I partner rinunciano al raddoppio di Nord Stream: Gazprom resta solo

22/08/2016

La Polonia ha vinto una battaglia importante contro il duopolio Russia-Germania nel campo dell’energia, ponendo condizioni tali da spingere i partner internazionali a uscire dal consorzio per il raddoppio del Nord Stream, o Nord Stream II. L’annuncio è stato dato il 12 agosto 2016. I Polacchi si sono battuti usando ogni cavillo delle norme europee anti-monopolio, fino a sfinire i membri del Consorzio. Subito Gazprom ha annunciato che proseguirà nell’impresa. Nord Stream II dovrebbe portare altri 55 miliardi di metri cubi annui di gas dalla Russia direttamente in Germania, tanti quanti ne porta oggi Nord Stream I. Il costo di costruzione è stimato attorno ai 10 miliardi di dollari.

Lo scopo di Nord Stream II è evitare il transito attraverso l’Ucraina del gas russo dal 2020 in poi, allo scadere dei contratti esistenti, senza ridurre le forniture all’Europa. Dalla Germania il gas fluirebbe all‘interconnettore di Baumgarten in Austria, da cui sarebbe pompato verso l’Europa centrale, l’Italia e i Balcani. Ora la Polonia riceve gas direttamente dalla Russia attraverso i gasdotti di epoca sovietica Brotherhood e Northern Lights-Yamal e lo riesporta verso altri paesi europei, guadagnando commissioni di transito. Il raddoppio di Nord Stream permetterebbe alla Russia di tagliare anche questo flusso, facendo dipendere la Polonia dalla Germania.

Gazprom è in difficoltà finanziarie, ma preferisce sospendere altri investimenti per concentrarsi sul Nord Stream II. La costruzione inizierà nel 2018. Prima di allora è ancora possibile che le priorità cambino e, anziché dare priorità al raddoppio di Nord Stream, Putin decida di dar priorità alla costruzione di Turk Stream. La politica dell’energia è una componente primaria della geopolitica di ogni paese, ma per la Russia è questione di sopravvivenza: il budget statale russo (cioè gli introiti dello stato) è composto per il 52% di utili e tasse sull’esportazione di energia, soltanto per il 48% da tutte le altre tasse e da tutte le altre attività economiche pubbliche, inclusa l’esportazione di armamenti, altra componente importante dell’economia russa. 

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