Ungheria:
la lezione della Storia

26/05/2014

Liberamente tratto da un articolo di George Friedman

In questo periodo in Ungheria si discute molto di Horthy e della sua politica, cui pare ispirarsi l’attuale primo ministro Viktor Orban. L’ammiraglio Miklos Horthy, reggente di un regno inesistente e ammiraglio della dimenticata marina austroungarica, resseUngheria dal 1920 al 1944: paese piccolo e debole, che nel 1940 aveva una popolazione di appena 9,3 milioni di persone. Cercò di difendere la sovranità ungherese dalle mire di Hitler e di Stalin, utilizzando il ridotto margine di manovra che la morsa delle due potenze gli permetteva. La strategia di Horthy consistette nel concedere di volta in volta il minimo indispensabile per poter preservare la sovranità dell’Ungheria. Non rinunciò mai al suo margine di manovra, ma ne venne progressivamente privato.

La strategia di Horthy ebbe conseguenze sulla sopravvivenza degli Ebrei ungheresi. Probabilmente non era più antisemita degli altri appartenenti alla sua classe sociale, e il suo antisemitismo non arrivava a concepire lo sterminio degli Ebrei. In Polonia e negli altri paesi conquistati dai Tedeschi le uccisioni di massa iniziarono presto, mentre in Ungheria la polizia di Horthy riuscì a contenerle, anche se non a evitarle. Furono promulgate leggi antisemite e migliaia di Ebrei vennero uccisi. Ma c’è differenza fra migliaia di morti o centinaia di migliaia, o milioni di morti. Non concesse ai Tedeschi più di quanto gli pareva strettamente necessario. Fin quando ci riuscì, l’Ungheria non fece come la Polonia o la Francia: gli Ebrei non vennero consegnati ai Tedeschi.

La politica da equilibrista di Horthy terminò il 19 marzo 1944. La Germania stava perdendo la guerra ed era chiaro che i Sovietici avrebbero prima o poi invaso l’Ungheria. Horthy cercò di aprire un dialogo con Mosca. Hitler lo scoprì e invase l’Ungheria, ritenendola fondamentale per la difesa dell’Austria. Con una complessa manovra che incluse rapimenti e ricatti – persino il rapimento di un figlio di Horthy – Hitler costrinse il leader ungherese a formare un nuovo governo composto dalle Croci Frecciate, i nazisti ungheresi. Horthy acconsentì, ma si trattò di un atto puramente formale: ormai i Tedeschi potevano fare quel che volevano, mentre la sua firma poteva salvare il figlio rapito. Il suo consenso non influì su quanto sarebbe successo in Ungheria nei successivi 12 mesi: l’uccisione di più di mezzo milione di Ebrei, mentre le forze sovietiche continuavano l’avanzata. Fra gli Ebrei sopravvissuti molti capirono Horthy, altri lo vituperano ancora oggi. Per anni fece patti col diavolo per evitare che accadesse di peggio, ma nel marzo 1944 Hitler mise fine alla sua strategia. In Ungheria l’antisemitismo era vivo e quando la Wehrmarcht, le SS e Adolf Eichmann furono a Budapest trovarono nelle Croci Frecciate entusiastica collaborazione.

L’Ungheria odierna è profondamente diversa, ma presenta somiglianze con i tempi di Horthy. Viktor Orban è il leader del partito di centrodestra Fidesz-Unione civica ungherese. C’è anche un partito di estrema destra, il Jobbik (Movimento per un’Ungheria migliore), antisemita, che alle ultime elezioni ha ottenuto il 20% dei voti. Gli avversari sostengono che Orban stia sfruttando Jobbik per rafforzare la sua posizione politica. Altri sostengono che il Primo Ministro cerchi di contenere in spazi delimitati il partito di estrema destra, per evitare che raggiunga il potere. È la stessa argomentazione usata per Horthy. Ultimamente si parla molto del ruolo di Horthy, per parlare in realtà di quello di Orban. Sta facendo quello che può per evitare una catastrofe, o sta segretamente incoraggiando Jobbik e quindi accelerando il disastro?

