I gasdotti fra Russia, Balcani e Turchia

22/08/2016

- Il Gas-West pipeline (in giallo sulla mappa), d’epoca sovietica, porta 16 miliardi di metri cubi l’anno di gas russo in Romania, Bulgaria e Turchia, attraverso l’Ucraina. Costruito e gestito da un consorzio di aziende turche, bulgare e rumene, ha una portata insufficiente a soddisfare le richieste.

- Il Blue Stream (in blu sulla mappa), costruito da Gazprom, dalla turca Botas e dall’ENI, porta 16 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente in Turchia, ma neppure questo basta a soddisfare le richieste, perciò da anni è in discussione fra Russia e Turchia il progetto

- Turkstream (linea tratteggiata nera), che dovrebbe avere una capacità di 63 miliardi di metri cubi l’anno e, passando sotto il mare, arrivare alla frontiera fra Grecia e Turchia. La Grecia ha detto sì, la Turchia ha fermato le trattative. I paesi della penisola Balcanica stanno discutendo la realizzazione di un progetto denominato

- East Ring (linea tratteggiata arancione), con una capacità di 20 miliardi di metri cubi l’anno, che possa pompare il gas in due direzioni (da nord verso sud o da sud verso nord) per distribuirlo fra Slovacchia, Bulgaria e Romania, sia che provenga dalla Turchia, sia che provenga dall’Ucraina. Già in funzione è il

- TANAP, Trans Anatolian Pipeline (in rosso sulla mappa), che porta 16 miliardi di metri cubi annui di gas non dalla Russia ma dall’Azerbaigian attraverso tutta la Turchia sino ai Balcani. Il consorzio è formato dalla azera Socar, la turca Botas e l’inglese BP.

- Il TAP, Trans Adriatic pipeline (linea marrone), è un progetto alla prima fase di realizzazione che vede coinvolte la BP, la turca Socar, la norvegese Statoil, la belga Fluxys, la spagnola Enagas, la svizzera AXPO nella costruzione di un gasdotto che dalla parte europea della Turchia dovrebbe portare il gas azero fino in Puglia. Potrebbe però portare anche gas che arrivi in Turchia da qualunque altra parte del Medio oriente o dell’Asia centrale. 

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