di manovra che l’Italia oggi non ha se non ha il consenso e il sostegno dell’Eurozona, essenzialmente della Germania. Ora dobbiamo essere molto abili ed esperti nel negoziare per convincere l’Eurozona a concederci questo sostegno, perché l’alternativa sarebbe disastrosa per noi per decenni a venire, ma significherebbe anche lo sfaldamento dell’Unione Europea. E il paese che a lungo andare verrebbe messo più in pericolo dallo sfaldamento dell’Unione Europea è proprio la Germania, come dovrebbe insegnare la storia degli ultimi cent’anni. 




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