Venezuela:
la crisi economica mette a rischio la stabilità politica

05/12/2014

La gravissima crisi economica in Venezuela e il conseguente taglio della spesa pubblica hanno causato un pesante calo di popolarità per il governo in carica, guidato da Maduro. I Venezuelani sono ormai soliti passare ore in coda davanti ai negozi – come la catena di elettrodomestici Daka – anche di notte, in tende e sacchi a pelo, nella speranza di fare buoni acquisti. Le code sono abituali anche per beni di prima necessità: cibo, prodotti per l’igiene, vestiti, etc.

Il motivo del rapido aggravarsi della crisi è il basso prezzo del petrolio, principale risorsa del paese. Caracas ha sempre impiegato i ricavi dell’esportazione del petrolio per sovvenzionare i prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia sul mercato domestico, oltre che per pagare le spese dell’apparato statale.

L’economia del Venezuela non è aperta: ogni esportazione e importazione di merci, ogni acquisto o vendita di valuta può avvenire soltanto su concessione statale. I prezzi all’interno non sono regolati dal mercato, ma sono fissati centralmente. Questo ovviamente porta a una grande scarsità di beni disponibili ai prezzi autorizzati, e al fiorire di una “borsa nera” parallela, a prezzi molto più alti. Succede sempre nelle economie di stato, come si è visto in tutte le società comuniste, in ogni paese del mondo. Ora che i ricavi del petrolio sono diminuiti, lo stato non ha abbastanza denaro per coprire la differenza fra il costo di produzione – o di importazione − e il prezzo di vendita dei prodotti sul mercato domestico, perciò le merci scarseggiano sempre più, i negozi sono quasi vuoti, i prezzi sul mercato nero aumentano.

Il Partito Socialista al potere gode di scarsa popolarità, e senza i generosi contributi statali l’appoggio al governo è destinato a ridursi ulteriormente. Considerato che nel 2015 ci sono le elezioni, il governo cerca di rimandare le riforme, ma il deficit ha raggiunto livelli insostenibili. Per migliorare le finanze pubbliche il governo dovrà ridurre i sussidi sul mercato interno, tagliare la spesa o svalutare pesantemente il bolivar – tutte mosse che causeranno risentimento fra la popolazione.

È probabile che nei mesi venturi emergano nuove forze di opposizione nate da correnti all’interno del Partito Socialista e nel principale partito di opposizione Mesa de Unidad, e c’è il rischio concreto dello scoppio di rivolte popolari. 

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