La crisi in Russia
e il futuro del Caucaso meridionale

28/01/2015

Una lunga serie di eventi che hanno cambiato la situazione interna ed esterna della Russia – l’insurrezione dei separatisti in Ucraina, l’annessione della Crimea, le sanzioni, il basso prezzo dell’energia e la grave svalutazione del rublo – ha eroso le possibilità di manovra della Russia in politica internazionale. Questo ha chiaramente ripercussioni sulla politica dei paesi dell’ex URSS nei confronti dell’ex “madrepatria”. 

Fra i paesi del Caucaso l'Azerbaijan ha un ruolo di rilievo, perché possiede importanti risorse energetiche. L'UE da tempo corteggia Azerbaigian e Turkmenistan per aprire un canale di rifornimento d’energia alternativo a quello russo, il cosiddetto “corridoio meridionale”. Questo rafforza la posizione strategica di Baku, come prova il recente incontro fra la cancelliera Merkel e il presidente azero Ilham Aliyev a Berlino. Durante l’incontro è stato affermato che la Germania e l’UE considerano l’Azerbaigian un alleato strategico per “il mantenimento della sicurezza energetica in Europa". Questo ci fa chiudere un occhio anche sulle violazioni dei diritti umani del regime di Aliyev.

L’Azerbaigian ha così acquisito maggiore potere negoziale verso la Russia, e nell’ultimo anno si è permessa di riaccendere il conflitto nel Nagorno-Karabakh – regione contesa fra Armenia e Azerbaigian, che si è proclamata repubblica autonoma nel 1992. C'è stato un drastico aumento del numero delle vittime sul confine, e lo scorso novembre un elicottero armeno è stato abbattuto dall'esercito azero .

L’Azerbaigian ha assunto un comportamento più aggressivo perché meno timoroso delle reazioni di Mosca, protettrice storica dell’Armenia. Sapendo che la Russia è concentrata sulla crisi ucraina e non verrà in aiuto, l’Armenia ha reagito in modo molto controllato. Tuttavia il Cremlino mantiene una presenza militare in Armenia, e l'Azerbaijan sa di non dover sfidare troppo la Russia, nonostante le attuali difficoltà. Per questo ora punta sulla strategia diplomatica – coinvolgendo UE, Stati Uniti e Turchia – per la risoluzione del conflitto.

Per contro l'Armenia si è ulteriormente avvicinata alla Russia aderendo (2015) all’Unione economica eurasiatica, perché ha bisogno dell’appoggio politico e militare di Mosca.

Nonostante l’UE abbia più volte avanzato proposte di cooperazione all’Armenia, Erevan ha finora tenuto a distanza l'Occidente, rifiutando accordi politici e commerciali. Questa strategia comporta danni economici al paese., ma gli Armeni preferiscono mantenere le alleanze certe, non si fidano molto dell’Occidente, tanto meno della Turchia . 

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