Il potere di Putin è alla fine di un ciclo?

05/11/2016

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica la Russia perse il controllo sui territori di confine. Il paese cadde nel caos. Ci furono tentativi − falliti – di passare a un’economia di mercato attraverso la cosiddetta ‘terapia d’urto’, che portò a privatizzazioni radicali e all’ascesa dell’oligarchia. Il risultato fu la perdita del 40% del PIL e la profonda crisi finanziaria del 1998. Il panorama politico non era migliore: al governo un’accozzaglia di partiti litigiosi cercava inutilmente di raggiungere l’accordo per un nuovo sistema politico. Il presidente Boris Yeltsin declassò ulteriormente i servizi di sicurezza e l’esercito, mentre la popolazione russa cercava una nuova identità che la facesse sentire unita come ai tempi dell’Unione Sovietica. In molte regioni della Russia ci furono avvisaglie di secessione e scoppiò una guerra efferata tra Mosca e le repubbliche del Caucaso, in particolare la Cecenia.

Nel 1998 Putin, burocrate di San Pietroburgo, venne nominato da Yeltsin a capo del Servizio Segreto russo (FSB), erede del KGB sovietico, e fu incaricato di contenere il caos. Putin con la sua schiera di fedeli di San Pietroburgo, molti dei quali ex agenti del KGB, prese duri provvedimenti per arginare i problemi e l’anno successivo divenne primo ministro. Una volta insediatosi Putin continuò a rafforzare i servizi di sicurezza e l’esercito. Intimò ai territori russi di dare contributi finanziari e politici al governo e smettere di parlare di secessione. L’efficienza di Putin spinse molte élite moscovite a sostenerlo e alla fine Putin prese il posto di Yeltsin come presidente. Putin sembrava un grande riformatore, capace di consolidare il paese economicamente, politicamente e socialmente. Diede un giro di vite agli oligarchi, togliendo loro le attività strategiche per lo stato – come il settore energetico. Snellì il processo politico rafforzando il partito unico sotto il suo controllo e trasformando i partiti di opposizione in un sistema che poteva essere manovrato. Imbrigliò il tumultuoso Caucaso settentrionale dividendo i gruppi di attivisti locali e creando un esercito ceceno lealista per porre fine alla seconda guerra cecena. Più importante ancora, fece un patto sociale con i Russi per stabilizzare il paese e dargli impulso.

Ebbe anche un colpo di fortuna. Nel 2004 il prezzo internazionale dell’energia iniziò a salire e la domanda di gas naturale in Europa aumentò molto, proprio mentre la Russia si stava riappropriando delle sue fonti produttive di energia. Il PIL russo crebbe di dieci volte tra il 2000 e il 2009. Lo standard di vita russo aumentò di quattro volte e il reddito reale disponibile salì del 160%. Il livello di disoccupazione e il tasso di povertà si dimezzarono. Ma aumentarono anche le spese militari, di circa cinque volte. L’economia russa e la posizione politica di Putin divennero stabili. Ciò consentì a Mosca di concentrarsi sui territori di confine – in particolare di respingere quelle che erano state percepite come invasioni straniere dopo il crollo sovietico. La NATO e l’Unione Europea erano penetrate negli stati sovietici e in quelli del Patto di Varsavia, offrendo accordi di associazione o di aggregazione. Ma quando gli Stati Uniti, a partire dal 2002, si concentrarono sulle guerre in Afghanistan e in Iraq, Mosca riuscì a riprendere il controllo ai confini.

Nel 2002 la Russia creò l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), alleanza difensiva contrapposta alla NATO. Inoltre Mosca utilizzò le risorse energetiche per crearsi alleati ai confini. Dopo una serie di interruzioni della fornitura di gas, l’Europa capì l’antifona e fece in modo che né l’Ucraina né la Georgia venissero ammesse nella NATO. Nel 2008 la Russia invase la Georgia e la NATO non intervenne. Nel 2010 Mosca fece pressioni sull’Ucraina. Fra il 2010 al 2015 la Russia estese la sua unione economica con il Kazakistan e la Bielorussia all’Armenia e al Kirghizistan. L’Occidente dipinse Putin come un teppista e la Russia come un aggressore, ma la popolazione russa elogiò il leader che aveva riportato il paese a essere una potenza regionale e addirittura mondiale. Putin rispettava il contratto sociale con il popolo russo e il popolo lo amava.

Ma nonostante la sua popolarità, il governo di Putin cominciò a mostrare segni di debolezza; aumentarono le pressioni esterne e i pericoli per la stabilità della Russia.

