Kurdistan: cambiano gli equilibri politici, in favore dell’Iran

20/05/2016

Il PUK (Kurdish Patriotic Union of Kurdistan) e il Gorran, partito nato nel 2009 da una scissione interna e guidato da Nawshirwan Mustafa, hanno siglato a maggio 2016 un patto di collaborazione per presentarsi uniti alle prossime elezioni. Questo significa che il partito attualmente al potere, il KDP (Kurdistan Democratic Party), guidato da Barzani, non potrà formare di nuovo un governo di coalizione con il PUK, perché PUK e Gorran insieme avranno più voti e più seggi in parlamento del KDP stesso. Questo produrrà cambiamenti politici non soltanto all’interno del Kurdistan, ma anche nel parlamento di Bagdad, di cui il Kurdistan è ancora parte.

Barzani intende lanciare un referendum per chiedere l’indipendenza politica del Kurdistan dall’Iraq, ma ora probabilmente rinuncerà a indire il referendum, per timore che la campagna referendaria porti all’indebolimento del fronte dei peshmerga contro l’ISIS e persino a una guerra civile fra Curdi. I peshmerga hanno trovato unità d’intenti nella lotta comune contro l’ISIS, ma sono formazioni diverse, organizzate e finanziate dai due diversi partiti, il KDP e il PUK, perciò una guerra civile fra peshmerga è tutt’altro che impossibile. Se accadesse, sarebbe l’ennesima fase del processo di disfacimento dell’Iraq e della Siria come entità statali.

È una vittoria politica per l’Iran, un pericolo in più per la Turchia. Infatti il PUK è filoiraniano, riceve tutti i suoi finanziamenti dall’Iran, mentre il KDP ha forti legami economici e politici con il partito AKP al potere in Turchia. Da quando il KDP è al potere nel Kurdistan il governo di Erdogan ha promosso gli investimenti turchi in Kurdistan, ha fornito gli oleodotti per l’esportazione del petrolio curdo tramite il terminale turco di Ceyhan, presto dovrebbe fornire anche gasdotti per il gas curdo. In cambio ha avuto collaborazione dal KDP nel reprimere i militanti del Kurdistan Workers’ Party, che da decenni compiono attentati terroristici in Turchia e chiedono l’indipendenza del territorio curdo che fa parte dello stato turco.

Il Gorran di Mustafa è ancora più filo-iraniano del PUK. Nell’autunno del 2015 organizzò violente proteste contro il governo regionale guidato da Barzani, che causarono diversi morti. Il Gorran accusava pesantemente di corruzione il governo Barzani, ne criticava violentemente i rapporti con la Turchia e con gli USA e ne chiedeva le dimissioni. Di fronte alla reazione del governo Barzani Mustafa fuggì in Europa per 7 mesi, per tornare ora sulla scena politica con questo accordo di riappacificazione con il PUK.

Ora la Turchia deve valutare come reagire: se riduce gli investimenti e la collaborazione per l’esportazione del petrolio, spinge ancora di più i Curdi nelle braccia dell’Iran, che già da tempo offre di diventare il corridoio di transito per le esportazioni dal Kurdistan, a condizioni migliori di quelle turche.

Una guerra civile fra peshmerga è tutt’altro che impossibile. Se accadesse, sarebbe l’ennesima fase del processo di disfacimento dell’Iraq e della Siria come entità statali

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