La guerra civile in Yemen,
50 anni fa

13/01/2016

Oggi la guerra civile in Yemen viene interpretata come una guerra fra sette religiose diverse: sunniti contro sciiti e viceversa. In realtà è una guerra in cui gli Iraniani cercano di scalzare i Sauditi dalle terre più ricche di petrolio al mondo, per aprirle all’egemonia iraniana, conquistando il confinante Yemen, che controlla anche l’accesso al Mar Rosso e quindi al canale di Suez. Proprio come mezzo secolo fa l’egiziano Nasser tentava di scalzare i Sauditi dalle terre più ricche di petrolio al mondo per aprirle all’egemonia egiziana, conquistando il confinante Yemen, che controlla l’accesso al Mar Rosso. La fede sciita o sunnita in sé c’entra così poco che nella guerra civile yemenita degli anni ’60 i Sauditi sostennero strenuamente sul terreno proprio le tribù sciite del nord, che ora invece sono loro nemiche, perché sobillate e aiutate dall’Iran a ribellarsi.

Nel 1962 la monarchia yemenita venne rovesciata da una congiura di ufficiali filo-nasseriani e socialisti, che proclamarono la repubblica. Lo scopo era aggregare lo Yemen alla Repubblica Araba Unita, la grande federazione di stati arabi che Nasser voleva creare. Ne scaturì una tremenda guerra civile, che durò fino al 1970. I Sauditi, i Giordani e le tribù sciite del nord dello Yemen si schierarono a favore del monarca, con l’aiuto velato dell’Inghilterra e degli Stati Uniti. In aiuto ai ribelli repubblicani l’Egitto mandò 70 000 soldati e un buon numero di aerei russi. Ma la coalizione repubblicana era divisa al suo interno in almeno quattro gruppi tribali diversi, con obiettivi non sempre comuni. Perciò nel corso della guerra civile le tribù operarono cambiamenti di campo. La guerra civile infuriò per quasi un decennio, senza vincitori né vinti. Quando i repubblicani abbandonarono la politica filo-egiziana, i Sauditi abbandonarono il sostegno al monarca rovesciato e la guerra finì. Lo Yemen rimase una repubblica. 

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