Nel 2014 la Russia subì una serie di colpi: il governo dell’Ucraina rovesciò le posizioni, diventando filo-occidentale. Mosca istigò invano gli Ucraini ad abbattere il governo sostenuto dall’Occidente, rivelando i limiti del potere russo. Oggi la Russia ha influenza soltanto su una scheggia dell’Ucraina orientale, che è in mano a ribelli alleati ai Russi. Le azioni russe in Ucraina hanno fatto sì che l’Unione Europea e gli Stati Uniti reagissero all’unisono, imponendo sanzioni economiche che danneggiano la popolazione russa. Nel frattempo il prezzo del petrolio è crollato, gli investimenti stranieri in Russia sono scesi del 50% nel 2014 e quasi a zero nel 2015. Il rublo russo ha perso il 40% del valore nel solo 2014. La popolazione sente il peso della sofferenza economica. Il 25% della popolazione ha visto ridursi il potere d’acquisto dello stipendio e il 15% ha perso il lavoro. Il salario medio mensile è sceso sotto i 450 dollari, meno che in Cina, Romania e Serbia. In media i Russi quest’anno spendono metà del reddito soltanto per il cibo e più della metà della popolazione è convinta che la situazione peggiorerà ancora in futuro.

L’attuale recessione in Russia è diversa dalla crisi economica del 2008-2009, che era parte della crisi finanziaria mondiale. La Russia oggi è isolata sul piano internazionale, dopo l’annessione della Crimea e l’intervento in Siria contro il volere dell’Occidente. Queste azioni hanno accresciuto il patriottismo dei Russi, ma soltanto temporaneamente. La crisi economica inizia a pesare sul governo di Putin, costringendo il leader russo a diventare necessariamente più autoritario. Anche Ivan il Terribile fu popolare nel suo continuare il progetto del nonno di trasformare la Russia da stato medievale a impero. Ma quando la carestia e le battaglie perse iniziarono a mettere la Russia in pericolo, Ivan IV divenne quel leader brutale che oggi ricordiamo. Putin potrebbe trovarsi nella stessa situazione: sta affrontando dilemmi simili e presto dovrà decidere come mantenere il potere e la stabilità e proteggere i confini russi.

Man mano che il flusso di cassa diminuisce, le élite politiche, militari ed economiche che costituiscono il governo cercano di arraffare beni e potere. Putin era in grado di controllare queste azioni, ma negli ultimi due anni la pressione è stata eccessiva e ha portato alla caduta di alcuni degli uomini più importanti del paese. Sempre più preoccupato di ritorsioni da parte dei leader estromessi, Putin si è circondato di fedelissimi che sono privi di poteri personali. Insicuro anche della fedeltà dell’esercito e dei servizi segreti, il leader russo ha costituito un suo esercito personale, la Guardia Nazionale, composto da 400.000 truppe che rispondono direttamente a lui.

Putin è stato in grado di governare la Russia con il pugno di ferro per 16 anni grazie alla popolarità del suo governo, ma in due anni gli indici di gradimento del governo sono caduti dal 66 al 26% e quelli personali di Putin dall’ 88 al 74%. L’affluenza alle urne alle elezioni parlamentari di settembre è stata la più bassa nella storia post sovietica, rivelando mancanza di fiducia. Putin è riuscito a manipolare i risultati delle elezioni per assicurare la maggioranza assoluta al suo partito, Russia Unita, e far passare la legislazione, dura e impopolare, necessaria a mantenere il potere.

Anche le pressione ai confini aumentano. L’intervento della Russia in Ucraina ha dato origine a un conflitto congelato e a bassa intensità. L’Occidente mantiene le sanzioni. La NATO mantiene le posizioni lungo il perimetro russo e il tentativo di Mosca di obbligare l’Occidente al tavolo delle trattative con le sue iniziative in Ucraina e in Siria per ora non è riuscito.

La Russia e il potere di Putin non sono certamente sull’orlo del precipizio, ma il Paese sta entrando nella fase in cui è estremamente vulnerabile e tuttavia sempre più aggressivo. Putin agisce ora da una posizione di sopravvivenza, non di forza, e la Russia potrà arrabattarsi ancora per un po’, ma aver imboccato la via del declino

Putin è stato in grado di governare la Russia con il pugno di ferro per 16 anni grazie alla popolarità del suo governo, ma in due anni gli indici di gradimento del governo sono caduti dal 66 al 26% e quelli personali di Putin dall’ 88 al 74%.

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