Recessione: i consigli di Greg Mills,
non soltanto al Sudafrica

28/09/2015

L’economia del Sudafrica è entrata in recessione, come conseguenza del crollo dei prezzi delle materie prime, di cui l’Africa è produttrice ed esportatrice, e del conseguente blocco degli investimenti, crollo del valore dei titoli di Borsa, aumento della disoccupazione.

Greg Mills e Jeffery Herbst della celebre Brenthurst Foundation, consulenti di molti governi in Asia e Africa, hanno ricordato al governo sudafricano che per mettere in moto l’economia occorre ricordare e applicare le cinque regole essenziali, che a noi paiono valide anche per il nostro paese, perciò le elenchiamo: 

  1. Rapidità di azione e reazione da parte del governo, valutando però ogni azione e reazione soltanto ponendosi la domanda:  questa azione serve ad aumentare i posti di lavoro? E’ l’unica domanda da porsi, l’unico obbiettivo da perseguire,  quando l’economia entra in recessione.  Ricordando però che non esiste un’unica azione risolutrice, un unico ‘silver bullet’, ma che occorre un  ventaglio di azioni rivolte a tutti i settori. 
  2. Competitività e flessibilità del mercato del lavoro. Occorre dunque che il governo non tema di perdere consensi contrastando i sindacati, se necessario, o le grandi imprese. Grandi imprese e sindacati spesso hanno interessi comuni, perché le grandi imprese godono di un regime di semi-monopolio e possono permettersi di pagare alti stipendi investendo d’altra parte in  automazione per ridurre il numero dei lavoratori. Ma alti salari e scarsa flessibilità sono la morte delle piccole imprese e  scoraggiano anche le imprese nuove, che in periodo di recessione debbono invece essere incentivate.
  3. Sviluppare le competenze della popolazione. Più educazione, migliore educazione, ma mirata ad accrescere le competenze dei giovani. Negli ultimi 21 anni la percentuale del reddito nazionale dedicato all’educazione è andata crescendo costantemente, oggi è fra le più alte del mondo, ma con scarsi risultati. Secondo gli autori, la colpa è soprattutto dei sindacati degli insegnanti, che si oppongono ai cambiamenti che richiedono maggiore impegno ai docenti. 
  4. Maggiore efficienza nei servizi pubblici e semi-pubblici, lotta al clientelismo negli uffici pubblici. Premiare il merito, impegnarsi a fornire servizi migliori alla popolazione e dare servizi parimenti efficaci in tutto il territorio, senza tralasciare le zone più remote o più depresse. Riconoscere però che le città sono i poli di sviluppo economico del paese ed hanno bisogno di servizi  speciali rispetto alle campagne, per essere competitive.
  5. L’ultima condizione è anche la più importante: favorire un nuovo tipo di dialogo politico per sviluppare e adottare una nuova politica economica. Cessare la politica delle recriminazioni incrociate, degli attacchi personali e del  sottogoverno. La polemica continua e il rimpallarsi le responsabilità e le colpe non crea posti di lavoro, non porta a nessun cambiamento, non aiuta a superare la crisi. In mancanza di una leadership politica attiva e determinata, l’economia si avviterà su se stessa, la recessione non avrà fine.
Sviluppare un nuovo tipo di dialogo politico per sviluppare e adottare una nuova politica economica.

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