Da Calvino al Califfato
Il Medio Oriente e le guerre di religione

04/05/2015

Su Foreign Affairs John M. Owen IV traccia un parallelo fra le guerre islamiste di oggi e le guerre di religione combattute in Europa, per cercare di prevedere le possibili evoluzioni in Medio Oriente.

Secondo Owen l’Islam politico ha già vinto, perché il musulmano medio in Medio Oriente e in Nord Africa oggi tende all’islamismo. Un sondaggio condotto nel 2013 dal Pew Research Center ha rivelato che la maggioranza della popolazione in Egitto, Iraq, Giordania, Marocco e nei Territori Palestinesi vorrebbe che la sharia fosse legge dello stato. Da un altro sondaggio condotto da Gallup nel 2012 è emerso che in Egitto, Libia, Siria, Tunisia e Yemen le donne sono favorevoli alla sharia al pari degli uomini. Benché persistano profonde spaccature all’interno del mondo musulmano – a proposito del ruolo della religione nella vita pubblica e dei religiosi nel governo, ad esempio – anche i governanti laici abbracciano ora concetti islamisti.

Non è però ancora certo che l’Islam politico riuscirà a sopravvivere, perché non è al passo con i tempi. Alcuni interpretano la crescente violenza di gruppi jihadisti come l’ISIS come l’estrema reazione di un movimento ormai finito. Ma la storia della lotta ideologica che si è combattuta in Europa ci insegna che è pericoloso sottovalutare un’ideologia apparentemente superata. In molte occasioni durante le guerre di religione in Europa sembrò prevalere definitivamente la pragmatica razionalità politica. Ma la violenza ideologica non si estinse davvero finché non si risolse la crisi di legittimità che l'alimentava. Finché la maggior parte degli Europei continuo a credere che la stabilità politica duratura dipendesse dall’uniformità religiosa, ogni tensione sfociò in violenze fra gruppi contrapposti. Soltanto quando gli Europei iniziarono a separare le questioni di fede da quelle politiche i dogmi religiosi persero il loro potere incendiario.

All’interno dell’islamismo ci sono sempre più spaccature ideologiche che noi speriamo di utilizzare per neutralizzare il pericolo. Anche le guerre di religione europee portarono alla frammentazione delle ideologie religiose. Il protestantesimo, in origine luterano, diventò zwinglianesimo in Svizzera e anabattismo in Germania, si sviluppò in Francia in versione calvinista e in Inghilterra in versione anglicana. I calvinisti e i luterani si contendevano l’influenza sulla popolazione ed erano molto più in contrapposizione tra loro di quanto lo fossero protestanti e cattolici in generale. Quando la dinastia cattolica degli Asburgo iniziò a guidare il Sacro Romano Impero si impegnò alacremente per alimentare queste divisioni. Ma questa strategia non riuscì né a indebolire i calvinisti né a evitare che combattessero in un fronte unitario con i luterani durante la Guerra dei Trent’anni.

Che fare? Possiamo appoggiare gli ideologi che hanno tendenza a rifiutare l’estremismo. Gli interventi da parte di potenze esterne sono abituali nelle prolungate crisi di legittimità. Nel corso degli ultimi 500 anni si sono verificati più di 200 interventi esterni durante crisi di legittimità di importanza regionale. Spesso i conflitti ideologici sono così aspri che parte della popolazione si allea con stranieri di cui condivide i principi contro i connazionali che la pensano diversamente.                                                       

Come tutte le lotte ideologiche di lunga durata, anche quella tra islamismo e laicismo prima o poi finirà. La storia occidentale insegna che le crisi di legittimità si concludono in uno dei seguenti modi:

- con la vittoria decisiva di una parte (che non pare possibile nel mondo islamico),

- con il superamento del conflitto (come avvenne in Europa con la separazione fra stato e chiesa),

- con l’emergere di un regime ibrido che combina dottrine rivali in modi che sembravano impossibili in precedenza, come avvenne in Europa quando il conflitto fra diritto dinastico e ideali democratici si sciolse con la nascita del liberalismo conservatore, che lasciava un ruolo alle monarchie in quanto simboli della nazione.

La storia ci insegna poi che il successo di un’ideologia, o di un ibrido di diverse ideologie, spesso dipende dal sostegno di uno stato molto forte. Il trionfo del conservatorismo liberale in tutta Europa fu reso possibile dal successo nel Regno Unito, che l'aveva adottato per primo. Nel mondo musulmano il partito tunisino Ennahda tenta di combinare Islam e democrazia. Però la Tunisia è troppo piccola per diventare un modello.

I due paesi a maggioranza musulmana più potenti della regione, Iran e Turchia, hanno molta più voce in capitolo. L'Iran e il campione dell'islamismo sin dalla rivoluzione del 1979, ma non può essere preso a modello dagli arabi sunniti per il suo comportamento durante le primavere arabe, in particolare per il sostegno dato al regime di Assad in Siria. La Turchia potrebbe diventare un esempio di forte successo. Benché ufficialmente laico, tende all’islamismo. Ma lo stile di governo di Erdogan, sempre più autoritario, ha indebolito il prestigio dell'esempio turco.

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