L’Ungheria è in una situazione difficile, e il suo peso internazionale è limitato. Orban considera l’Unione Europea un fallimento e la crisi dell’Europa mediterranea − in opposizione alla prosperità della Germania – la semplice ripetizione di un vecchio schema già visto. L’Ungheria si trova al confine tra Europa e Russia, in una regione in cui le tensioni hanno raggiunto livelli allarmanti. Orban sa che da ovest arrivano prediche, ma pochi aiuti. Sa che i Tedeschi non rischieranno del loro per aiutare a stabilizzare l’economia ungherese o consolidare la sua posizione strategica. Né si aspetta che all'improvviso arrivino gli Americani e risolvano la situazione. Deve far fronte alla crisi in Ucraina, che potrebbe portare di nuovo le truppe russe alla frontiera ungherese, e non vuole continuare a reggere il gioco della Germania nell’Unione Europea, perché non può più farlo. Come in molti altri paesi europei il tessuto sociale ungherese è sottoposto a forti tensioni. La crisi finanziaria si è tramutata in una crisi sociale, e la crisi sociale ha conseguenze politiche. Le classi medie sono state le più colpite e il contrasto tra le promesse euforiche dell’Unione Europea e la ben più triste realtà ha dato vita a movimenti che mettono in discussione la convinzione che sta alla base dell’Unione: l’appartenere a un destino comune, per cui l’identità europea trascende altre forme di appartenenza e assicura pace e prosperità. Se questa convinzione è un mito, se in realtà ogni nazione agisce soltanto nel proprio interesse, le parti si rifugiano nel nazionalismo. Così sono messi in discussione il principio delle frontiere aperte, l’idea che chiunque possa lavorare ovunque e, soprattutto, l'idea che l'appartenenza nazionale non sia importante. Più profonda è la crisi, più profonda e legittima è la paura.

Questo quadro, sommato al rinnovato pericolo da est, induce l’Ungheria a chiedersi chi potrà aiutarla. L'Europa è condannata airrilevanza dalla sua frammentazione nazionale e sociale. L'Europa sta tornando al punto di partenza, e lìUngheria sta facendo lo stesso.

Orban è piuttosto popolare, ma tenta un difficile esercizio di equilibrio. Alla sua sinistra ci sono gli europeisti, che vedono in ogni sua azione il ripudio della democrazia liberale, mentre alla sua destra c'è un partito fascista che ha preso il 20% dei voti alle ultime elezioni. È in una situazione simile che la Repubblica di Weimar crollò: preso tra destra e sinistra, il centro era troppo debole per resistere.

Orban sta cercando di fare ciò che fece Horthy: rafforzare il proprio potere sullo stato e il potere dello stato sulla società. Viene attaccato da sinistra per il fatto di violare i principi della democrazia liberale ’Europa, mentre la destra lo vede come strumento dell'Europa e degli Ebrei. La sinistra lo accusa di essere di destra, la destra crede che sia di sinistra, ed entrambe le parti ritengono che le sue azioni siano solo una copertura.

L’Ungheria deve decidere come affrontare la situazione ucraina, e Orban sa benissimo che il suo paese non può farlo autonomamente. Ha tuttavia fatto una serie di affermazioni forti, condannando la Russia, ma si è anche opposto alle sanzioni, proponendo una maggiore autonomia per la regione ucraina che confina con l’Ungheria orientale e che un tempo era ungherese. Queste affermazioni non avranno nessun impatto sul sistema internazionale, ma Orban sa che per destreggiarsi tra Germania e Russia deve agire con astuzia. L’Ungheria sta cercando di schivare le politiche tedesche che minano il benessere economico e sociale del paese. La strategia di Orban consiste nel creare un’economia che, senza tagliare del tutto i ponti con l’Europa, ne sia il più svincolata possibile. Quando ha visto l’Unione Europea annaspare, ha giocato d’anticipo costruendo un regime che ha inorridito la sinistra, ma che può limitare il senso di esclusione della destra senza darle realmente il potere.

Per contenere Mosca Orban non ha una soluzione chiara. Anche se l’Ungheria stringesse un’alleanza con Polonia e Romania, non avrebbe alcuna certezza di poter fermare la Russia. Per farlo serve l’appoggio di una vera potenza. Con la Germania fuori dai giochi, restano solo gli Stati Uniti. Ma se anche gli Stati Uniti decidessero di immischiarsi, lo farebbero soltanto in extremis, quando l’Ungheria sarebbe già rovinata.

La storia ungherese è segnata da azioni eroiche ma disastrose. I moti europei del 1848 e quelli ungheresi del 1956 furono gloriosi e inutili. La situazione internazionale al momento è poco definita, la minaccia poco chiara, ma Orban non vuole compiere atti eroici. Consolida il potere all’interno del paese per avere la massima libertà di manovra sul piano internazionale. L’Ungheria è un paese con una grande cultura e una grande rabbia. L’Europa non è ciò che aveva promesso di essere e la Russia non è ciò che l’Europa si aspettava sarebbe stata. Tutti gli Europei stanno facendo i conti col fatto che il mondo in cui pensavano di vivere non esiste più e ciò che lo ha sostituito, dentro e fuori i loro paesi, è diverso e pericoloso.

Il massimo che Orban può fare è mantenere il suo paese in una posizione di equilibrio, ma quelli che perseguono questo genere di politiche sono spesso incompresi.

 


 


 

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