L’Armenia,
piccola e bella

08/08/2015

L’Armenia è un’ex repubblica sovietica alla ricerca di un futuro. L’economia è in crisi, priva di prospettive, gli abitanti emigrano a frotte. Ne rimangono circa 3 milioni su di un territorio che è circa un dodicesimo di quello italiano. Il 40% della popolazione vive nella capitale Erevan. 

Il territorio è un bell’altopiano, fertile perché ricco di acque dolci, contornato dai monti del Caucaso Minore, che si estende su larga parte del corridoio dello Zangezur (mappa a lato), che costituisce la zona di passaggio fra l’Anatolia turca, il Caucaso e le valli dei monti Zagros in Iran. Perciò l’Armenia è inserita nella sfera di interesse geopolitico della Turchia, della Russia e dell’Iran

Ha ottimi rapporti con la Russia, che ancora fornisce sostegno alla sua economia (l’Armenia fa parte dell’Unione Euroasiatica), ha buoni ma scarsi rapporti con l’Iran, non ha rapporti con la Turchia, o li ha pessimi. I ricordi del genocidio armeno del 1915, a opera dei Turchi, sono ancora molto vivi nella memoria. Inoltre i Turchi hanno interrotto persino le strade che raggiungono l’Armenia dai tempi della guerra dell’Armenia con l’Azerbaigian per l’enclave del Nagorno Karabakh (1992-94), in cui i Turchi sostenevano gli Azeri.  

Gli Armeni hanno adottato il cristianesimo come religione prima degli altri popoli dell’impero romano, e ne vanno ancora fieri. Vanno fieri delle belle chiese e dei monasteri medievali che ancora sorgono in fondo a gole montuose, o sulle pareti scoscese dei monti. La Chiesa Armena ha un rituale suo proprio. L’Armeno è una lingua a se stante che, pur condividendo alcune caratteristiche col greco e col persiano, pare provenire da un altro ceppo sconosciuto. Usa un alfabeto esclusivo, creato nel 405 dal monaco Mashtotz per tradurre la Bibbia in Armeno.

Il Paese oggi dipende largamente dai 7 milioni di Armeni nella diaspora, sia per investimenti sia per sostegno politico. I 3 milioni di Armeni rimasti nel paese confinano con 8 milioni di Azeri e con 69 milioni di Turchi, entrambi ostili. Il grande protettore dell’Armenia è sempre stata la Russia, ma il governo sta cercando di stringere buoni rapporti anche con altri Paesi, inclusi gli Stati Uniti.  

Il piano pubblico di sviluppo dell’economia punta sulle infrastrutture e sulle nuove tecnologie. I primi risultati si iniziano a vedere: il PIL ha cessato di contrarsi. Si stanno migliorando le strade e le ferrovie con l’Iran, nella speranza di beneficiare dell’incremento di traffico che seguirà alla sospensione delle sanzioni e allo sviluppo della nuova ‘via della seta’ dalla Cina al Mar Nero.

L’Armenia ha un reattore nucleare per produrre energia, riceve gas dall’Iran e dalla Russia, ha numerosi impianti idroelettrici. Esporta soprattutto rame e altre materie prime, oltre a macchine industriali, vendute per lo più nei paesi dell’ex Unione Sovietica. 

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