L’avanzata di Pechino in Asia Centrale

09/05/2016

Il crollo dell’Unione Sovietica ha riaperto le porte dell’Asia Centrale alla Cina. Per la Cina l’Asia Centrale è storicamente zona di transito delle esportazioni verso l’Europa (la Via della Seta), oggi è anche fonte di materie prime e di energia per le sue industrie e mercato di acquisto per i suoi manufatti. La mappa a lato mostra gli oleodotti e gasdotti già esistenti. Rapporti commerciali intensi con l’Asia Centrale aiutano la Cina a produrre sviluppo nelle regioni interne lungo i confini ovest, là dove grosse minoranze etniche nutrono insoddisfazioni politiche e sociali. Lo sviluppo di fitti commerci con l’Asia Centrale permetterà di coinvolgere le popolazioni di confine nel processo di sviluppo e rendere più sicuri i confini.

Per questo la Cina investe anche in aiuti militari ai paesi dell’Asia Centrale. Nel 2014 ha stanziato 6.5 miliardi di dollari per aiuti militari al Kirghizistan e promesso centinaia di milioni di dollari al Tagikistan; nel 2016 ha finanziato con quasi un miliardo di dollari le forze armate afgane. Dal 2002 la Cina partecipa a oltre 20 programmi di esercitazioni militari bilaterali e multilaterali con i paesi dell’Asia Centrale. L’accresciuta influenza militare permette alla Cina di stringere accordi per la vendita di armi e per attività congiunte di antiterrorismo, anche al di fuori della SCO (Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione), l’organizzazione per l’economia e la sicurezza che comprende Cina, Russia e gran parte dei paesi dell’Asia Centrale.

Mosca ha ancora un notevole vantaggio militare su Pechino nella regione: vi dispiega circa 13000 uomini in decine di basi militari attrezzate con impianti radar e rampe di lancio. I lanci spaziali russi avvengono da basi situate nel Kazakistan. I Cinesi non hanno alcuna presenza militare nei paesi dell’Asia Centrale, ma sul lungo periodo mineranno l’influenza russa, con possibili danni alla collaborazione strategica tra i due paesi. Nell’elaborare la sua strategia militare ed economica Pechino deve tenerne conto ed essere prudente. 

I cinque paesi ex sovietici dell’Asia Centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan) coprono una superficie di 3.9 milioni di chilometri quadrati, dieci volte superiore a quella dell’Italia, e hanno un PIL (Prodotto Interno Lordo) totale di 345 miliardi di dollari. Il Kazakistan fa la parte del leone, con un PIL di quasi 218 miliardi di dollari, grazie non soltanto al petrolio ma anche all’uranio. Il Kazakistan produce circa il 41% dell’uranio del mondo. 

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